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APERTAMENTE di Mario Conca – Vent’anni di propaganda sanitaria e oggi il conto lo pagano i pugliesi. Con gli interessi

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La cosa più surreale è continuare a sentire che “la colpa è di Roma”.

Bari- Lo ripetono come un mantra i vari Decaro, Vendola, Emiliano, Boccia, Pagano, etc….e lo ripete anche il segretario regionale del PD De Santis, quello che deve dire grazie a Emiliano per la poltrona da 70 mila euro e sui generis da vice capo di gabinetto per ovviare alla sua mancata elezione del 2020. Una bugia ripetuta all’inverosimile, alle orecchie di distratti cittadini passa per verità provocando nausea elettorale, a quelle dei tifosi del campo largo un subdolo messaggio per colpire il cuore e annebiare la mente.

Peccato che il Governo Meloni abbia:

– ridotto le aliquote IRPEF nazionali passando da 4 a 3 scaglioni;
– aumentato il Fondo Sanitario Nazionale di circa 17 miliardi in quattro anni;
– destinato oltre 700 milioni annui in più anche alla Puglia.

E allora la domanda è semplice, se arrivano più soldi, perché qui aumentano le tasse retroattivamente e si parla addirittura di commissariamento?

La risposta è sotto gli occhi di tutti, vent’anni di propaganda, clientele, sprechi e gestione fallimentare mascherata da “modello Puglia”, un sistema pure da esportare secondo i sinistri figuri nostrani.

Piscine senza acqua, piste per elisoccorso senza elicotteri, ospedali in fiera senza pazienti, fabbriche di mascherine senza clienti, edilizia sanitaria inutile, negazione dei livelli essenziali, mobilità passiva da oltre 300 milioni l’anno perché i pugliesi continuano a curarsi fuori regione.

E adesso la nuova scusa del campo largo, a me piace santo, è il solito “mal comune mezzo gaudio”: “anche Emilia Romagna, Veneto e Toscana hanno disavanzi”.

Sì, ma loro hanno mobilità attiva, attirano pazienti, tengono i conti in ordine e possono garantire persino servizi extra LEA. Noi invece perdiamo cittadini, medici, credibilità e aumentiamo le tasse ai pugliesi retroattivamente.

E poi c’è il simbolo perfetto di questa propaganda, il San Cataldo di Taranto. Doveva essere la rivoluzione sanitaria ionica, rischia di diventare l’ennesima cattedrale nel deserto utile solo alla propaganda elettorale per fottere ancora una volta i tarantini per le prossime elezioni politiche. Poi arriverà quello di Melpignano e di Andria, così come quello di Monopoli che è servito per regionali dell’anno scorso

Altro che “Roma cattiva”, qui il problema è chi governa la Puglia da oltre vent’anni raccontando favole e presentando il conto subito dopo le elezioni, ma soprattutto quel 60% che non va a votare aiutandoli a vincere.

Grazie di tutto, pure dell’IRPEF retroattiva, è una serena Domenica a tutti, Mario Conca

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Redazione Oraquadra

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