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LA DANZA DEI PENSIERI – La Vita mistero prezioso/ 3 puntata

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La scrittrice Loredana Fina, già autrice di “Nutri i tuoi demoni” in 9 puntate per la rubrica La danza dei Pensieri, con questo nuovo appuntamento ci conduce passo passo attraverso un intreccio tra il lieve racconto di sue esperienze di vita e la lettura ragionata di un volume molto interessante del filosofo e scrittore giapponese Daisaku Ikeda (1928-2023), presidente fondatore dell’Istituto Buddista Soka Gakkai International: “La vita mistero prezioso”, 1° edizione Soka Gakkai 1982, ultima edizione Giunti, 2021. Nato a Tokyo nel 1928, Maestro buddista, saggista e educatore, Ikeda ha fondato numerose istituzioni, tra cui le scuole e università Soka e il Tokyo Fuji Art Museum. Nel 1983 ha ricevuto il Premio delle Nazioni Unite per la Pace

 

Ultimo bagno al mare – L’uomo e la natura

 Ultimi giorni di settembre del 2025, mi trovavo su una meravigliosa spiaggia del litorale di Leporano, Taranto. La gente era ormai poca, poiché il tempo delle vacanze di massa volgeva al termine e si erano riaperte anche le scuole.

A circa tre metri dalla mia sdraio vi era seduta una nonna che imboccava ansiosamente il suo nipotino di circa ⅘ anni inforcandogli in bocca, una dopo l’altra, cucchiaiate stracolme di insalata di riso e ripetendogli continuamente: «Ingoia, ingoia! Altrimenti non ti faccio fare il bagno!» Osservavo la scena, chiedendomi che razza di rapporto avrebbe mai instaurato quel bimbo col cibo.

Intervenni con qualche battuta allegra, cominciando a dialogare con la nonna che, distratta da ciò che raccontavo, allentò l’ansia, continuando ad imboccare il nipote con più tranquillità. Il bimbo mi faceva domande sul mare tra una cucchiaiata e l’altra, e io gli rispondevo con dovizia di particolari in merito a pesci, molluschi e crostacei mentre lui ascoltava attentamente terminando il suo pasto.

Poi ci mettemmo ad osservare un piccolo granchio che cercava di uscire dalla sabbia per raggiungere la riva che era a qualche metro di distanza, ma puntualmente ritornava a insabbiarsi perché percepiva la nostra presenza insieme ad altre persone che erano lì tutte intorno ad osservare. Ci allontanammo da quella postazione per lasciare tranquillamente che il piccolo granchio potesse uscire.

Arrivò il momento del bagno, e il bimbo espresse il desiderio di essere accompagnato da me in acqua. La nonna, sbalordita da tale richiesta gli disse: «No, non disturbare la signora», ma poi acconsentì quando le dissi che per me sarebbe stato un piacere condividere un momento di gioco in acqua col suo nipotino. Così, mano nella mano ci avviammo verso la riva.

L’acqua aveva perso quella tiepida temperatura dei giorni di agosto ed era fra il fresco e il freddo. Noi non ce ne curammo, eravamo ormai entrati in acqua che arrivava a lui fino alle ginocchia e a me quasi fino ai polpacci.

Ci accorgemmo dello spettacolare riflesso rosa che assumeva la sabbia della battigia quando l’onda del mare dopo aver avanzato si ritirava ritornando al mare.

Spiegai al piccolo amico che mi teneva la mano che quegli scintillii rosa che potevamo osservare con tanta meraviglia erano l’effetto di frammenti di conchiglie polverizzate e miste alla sabbia che riflettevano al sole, donando alla nostra vista quello spettacolo cromatico meraviglioso. Dopo un po’ il bimbo mi chiese di uscire perché aveva freddo, lo accompagnai da sua nonna e rientrai in acqua.

Mi inoltrai molto lentamente fino a sentire che tutto il corpo si era temperato, cominciai a nuotare fino a non sentire più il fondale sotto ai piedi. Mi lasciai andare galleggiando a pancia in su e gli occhi fissi verso il cielo limpido. Sentivo, sotto di me, l’acqua del mare che mi cullava e mi sosteneva allo stesso tempo. Sembrava una sorta di piacevole abbraccio fresco, avvolgente, dondolante. Mi persi in quell’abbraccio fino al punto di non essere più in me stessa, diventando un tutt’uno con l’acqua, come se il mio corpo si fosse sciolto diventando mare. In effetti in quel lasso di tempo io ero mare! Che esperienza meravigliosa!

Non saprei dire, quanto tempo io abbia trascorso in quello stato, ricordo soltanto che quando ritornai in me, guardai verso la riva e vidi mio marito che preoccupato, mi faceva cenno col braccio per farmi tornare sulla spiaggia. Stordita, ancora in uno stato a metà fra l’essere mare e l’essere persona, cominciai a nuotare lentamente a rana fino ad arrivare a riva.

Mi sedetti sotto l’ombrellone avvolta in un telo da mare, a riflettere sull’esperienza appena vissuta e a un certo punto ricordai con lucidità altri episodi di questo tipo durante i quali io ero uscita da me’ stessa per entrare nel pieno dell’esperienza che stavo vivendo.

Ricordai che una volta, in primavera, passeggiando con una mia amica nei paraggi della pineta di Lido Silvana, a Marina di Pulsano, ci trovammo immerse in un grande campo pieno di papaveri. La vista di tutto quel colore rosso acceso mi meravigliò a tal punto che mi persi completamente fino a sentire di essere diventata io stessa un papavero.

Un’altra volta ancora mi capitò un’esperienza analoga, durante il parto del mio secondo figlio. Ero in sala travaglio e le contrazioni si facevano sempre più ravvicinate e dolorose.

Io cercavo di mantenere il controllo della situazione attraverso la respirazione, mentre, poco distante da me, un’altra donna urlava dimenandosi dal dolore e imprecando Cristi e Madonne. Ricordo che a un certo punto mi ritrovai con la schiena appoggiata al soffitto della sala, come se stessi fluttuando (anzi fluttuavo davvero!) e, guardando la donna dall’alto le dissi: smettila di urlare, così perdi energie preziose, cerca di fare dei lunghi respiri man mano che le contrazioni si fanno più fitte. Le dissi queste cose mentre ero lì in alto e da quella posizione vidi che lei, laggiù si calmò.

Poi girai lo sguardo dall’altra parte della stanza, e vidi me stessa sdraiata sul lettino ospedaliero. Avevo gli occhi chiusi, inspiravo ed espiravo lentamente gonfiando le guance. In quel mentre entrò l’ostetrica e mi chiese come stessi porgendomi la sua mano, io la presi e la strinsi fortissimo quasi a voler resistere e darmi forza tanto era terribile il dolore, fu allora che sentii che ero di nuovo rientrata nel corpo.

Non sono mai riuscita a capire fino in fondo l’entità di questo tipo di esperienze, forse si è trattato di esperienze extrasensoriali oppure esperienze di mindfulness, non saprei dire e per lungo tempo il punto interrogativo a tale proposito è rimasto sempre aperto finché non lessi Alcune pagine del mio Maestro Sensei Ikeda che ripropongo qui di seguito.

 

Spiegazione del fattore “Kū”, di Sensei Ikeda

Parlando dei dieci fattori Nichiren ha scritto: «(Il secondo fattore), la natura, si riferisce al nostro spirito. È chiamato anche corpo di retribuzione e corrisponde alla verità della non sostanzialità (Kutai). È quindi chiaro che è la natura e lo spirito di tutte le cose.

Per capire Kū dobbiamo partire dall’idea che esistono cose, come i sogni, che non possono essere collocate inequivocabilmente nelle categorie dell’esistenza e della non esistenza. Le nostre idee di esistenza e non esistenza si basano sui concetti di spazio e di tempo. Kant, per esempio, disse che l’uomo percepisce il mondo esterno in un contesto spaziale e temporale. E nei limiti della sua analisi Kant aveva ragione, perché è indubbio che di norma noi utilizziamo il tempo e lo spazio per riconoscere per misurare e per calcolare. Se aggiungiamo il tempo alle tre dimensioni spaziali di altezza, larghezza e profondità, abbiamo gli strumenti per descrivere il mondo che percepiamo, vale a dire il mondo fisico.

La nostra natura spirituale, però va al di là della struttura spazio-temporale e di conseguenza non può essere confinata all’interno dei comuni concetti di esistenza e non esistenza. (Via di mezzo).

Se cerchiamo di trovare il nostro spirito, non possiamo individuarne né la forma né la sostanza; tuttavia l’idea che lo spirito non esiste è contraddetta dalle innumerevoli manifestazioni, esperienze e testimonianze. Kú non è semplicemente lo spirito degli esseri umani. È il carattere dell’essenza di tutte le cose.

Il Presidente Toda spesso utilizzava l’esempio della rabbia per spiegare il concetto di Kú. La rabbia è sempre presente dentro di noi, ma non possiamo riscontrarla finché non venga provocata e si trasformi in manifestazioni esteriori. Quindi la rabbia è una potenzialità innata che normalmente è latente, ma in determinate circostanze può causare azioni manifeste.

Analogamente Kū è il sostrato permanente che ha il potere, in circostanze appropriate, di causare attività e manifestarsi nel mondo visibile.»

 

(continua)

 

in copertina: Un suono nuovo, 2026 (elaborazione grafica digitale di S. Del Piano)

LA DANZA DEI PENSIERI – La Vita mistero prezioso/ 2 puntata

 

LA DANZA DEI PENSIERI – La Vita mistero prezioso

 


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