Mario Guadagnolo scrive a Piero Sansonetti direttore de l’UNITÀ
L’ex sindaco di Taranto Mario Guadagnolo risponde al direttore de l’Unità Piero Sansonetti contestando con fermezza l’editoriale che ha paragonato Taranto all’Alabama razzista degli anni ’50 dopo l’assassinio di Bakari. Guadagnolo rivendica la natura civile, accogliente e antirazzista della città, dove la comunità africana è integrata e rispettata. L’omicidio – sostiene – è opera di delinquenti, non il riflesso di un clima razzista cittadino.
Taranto ha reagito con solidarietà immediata, manifestazioni e vicinanza alla famiglia della vittima. Il problema non è il razzismo, ma la violenza giovanile, che chiama in causa famiglie, scuola, istituzioni e soprattutto una magistratura che deve agire con rapidità e severità, senza sconti né buonismi.
Guadagnolo respinge l’immagine di un Sud da rieducare e difende la dignità di una città che ha nel suo DNA la tolleranza e la civiltà.
Caro Sansonetti,
sono un tuo ammiratore in quanto socialista, garantista e libertario come te. Sono un ex sindaco della città di Taranto che conosce bene Taranto e che per questo non concorda con il tuo editoriale sull’assassinio di Bakari a Taranto pubblicato l’altro giorno sul giornale da te diretto. No caro Sansonettinon ci sto. Non ci sto io e non ci stanno i tarantini civili, tolleranti, antirazzisti che sono per l’accoglienza, praticano l’accoglienza e sono la stragrande maggioranza della città.
Non ci stiamo ad essere accomunati ai razzisti “stile Alabama anni 50”. Non ci stiamo perché non è vero e perché Taranto non è l’Alabama degli anni ’50. Un gruppo di delinquenti ha assassinato un ragazzo nero e un barista vigliacco ha avuto paura. Questo è un fatto ma non giustifica un giudizio di razzismo nei confronti di una città. Se è così per le altre città d’Italia non lo è per Taranto. A Taranto non è mai successa una cosa del genere e i neri che vi abitano e lavorano sono integrati, accolti con amicizia e considerati esattamente come gli altri. Io li vedo fare la fila alle poste come me, andare al mercato come tutti gli altri, andare agli sportelli della Asl per ricevere assistenza come me e come tutti gli altri cosa che non accadeva nell’Alabama che tu evochi con una battuta ad effetto. E non può essere l’atto ignobile di quattro delinquenti a “mascariare” una città che, non ho da insegnarti nulla sull’argomento, ha nel suo DNA la civiltà della tolleranza che le deriva dalla sua storia, da Archita e da Platone. Taranto è una città civile che è vaccinata rispetto a disvalori, ad inculture e a derive barbare come il razzismo e le discriminazioni di religioni e di razze. Per i tarantini esiste una sola razza, la razza umana. Punto. Certo non è vaccinata, e su questo ti do ampiamente ragione, contro la violenza ma questa è altra questione che riguarda non solo Taranto ma tutto il Paese e il mondo. E l’assassinio di Bakari a Taranto è riconducibile al clima che anima questa subcultura che è la stessa carica di violenza brutale che ha animato la teppaglia che ha massacrato tanti ragazzi italiani. A Taranto il giorno successivo all’assassinio di Bakari c’è stata la grande manifestazione di Piazza Fontana ed è scattata la grandissima operazione di solidarietà di tutta la città nei confronti suoi e della sua famiglia. Nè valgono a far dire il contrario le idiozie dei soliti leoni da tastiera del web che non fanno testo. Sul tema del razzismo Taranto ha le carte in regola, non è Milano, Torino, Roma, Bologna, Firenze, Napoli ecc. L’assassinio di Bakari è questione di teppismo, violenza cieca delle baby gangche è altra questione e riguarda il funzionamento delle istituzioni nel nostro Paese. Esso chiama in causa altre responsabilità: la famiglia prima di tutto, la scuola (e chi ti scrive è un uomo di scuola e come tale fa autocritica) e le istituzioni che devono costruire le condizioni per la prevenzione, pratica che non abita da decenni in questo Paese. Il fenomeno violenza giovanile si combatte con severità e richiama famiglie, scuola e istituzioni alle loro responsabilità e ai loro doveri. Ma chiama in causa anche una istituzione chiave che non può sottrarsi neanch’essa alle sue responsabilità: la magistratura che deve fare anch’essa il proprio dovere: giudicare questi assassini severamente, senza buonismi, pelose comprensioni e pietistici sconti. La risposta delle istituzioni e segnatamente della magistratura deve essere quelladella rapidità del processo, della severità, della penaesemplare e senza sconti. Taranto quindi non ci sta e respinge l’etichetta di essere l’Alabama degli anni ’50 così come rigetta la postura di certa stampa che guarda a Taranto e generalmente al sud come ad una provincia dell’impero da rieducare.

