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QUANDO LA POLITICA ENTRA NELLE SCUOLE, LA COSCIENZA DI UNA CITTÀ DEVE RESTARE SVEGLIA

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Grottaglie, febbraio 2026. Grottaglie, maggio 2026. Due date diverse. Due incontri diversi.
Due scenografie differenti. Ma la stessa identica domanda che dovrebbe attraversare le coscienze di tutti noi come un fulmine: dove finisce la formazione dei giovani e dove inizia la propaganda politica? Perché qui non si tratta di fare polemica sterile.

Qui si parla del luogo più sacro che una comunità possiede dopo la famiglia: la scuola. Si parla di ragazzi ancora in costruzione, di menti che cercano strumenti per comprendere il mondo e non slogan da assorbire passivamente.

In pochi mesi la nostra città ha assistito a due iniziative pubbliche dedicate a temi enormi e delicatissimi come sicurezza, istituzioni, giovani e comunità. Temi che meritano rispetto, equilibri, pluralismo e soprattuto libertà di pensiero. Eppure, in entrambe le occasioni, ciò che è apparso agli occhi di molti cittadini è stato altro.

Da una parte un incontro nell’aula consiliare del Comune. Dall’altra un incontro dentro una scuola media. In entrambi i casi la presenza evidente di precise aree politiche. In entrambi i casi giovani relegati al ruolo di spettatori silenziosi. E allora è impossibile non chiedersi: siamo sicuri che questo sia il modo corretto di avvicinare i ragazzi alla cittadinanza attiva? Siamo sicuri che la scuola debba trasformarsi, anche solo indirettamente, in una passerella politica?

Perché il punto non è il colore politico. Il punto è il principio. E i principi o valgono sempre o non valgono mai. Se gridiamo allo scandalo quando a entrare nelle scuole sono gli avversari politici, allora dobbiamo avere il coraggio di indignarci anche quando a entrarci sono i nostri amici.

Altrimenti non è difesa della scuola. È soltanto convenienza. La scuola deve restare un luogo libero, puro, pluralista. Un luogo dove un ragazzo possa ascoltare idee diverse, sviluppare spirito critico, imparare a pensare e non a schierarsi per forza. Perché la democrazia non nasce dall’applauso obbligato ma dal dubbio, dal confronto, dalla libertà di dissentire. E invece troppo spesso i giovani vengono usati come sfondo perfetto per fotografie, comunicati e post social pieni di sorrisi istituzionali. Ma i ragazzi non sono comparse. Non sono pubblico da esibire. Sono anime da rispettare. Sono il futuro di questa città. E una comunità che smette di proteggere l’indipendenza culturale delle sue scuole è una comunità che lentamente smette di educare e comincia ad addestrare. Grottaglie merita di più.

I nostri figli meritano di più.

Meritano una scuola che insegni a volare, non a obbedire. Meritano adulti capaci di dare esempio, non di occupare spazi. Meritano politica alta, cultura vera, confronto libero, non propaganda mascherata da educazione civica.

Perché la coscienza critica di una città si misura da come tratta i suoi giovani. E io continuerò sempre a difendere il loro diritto più importante: quello di pensare con la propria testa.

Walter Trani


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Redazione Oraquadra

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