LA DIFFERENZA TRA CRONACA E SUGGESTIONI: RISPOSTA DI DAVIDE DE FAZIO A COSMOPOLIS
Davide De Fazio replica all’editoriale di Vincenzo Carriero richiamando la necessità di un’informazione basata su fonti, atti e riscontri. Contesta ricostruzioni considerate non documentate e difende l’operato dell’amministrazione Bitetti e dei rappresentanti PD ionici, sottolineando l’importanza di distinguere tra critica e narrazione.
Direttore Vincenzo Carriero, il suo editoriale CosmoPolis accusa il sindaco Bitetti di “allergia al dissenso”, ma rivela soprattutto un fastidio per chi non si allinea alla sua narrazione. Bitetti non ha messo sotto processo l’informazione libera: ha contestato l’informazione pigra, quella dei “mi è giunta voce”, dei titoli costruiti per inseguire like e non per verificare i fatti. È un metodo che conosciamo. È lo stesso schema che lei ha usato più volte per costruire scenari immaginari sul PD Ionico e sui suoi tre esponenti più rappresentativi: il consigliere regionale Cosimo Borraccino, il vicesindaco Mattia Giorno e l’assessore regionale alla Sanità Donato Pentassuglia. Storie cucite con il “sentito dire”, rilanciate senza riscontri, che poi si sono rivelate quasi sempre infondate. Eppure i tre amministratori del Partito Democratico, con ruoli e responsabilità diverse, stanno lavorando ogni giorno su vertenze decisive per Taranto: dalla sanità, alle politiche industriali, dal governo della città alla difesa dei livelli occupazionali. Meritano critiche fondate, non teoremi. Meritano domande dure, non suggestioni. Il giornalismo vero non vive di retroscena senza fonte. Vive di atti, delibere, virgolettati verificati, contraddittorio. Il calo demografico di Taranto non nasce in dodici mesi di mandato Bitetti: è un’emorragia che dura da dieci anni e attraversa giunte di ogni colore. Usarlo oggi come clava è storytelling, non cronaca. Sul dossier Ilva serve onestà intellettuale. È una vertenza aperta da decenni, su cui governi di ogni colore hanno fallito, perché intreccia lavoro, salute, ambiente e miliardi di contenzioso. Ridurla a “il sindaco cambia opinione” significa non aver compreso la complessità del dossier. Tra l’altro, la regia non è del Comune di Taranto né della Regione Puglia, ma unicamente del Governo. Il sindaco, insieme a tutta la sua amministrazione, sta facendo ciò che può dentro i margini strettissimi che ha: portare la voce della città ai tavoli romani, difendere l’occupazione, pretendere le bonifiche. Pretendere soluzioni semplici su Ilva è propaganda, non informazione. Se c’è un “inciucio”, lo si dimostri con documenti. Se c’è un ritardo su un lutto cittadino, si contesti nel merito. Ma ridurre tutto a “sgraziati cuor di leone” senza nomi e senza carte è esattamente quel “certa stampa un po’ così” che Bitetti denuncia. Chiamare “nervosismo” la reazione di un sindaco tirato per la giacca ogni mattina significa confondere la debolezza con la schiena dritta. Taranto non è un salotto editoriale. È una città che si sveglia tra bonifiche ferme, crisi industriali e giovani che partono. Ha bisogno di raccontare anche i cantieri che aprono, le imprese che resistono, la sanità che prova a rialzarsi con il lavoro, tra gli altri, di Donato Pentassuglia. Ha bisogno dell’impegno istituzionale di Cosimo Borraccino in Regione e della tenuta amministrativa che Mattia Giorno garantisce da vicesindaco. Questo non fa click, ma è la realtà. Il suo mondo, direttore, è il commento. Quello di Bitetti e della sua squadra è l’amministrazione, dove ogni firma finisce in tribunale, non nei commenti social. Le linee si incontrano dove nascono le prove: data, ora, luogo, firma. Se porta fatti, l’amministrazione dovrà rispondere. Se porta solo indignazione, non si sorprenda se qualcuno chiede conto delle fonti. Un giornalista che, nel momento più delicato che Taranto stia vivendo, sceglie di alimentare divisioni interne e dissensi strumentali non aiuta la città: la penalizza. Taranto non ha bisogno di teoremi per dividere. Ha bisogno di verità per unire e di fatti per decidere. Il giornalismo, quello vero, sta da quella parte. Il resto è rumore.
Cordiali saluti, Davide De Fazio

