ULTIME SETTIMANE DI SCUOLA TRA SCADENZE E CALURA
Le ultime settimane di scuola non arrivano in punta di piedi. Irrompono come un’onda calda che anticipa l’estate e accelera il tempo. Mentre al Sud le temperature sfiorano già i 28 gradi e l’aria in classe si fa densa, inizia la corsa contro il calendario: l’ultimo tratto di un anno che ha consumato energie, idee, pazienza.
È il tempo degli adempimenti finali. I Consigli di classe si intensificano, i Collegi dei docenti si susseguono, gli scrutini si avvicinano. Intanto i programmi chiedono di essere conclusi, le verifiche di essere somministrate, le relazioni finali di essere redatte. Sulla carta è ordine. Nella realtà è un incastro delicato tra burocrazia e umanità.
Da un lato ci siamo noi docenti, con la responsabilità di chiudere un percorso con cura. Dobbiamo valutare con equità, documentare con precisione, motivare con parole che non suonino solo formali. È un lavoro che richiede lucidità e ascolto. Dall’altro ci sono gli studenti, seduti nei banchi con lo sguardo che scivola verso la finestra. Il ventilatore gira a vuoto, la lavagna sembra tremolare, e la loro attenzione, già fragile, si scioglie come cera al sole.
Il contrasto è evidente. Noi cerchiamo di mantenere il ritmo, di tenere insieme l’ultimo filo del discorso, di dare senso alle ultime lezioni. Loro sono già mentalmente fuori, con la mente al mare, al primo tuffo, alla libertà che comincia al suono della campanella. Non è disinteresse. È fisiologia. Il caldo non perdona, soprattutto quando le aule non sono climatizzate e il cervello rallenta.
Eppure è proprio in questo finale di stagione che si gioca una parte importante del nostro ruolo educativo. Non solo per ciò che riusciamo a concludere del programma, ma per il modo in cui accompagniamo gli studenti verso la fine. La scuola non si chiude con l’ultima verifica. Si chiude quando si riesce a mantenere il rispetto reciproco anche quando tutto invita ad abbassare la guardia.
Rispetto per le regole, per i tempi, per il lavoro fatto in otto mesi. Rispetto per i compagni che hanno ancora bisogno di attenzione, per i docenti che stanno cercando di chiudere con serietà. Rispetto anche per gli spazi: un’aula in ordine, un banco pulito, un silenzio che permetta a chi vuole di concentrarsi fino all’ultimo giorno.
La stanchezza mentale è reale, è un peso che si accumula giorno dopo giorno. Ma proprio per questo dobbiamo tenerci per mano, docenti e studenti, come in una staffetta.
Tra pochi giorni ci saranno la maturità, i voti definitivi, le vacanze. Ma oggi c’è ancora un tempo prezioso da non sprecare. Un tempo in cui si può dimostrare che la scuola non è solo contenuti, ma relazione, responsabilità, comunità.
La luce in fondo al tunnel non è un’illusione. È il sole di giugno che ci aspetta. Ma per raggiungerla con serenità, dobbiamo camminare fino in fondo, con passo calmo e schiena dritta. Senza lasciare indietro nessuno. Senza perdere il rispetto di ciò che abbiamo costruito insieme.

