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La Biblioteca S. Francesco de Geronimo: il cuore culturale che Grottaglie non ha mai smesso di far battere

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Una biblioteca che non è un luogo, ma una storia che continua a camminare

Dal primo scaffale gesuitico del 1852 alla comunità viva di oggi, passando per la Biblioteca Popolare del ’65, il genio silenzioso di padre Discepolo, la dedizione dei volontari Anteas e l’eredità preziosa di don Cosimo Occhibianco: il racconto di un presidio culturale che ha attraversato generazioni, trasformandosi senza mai tradire la sua missione

Ingresso principale – vl.Karl Marx 1 – Centro Monticello – Grottaglie (Ta)

Grottaglie (Ta) – Ci sono luoghi che non si limitano a esistere: resistono. La Biblioteca S. Francesco de Geronimo è uno di questi. Non è nata per caso, né per moda. È nata per necessità: quella di una comunità — i Gesuiti del 1852 — che aveva bisogno di libri per pensare, pregare, insegnare, formare. E così, in una Grottaglie ancora lontana dall’idea di una biblioteca pubblica, in Via Spirito Santo comparvero i primi scaffali. Pochi, ma già decisivi.

Marcello Veneziani a Grottaglie (3 aprile 2024) – Evento a cura del “Centro culturale Battista” location la Biblioteca S.Francesco de Geronimo

Poi, come accade alle storie che hanno un destino, la biblioteca si allargò. Negli anni ’60 dell’Ottocento aprì ai grottagliesi, e fu un gesto rivoluzionario: mettere il sapere nelle mani di tutti. Ma il vero spartiacque arrivò un secolo dopo, nel 1965, quando la città — giovani, congregati mariani, amici del Santuario — lavorò per nove mesi come si lavora per un figlio. E il 26 giugno, con autorità, professori, gesuiti e un popolo intero, nacque la Biblioteca Popolare: 10.000 volumi, cinque sale, uno schedario modernissimo, e soprattutto una promessa mantenuta. Grottaglie, finalmente, aveva la sua casa dei libri.

Per anni quelle sale furono un porto sicuro: studenti, ricercatori, curiosi, lettori affamati. I volumi crebbero fino a 18.000, le enciclopedie arrivarono grazie ai benefattori, le riviste si moltiplicarono. E quando, nel 1987, la biblioteca si trasferì al Monticello, nella nuova residenza dei Gesuiti, portò con sé tutto: libri, quadri, memoria, fatica.

Poi vennero gli anni difficili. Scaffali insufficienti, volontari pochi, aperture intermittenti. Ma la biblioteca non morì. Aspettava. E nel 2004 arrivò l’uomo che avrebbe riacceso la luce: padre Salvatore Discepolo. Colto, ironico, instancabile, con un passato da bibliotecario alla Civiltà Cattolica, trasformò quel luogo in un laboratorio culturale. Catalogò, restaurò, rilegò, organizzò incontri, presentazioni, studi. E soprattutto ascoltò: i libri, le persone, la città. L’8 dicembre 2005 la biblioteca rinacque ufficialmente. E Grottaglie tornò a entrarci con rispetto e gratitudine.

La sua morte improvvisa, il 21 gennaio 2013, fu uno strappo. Ma non un punto finale. I volontari decisero di continuare. E nel 2014 l’associazione ANTEAS firmò un accordo con i Gesuiti: non per “gestire una biblioteca”, ma per custodire un’eredità. Arrivarono computer, corsi, manutenzioni, digitalizzazioni, cineforum, conferenze mediche, doposcuola, incontri mensili su temi sociali. La biblioteca tornò a essere un luogo vivo, attraversato da generazioni diverse.

Nel 2018, quando i Gesuiti lasciarono Grottaglie e la Diocesi di Taranto subentrò nella proprietà, l’accordo con Anteas fu confermato. E la biblioteca rimase dov’era: nella città, tra la gente, nella sua storia.

Dal 2019 al 2025, con la Comunità Parrocchiale SS. Sacramento, il ritmo aumentò ancora: formazione lavoro, supporto universitario, attività per bambini e anziani. E arrivò un dono che da solo vale un capitolo: l’intero patrimonio librario di don Cosimo Occhibianco, sacerdote, poeta, musicista, storico, dialettologo. Una ricchezza che ha ampliato le sezioni di storia locale e musica, e che ha dato vita anche a un piccolo museo etnografico, un luogo di memoria materiale e affettiva.

Oggi la Biblioteca S. Francesco de Geronimo conta circa 38.000 volumi, un sito web con catalogo consultabile online, sale rinnovate, attività quotidiane, volontari che la abitano come una seconda casa. Ma soprattutto conserva ciò che nessun numero può misurare: la continuità di un gesto. Quello di aprire un libro e, insieme, aprire un mondo.

Grottaglie non ha mai smesso di far battere il cuore della sua biblioteca. E la biblioteca, a sua volta, non ha mai smesso di restituire alla città ciò che la città le ha dato: cultura, memoria, futuro.

Per chi volesse saperne di più c’è un  quadernetto  molto interessante, redatto dal presidente dell’ANTEAS Grottaglie, il dottor Cosimo Luccarelli dal quale la sottoscritta ha ricavato le notizie del presente articolo facendo  una sintesi giornalistica.

Per questo va il mio più sincero ringraziamento allo stesso Cosimo Luccarelli per l’accurato lavoro che sta portando avanti insieme volontari della stessa ANTEAS, in quanto non è del tutto scontato che si arrivi a certi risultati

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Redazione Oraquadra

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