INTERVISTA A NICOLA GRATTERI SU RAINEWS24: CARCERI, GIUSTIZIA E LA MAFIA CHE CAMBIA VOLTO
Nella diretta di Rainews24, di martedì 26 maggio 2026, il Procuratore Nicola Gratteri parte dal caso sconvolgente dei due minorenni che, dopo aver ucciso un giovane africano a Taranto, si sono scattati selfie all’interno del carcere minorile come gesto di sfida e di vanto. Da questo episodio deprecabile si apre una riflessione più ampia sulle falle del sistema penitenziario, sulle riforme della giustizia giudicate inefficaci e sulla metamorfosi silenziosa delle mafie contemporanee, oggi meno violente ma più infiltrate nel potere economico e amministrativo.
La conversazione su Rainews24 si apre con un fatto di cronaca che ha indignato il Paese: i ragazzi responsabili dell’omicidio di un giovane africano a Taranto che, una volta rinchiusi nel Carcere minorile di Lecce, si sono fotografati come se fossero protagonisti di un’impresa da esibire e lo postano su TicToc. Selfie, sorrisi, pose di sfida. Un gesto che Gratteri definisce implicitamente per ciò che è: un segnale gravissimo di perdita del senso del limite, di assuefazione alla violenza, di totale mancanza di percezione della gravità del crimine commesso.
È da qui che il procuratore fa partire la sua analisi, lucida e impietosa, sullo stato delle carceri italiane.
Gratteri parte da un punto che conosce bene: l’ingresso illecito di telefoni cellulari nelle carceri. Non è una novità, ribadisce, ma un fenomeno che denuncia da anni. Oggi, però, ha assunto forme quasi industriali.
I droni — pilotati da specialisti pagati profumatamente — sorvolano i penitenziari e rilasciano pacchi direttamente nei cortili o sulle finestre delle celle. Altri dispositivi entrano nei pacchi dei familiari o grazie alla corruzione di alcuni agenti.
Il risultato è devastante: detenuti che continuano a gestire affari, impartire ordini, perfino filmarsi e pubblicare video sui social, come nel caso dei due minorenni che si sono ripresi dopo un omicidio.
La soluzione, per Gratteri, è semplice e nota: i jammer. “Sterilizzare” le carceri, impedire ogni segnale. Una proposta che avanza da quasi dieci anni e che solo ora sembra trovare un’apertura nel DAP per una sperimentazione.
Il discorso si sposta sulle riforme. Qui il procuratore non usa mezzi termini.
Le nuove norme, spiega, complicano l’acquisizione delle prove: per sequestrare un cellulare serve l’autorizzazione del giudice, poi un’udienza per validare ogni singolo file. Un meccanismo che rischia di paralizzare le indagini.
Critica anche la proposta di far firmare le misure cautelari a un collegio di tre giudici: “In molti tribunali è semplicemente impossibile”.
Ma il vero nodo, insiste, è la lentezza dei processi. Il processo penale telematico, costato milioni, “si blocca, si impalla, fa perdere tempo”. E mentre il Ministero arranca, la Guardia di Finanza — racconta — ha sviluppato internamente un sistema informatico efficiente, dimostrando che la tecnologia può funzionare, se progettata con competenza.
Alla vigilia dell’anniversario della strage di Capaci, la giornalista Rai gli chiede cosa lo preoccupi di più. Gratteri risponde con una sola parola: assuefazione.
La società, dice, continua a immaginare la mafia come un’organizzazione violenta, armata, sanguinaria. Ma quella è solo una parte del passato.
La mafia contemporanea è più silenziosa, più “borghese”, più infiltrata nei gangli dell’economia e della pubblica amministrazione. Meno omicidi, più affari. Meno kalashnikov, più consulenti, professionisti, funzionari compiacenti.
Una mafia che non fa rumore, e proprio per questo più difficile da riconoscere e combattere.
L’intervista su Rainews24 restituisce l’immagine di un Paese che fatica a tenere il passo con la criminalità organizzata e con le sue nuove tecnologie.
Gratteri denuncia carenze strutturali, riforme inefficaci e una pericolosa sottovalutazione della mafia contemporanea.
Il suo messaggio è chiaro: senza strumenti adeguati, senza processi più rapidi e senza una società vigile, la criminalità continuerà a muoversi indisturbata nelle pieghe dello Stato.

