APERTAMENTE di Walter Trani* – NEL PIENO RISPETTO DEL MANDATO RICEVUTO DAI CITTADINI
No. Basta davvero prendere in giro l’intelligenza della gente. Perché qui non siamo davanti a un gesto di “responsabilità istituzionale”. Qui siamo davanti all’ennesima fotografia di quella politica liquida, opportunista e trasformista che sta disgustando milioni di italiani e allontanando il popolo dalle urne. E la cosa più offensiva non è nemmeno il cambio di posizione politica. Quello può accadere.
Grottaglie (Ta) – La cosa davvero insopportabile è volerlo raccontare come un atto di coerenza morale, quasi di sacrificio civile, mentre tutta la città comprende perfettamente cosa sta succedendo. Perché i cittadini non sono stupidi. I cittadini ricordano benissimo da dove si partiva, quali erano le appartenenze, quali le battaglie politiche, quali le parole usate contro quella stessa maggioranza con cui oggi, serenamente e improvvisamente, ci si accinge a dialogare, collaborare e condividere un presunto cammino comune per il bene della città. Parole meravigliose. Talmente meravigliose da sembrare scritte da un ufficio marketing politico specializzato nel rendere elegante il trasformismo. Ma il problema non è dialogare. In democrazia il dialogo è sacro.
Il problema è usare il dialogo come foglia di fico dietro cui nascondere accordi politici che hanno un sapore chiarissimo: preparare gli equilibri delle prossime elezioni comunali. E infatti ormai il film è già scritto. Lo conoscono tutti. Cambierà il simbolo, cambierà il nome della lista, nascerà probabilmente l’ennesimo contenitore civico costruito apposta per tenere insieme tutto e il contrario di tutto, ma dentro ci ritroveremo ancora una volta le stesse persone, gli stessi equilibri, le stesse logiche di potere e gli stessi professionisti della sopravvivenza politica. Perché questo ormai è diventato il grande trucco della politica locale: cancellare le differenze ideologiche quando conviene, sciogliere destra e sinistra dentro formule civiche apparentemente neutre e poi ripresentarsi davanti agli elettori come se nulla fosse accaduto. Ma la gente vede. Eccome se vede!
Vede il trasformismo. Vede le geometrie costruite nei palazzi. Vede le candidature che arrivano puntuali come premio politico per gli equilibri raggiunti. E soprattutto vede una politica sempre più distante dai problemi reali della città.
Perché mentre nei comunicati si parla di “spirito di servizio”, fuori ci sono cittadini che combattono ogni giorno con lavoro precario, strade abbandonate, servizi insufficienti, bollette insostenibili, giovani che scappano e famiglie stanche di assistere agli stessi giochi di potere travestiti da nobili operazioni istituzionali. E allora il punto non è nemmeno Maria Santoro. Il punto è un sistema politico locale che continua a consumarsi dentro alleanze fluide, collocazioni variabili e accordi trasversali che hanno un solo vero obiettivo: restare a galla. Sempre. Comunque. A qualsiasi costo. E la cosa più grave è che tutto questo viene perfino rivestito di moralismo pubblico, quasi a voler insegnare ai cittadini cos’è il “bene comune”. Ma il bene comune non si costruisce cancellando la chiarezza politica. Non si costruisce chiedendo voti da una parte e governando stabilmente con l’altra. Non si costruisce trattando gli elettori come spettatori passivi destinati a dimenticare tutto dopo qualche slogan sul dialogo.
Il bene comune si costruisce con il coraggio della verità. Con la trasparenza. Con la coerenza. E soprattutto con il rispetto autentico verso i cittadini, non con quello dichiarato nei comunicati stampa. Perché il popolo ormai è stanco. Stanco delle maschere. Stanco dei giochi di palazzo. Stanco di vedere la politica trasformarsi continuamente in un gigantesco teatro dove cambiano i costumi ma gli attori restano sempre gli stessi. E attenzione, perché quando una comunità perde fiducia nella sincerità della politica, il danno democratico diventa enorme. È lì che nasce il disprezzo. È lì che cresce l’astensionismo. È lì che la gente smette di credere che il voto possa davvero cambiare qualcosa. E una città che smette di credere nella politica è una città che lentamente smette perfino di sperare.

Coordinatore “Grottaglie Rinasce”

