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APERTAMENTE di Walter Trani – LA QUESTIONE MORALE NON È UN RICORDO DA COMMEMORARE

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È UNA SBERLA IN FACCIA ALLA POLITICA DI OGGI

Enrico Berlinguer non parlava per abbellire i discorsi. Non cercava applausi facili. Non costruiva frasi da mettere sotto una fotografia. Quando denunciava l’occupazione dello Stato da parte dei partiti, stava indicando il cancro che avrebbe divorato lentamente la Repubblica: il potere usato non per servire il popolo, ma per sistemare amici, correnti, fedelissimi, clientele, clan, portatori di voti e professionisti della convenienza.

E oggi quelle parole non sono invecchiate. Sono diventate ancora più vere, ancora più dure, ancora più insopportabili. Perché la questione morale non riguarda soltanto i ladri scoperti con le mani nella cassa. Quella è la parte più facile da vedere. La vera questione morale è più profonda, più subdola, più devastante: è quando la politica smette di essere servizio e diventa occupazione del potere; è quando un incarico non viene assegnato al più capace, ma al più fedele; è quando il merito viene umiliato dalla convenienza; è quando si cambia campo politico e si pretende pure di chiamarlo coerenza; è quando il trasformismo viene profumato con parole nobili come dialogo, responsabilità e bene comune; è quando i cittadini vengono trattati come bambini distratti ai quali si può raccontare qualsiasi favola.

Berlinguer aveva capito che una democrazia non muore soltanto con i carri armati nelle strade. Muore anche lentamente, dentro gli uffici, nei tavoli riservati, nelle nomine pilotate, nelle alleanze costruite senza anima, nei silenzi complici, nelle candidature utili agli equilibri di potere, nei comunicati stampa eleganti che coprono operazioni politiche indecenti. Muore quando la politica non educa più il popolo, ma lo addomestica. Muore quando i partiti non organizzano più speranza, ma distribuiscono appartenenze. Muore quando le istituzioni diventano bottino.

E allora diciamolo senza paura: la questione morale riguarda Roma, ma riguarda anche i nostri comuni; riguarda il Parlamento, ma riguarda anche i consigli comunali; riguarda i grandi partiti, ma riguarda anche le piccole stanze dove si decidono accordi, salti di campo, sostegni improvvisi, candidature e nuove maschere civiche per ripresentare al popolo sempre gli stessi copioni. Riguarda anche Grottaglie. Eccome se la riguarda. E qui mi domando se nel Partito Democratico di Grottaglie sia rimasto qualcuno che sia cresciuto davvero alla scuola politica e morale di Enrico Berlinguer. Qualcuno che creda ancora che la politica debba essere rigore, esempio, trasparenza e servizio. Qualcuno che abbia il coraggio di guardare negli occhi quelle parole senza trasformarle in una celebrazione di circostanza o in una fotografia da condividere sui social una volta all’anno. Perché la questione morale non è un anniversario. È una scelta quotidiana.

E allora la domanda è inevitabile: non è forse arrivato il momento, anche a Grottaglie, di fare finalmente chiarezza? Di fare pulizia? Di distinguere il bene comune dalle convenienze personali, la coerenza dal trasformismo, la politica dalle operazioni di potere? Perché Berlinguer denunciava partiti trasformati in macchine di consenso e clientele, e guardando certe dinamiche locali il dubbio non è se quelle parole siano ancora attuali. Il dubbio è se qualcuno abbia ancora il coraggio di ascoltarle. Una città non si cambia con le parole lucide dei comunicati, ma con la coerenza, con il coraggio, con la trasparenza, con il rispetto vero per i cittadini. E il rispetto non si dichiara: si dimostra. Berlinguer ci ha lasciato una lama affilata, non una carezza. Ci ha detto che la politica senza morale è solo gestione del potere. È teatro. È spartizione. È sopravvivenza personale. È un abito buono indossato sopra una coscienza sporca. E oggi, davanti a una politica sempre più spesso ridotta a calcolo, posizionamento, propaganda e trasformismo, quella lezione deve tornare a bruciare. Deve fare male. Deve disturbare. Deve entrare nelle piazze, nelle scuole, nei consigli comunali, nei partiti, nei movimenti, nelle case della gente. Perché senza questione morale non esiste vera democrazia.

Senza questione morale non esiste sinistra. Non esiste civismo. Non esiste buona amministrazione. Non esiste futuro. Esiste solo il potere che cambia vestito per restare sempre uguale a se stesso. E noi non possiamo più permettercelo. Non possiamo più accettare una politica che chiede fiducia al popolo mentre continua a tradirne l’intelligenza. Non possiamo più applaudire chi parla di bene comune quando in realtà sta solo preparando il prossimo equilibrio elettorale. Non possiamo più fingere che tutto sia normale. Perché non è normale. È marcio. Ed è proprio da qui che bisogna ripartire: dalla moralità pubblica, dalla verità, dalla dignità, dal coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Berlinguer non appartiene soltanto al passato.

Berlinguer è una domanda che ancora oggi ci giudica: da che parte state, dalla politica come servizio o dalla politica come occupazione del potere? Io la mia risposta la conosco. E non starò mai dalla parte di chi trasforma la cosa pubblica in proprietà privata.

Walter Trani Coordinatore – Grottaglie Rinasce
Walter Trani
Coordinatore “Grottaglie Rinasce”

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Redazione Oraquadra

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