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APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – QUANDO UNA BAMBINA VEDE IL DEGRADO CHE GLI ADULTI HANNO SMESSO DI GUARDARE

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Una giovane mamma grottagliese, ufficiale di una forza armata, torna nella sua città  dopo un po’ di anni trascorsi fuori per lavoro e trova una Grottaglie peggiorata a cominciare dal parco giochi di Piazza Principe di Piemonte non un luogo di crescita, ma un simbolo del declino: altalene rimosse e tappate con asfalto, pavimentazioni pericolose, pezzi di giostre abbandonati come ferraglia. La sua bambina di venti mesi raccoglie un frammento rotto e chiede il perché. Una domanda innocente che diventa un atto d’accusa: come abbiamo fatto a normalizzare il brutto? Il busto di Vincenzo Calò osserva muto una città che ha smesso di indignarsi, di pretendere, di prendersi cura del bene comune. Non è il parco il problema. Il problema siamo noi.

Grottaglie (Ta) – C’è un messaggio che mi è arrivato in privato e che non posso ignorare. Non dirò chi lo ha scritto: è una giovane mamma grottagliese, rientrata dopo anni al Nord, oggi ufficiale di una forza armata di stanza a Taranto. Una donna abituata al rigore, alla disciplina, alla responsabilità. Una che sa cosa significa prendersi cura di ciò che le viene affidato. E forse proprio per questo, ciò che ha trovato a Grottaglie l’ha colpita come un pugno allo stomaco.

Mi racconta del parco giochi di Piazza Principe di Piemonte. Il più centrale. Il più visibile. Il più simbolico. Eppure ridotto a un catalogo del degrado: altalene rimosse e “tappate” con colate d’asfalto gettate alla buona, pavimentazioni antitrauma che sembrano più un rischio che una protezione, pezzi di giostrine abbandonati nelle aiuole come rottami dimenticati da anni.

La scena che descrive è quasi surreale: sua figlia, venti mesi appena, trova un pezzo di una vecchia giostra spezzata e chiede il perché. Una bambina vede ciò che gli adulti non vedono più. O meglio: ciò a cui gli adulti hanno scelto di abituarsi.

E allora la domanda che mi arriva è una lama: come abbiamo fatto a normalizzare il brutto? Come abbiamo potuto accettare che gli spazi dei nostri figli — i primi luoghi dove si impara la bellezza, il rispetto, la cura — siano diventati discariche a cielo aperto?

Il busto del grande  Vincenzo Calò, a pochi metri, osserva tutto. “La mente alla scienza, il cuore al popolo”, recita la pietra. Ma qui, di cuore, non se ne vede più traccia. E quando una città perde il cuore, perde anche il futuro.

Questa non è una polemica. È una constatazione. È la fotografia di una Grottaglie che si è lasciata scivolare via, che ha smesso di pretendere, che ha smesso di indignarsi. E ci vuole una mamma — una che ogni giorno indossa una divisa e serve lo Stato — per ricordarci che la cura del bene comune non è un optional.

Se una bambina di venti mesi si accorge di ciò che noi ignoriamo, allora il problema non è il parco giochi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di seguito il messaggio whatsapp  con qualche BIP:

Cara Lilli,
sono xxxxxxxx. Conservo il tuo numero da quel gruppo WhatsApp nato durante il COVID ma, messaggi a parte, non ho ancora avuto il piacere di incontrarti di persona.
Ti scrivo oggi perché ti ho pensata intensamente: come donna e come giornalista, una di quelle poche voci “fuori dal coro” che ha ancora gli occhi capaci di guardare davvero la realtà che ci circonda.
Oggi, come faccio quasi ogni giorno, ho portato mia figlia al parco giochi in piazza Principe di Piemonte. E ogni giorno, purtroppo, è sempre peggio.
Non faccio politica, sono una semplice cittadina di Grottaglie che, dopo quasi vent’anni passati fuori, è rientrata a casa.
Trovare un Paese peggiorato, e soprattutto privo di una visione per un futuro migliore, è un colpo al cuore. Da neomamma, ci penso ogni giorno. Se un territorio non punta sui bambini e sulla cultura — che parte proprio dal gioco e dalla bellezza degli spazi pubblici — allora significa che non c’è alcuna prospettiva di futuro.
Le giostre, quelle pochissime rimaste, sono ormai mezze distrutte. Voglio mostrarti cosa siamo costretti a vedere, sperando tu voglia pubblicare queste foto.
Come si nota nella foto che ti sto inviando, hanno rimosso lo scheletro di quella che era un’altalena. Come hanno risolto? Coprendo il vuoto sul pavimento antitrauma con una colata di asfalto buttata lì a caso. Se fosse un’opera d’arte contemporanea, la chiamerei “Rigurgito d’asfalto”.

E pensare che all’estero, come in Svezia, tolgono persino i tappetini in gomma per far tornare i bambini a contatto con la natura (come mostra questo post di cui ti allego il link), noi invece non solo siamo ancorati alla gomma, ma la “toppiamo” selvaggiamente con l’asfalto in mezzo ai giochi.
La cosa ancora più triste è che nell’aiuola limitrofa mia figlia ha trovato un pezzo di una vecchia giostrina a dondolo. Credo sia lì, rotta e abbandonata, da anni.
Mi chiedo: se una bambina di appena 20 mesi è in grado di accorgersi di quella giostra spezzata e di chiedersi il perché, come è possibile che noi adulti abbiamo smesso di farlo? Come abbiamo fatto ad assuefarci a questo degrado? E io, a mia figlia che mi guarda e mi chiede spiegazioni, cosa dovrei rispondere?
Intanto, il busto di Vincenzo Calò ci guarda tristemente da Piazza Principe di Piemonte. Sulla pietra si legge “La mente alla scienza, il cuore al popolo”, ma oggi quel cuore sembra essersi spento nell’indifferenza di chi dovrebbe prendersi cura del nostro Paese e dei nostri figli.

Un abbraccio,
xxxxxxxxxx

Il problema siamo noi.

 


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Lilli D'Amicis

𝐋𝐢𝐥𝐥𝐢 𝐃’𝐀𝐦𝐢𝐜𝐢𝐬 – Una vita per il giornalismo e la comunicazione indipendenteArcangela Chimenti D’Amicis, conosciuta da tutti come Lilli D’Amicis, è una giornalista di grande esperienza, indipendente e senza compromessi.Nata il 10 luglio 1955 a Grottaglie, dopo quasi vent’anni lontana dalla sua città natale vi è tornata nel 2010, continuando a esercitare con passione una professione che difende con determinazione dal 1984.Iscritta all’Ordine dei Giornalisti di Puglia dal marzo 1986, ha iniziato la sua carriera come corrispondente per il Corriere del Giorno di Taranto, collaborando poi con diverse emittenti televisive e radiofoniche: Videolevante Taranto, Retepuglia, TRCB e Puglia TV di Brindisi. Innovatrice per natura, ha ideato il primo TG condotto da bambini a Puglia TV, un esperimento così riuscito da essere presentato in un convegno ACLI a Sanremo.Dopo un periodo al Nord, ha lavorato con Astro TV e Uno TV a La Spezia, assumendo il ruolo di caporedattore. Nel 1993, a Roma, ha fatto parte della redazione cronaca e spettacoli de Il Tempo. Tornata in Puglia, ha collaborato con Ciccio Riccio FM, firmando per 25 anni le due testate giornalistiche (Ciccio Ticcio e Disco Box) realizzato per il Corriere del Giorno rubrriche di spettacolo "Radioascoltanto" e "Televisionando". Dopo 25 anni di direzione editoriale di Ciccio Riccio ha ceduto il testimone a Valentina Molfetta nuovo diretteore editoriale delle due testate succitate.Nel 1997 ha fondato ZOOM Grottaglie, magazine pocket con tiratura mensile di 2.000 copie, tra i primi in Puglia ad avere un sito internet (zoomonline.it). La chiusura nel 2001 fu causata da un furto devastante in redazione, segno evidente di quanto l’informazione libera e non asservita al potere potesse dare fastidio.Dal 2006 al 2015 ha ricoperto l’incarico di addetto stampa di un Senatore di Puglia, lavorando nel settore politico. Nel 2011 ha fondato il giornale online Oraquadra.info, ancora attivo, e già nel 2004 aveva avviato il blog di successo Tuttoilresto-noia.blogspot.com, con una media di 1.200/1.500 lettori giornalieri.Accanto alla carriera giornalistica, Lilli ha cresciuto due figli: Michela Tombolini, avvocato e prima wedding lawyer d’Italia, e Giovanni Tombolini, pilota di aerei e docente presso l’Istituto Carnaro Marconi Flacco Belluzzi, impegnato anche come pilota di Canadair per otto mesi all’anno.A 70 anni, sposata da 50 anni con Oreste Tombolini, ammiraglio MM in pensione, continua a essere operativa con la sua agenzia MT Eventi, specializzata in wedding e non solo. La sua storia dimostra che passione e professionalità non hanno età, finché la salute accompagna il cammino.E scusate se è poco!

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