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2 Giugno2026: DIEGO DI FEBBO, IL GROTTAGLIESE CHE LA REPUBBLICA HA VOLUTO ONORARE

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Nel giorno della Festa della Repubblica, in una Piazza Duomo gremita e vibrante di emozione, Diego Di Febbo – grottagliese, militare dell’Esercito, uomo di coraggio silenzioso – ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Un riconoscimento che premia una vita di servizio e un gesto eroico che lui non ama raccontare. A Trento, come in tutta Italia, sono stati consegnati attestati di merito a militari e cittadini che si sono distinti per opere, azioni e gesti straordinari. Per Diego, accanto alla moglie e ai figli, c’erano anche i genitori Angelo e Ottavia e la sorella Rossella, arrivati da Grottaglie dopo oltre  mille chilometri per condividere un orgoglio che appartiene a tutta la comunità.

Trento – C’era un’aria particolare, ieri 2 giugno, in Piazza Duomo a Trento. Non solo la solennità della Festa della Repubblica, non solo il tricolore che sventolava tra le facciate antiche, ma qualcosa di più intimo, quasi palpabile: la sensazione che, per una volta, il Paese si fermasse davvero a guardare i suoi servitori. Tra loro, Diego Di Febbo, grottagliese nato nel 1980, militare dell’Esercito dal 2000, un uomo che ha sempre preferito il passo silenzioso alla scena, il dovere alla celebrazione.

Eppure, ieri  mattina, la Repubblica ha avuto per lui e altri valorosi  cittadini scelti per meriti, parole di grande riconoscenza.
Ha pronunciato il suo nome davanti alle autorità – il Commissario del Governo Isabella Fusiello, il Sindaco Franco Ianeselli, l’Assessore Giulia Zanotelli – e davanti a una piazza colma di cittadini. Ha appuntato sul suo petto la medaglia di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, riconoscendo non solo una carriera impeccabile, ma anche un gesto di coraggio che Diego continua a trattare come un dettaglio, quasi un imbarazzo. Un atto che chiunque definirebbe eroico, ma che lui liquida con poche parole: “Ho fatto ciò che era giusto.”

In tutta Italia, ieri, sono stati consegnati riconoscimenti a militari e semplici cittadini che si sono distinti in opere, azioni e gesti straordinari. Anche a Trento, accanto a Diego, sono stati premiati uomini e donne che hanno saputo incarnare il senso più profondo del servizio: Bruna Bolner, Flavio Clementel, Devis Colme, Walter Ferrari, Fabrizio Paternoster, Massimiliano Spedicati, e Stefan Iusco, insignito della Medaglia d’Argento al Merito Civile. È stata inoltre consegnata la Medaglia d’Oro alla Memoria per Vittima del Terrorismo a Vittorio Tiralongo, ritirata dalla figlia Dina.
Un mosaico di storie diverse, unite dallo stesso filo: la capacità di fare la differenza.

Diego, in mezzo a loro, sembrava quasi voler passare inosservato. È nel suo carattere: non ama parlare di sé, non ama i riflettori. Vive a Trento con la moglie  Valentina  Anastasia e i figli Lorenzo Maria e Riccardo, che conoscono bene la sua misura, la sua dedizione, la sua discrezione. Ma quel giorno, tra la folla, c’erano tre volti che brillavano più degli altri: il padre Angelo, la madre Ottavia Annicchiarico e la sorella Rossella.
Erano partiti da Grottaglie, oltre mille chilometri di strada, per essere lì. Per guardarlo mentre riceveva ciò che lui non avrebbe mai chiesto. Per dirgli, con la sola presenza, che quel riconoscimento appartiene anche a loro, alle radici che lo hanno formato, alla città che lo ha visto crescere.

Quando qualcuno gli ha chiesto cosa provasse, Diego ha risposto con la sincerità che lo contraddistingue, senza retorica, senza enfasi:
«Servire la Patria è un privilegio prima ancora che un dovere. Fa piacere, certo, ma io penso di aver fatto solo ciò che ritenevo giusto. Sapere che quel gesto è stato considerato straordinario mi onora, ma non cambia il modo in cui lo vivo. Lo rifarei, senza aspettarmi nulla.»

E in quelle parole c’era tutto: l’uomo, il militare, il figlio, il padre, il grottagliese che non dimentica mai da dove viene.
Perché Diego porta Grottaglie nel cuore come si porta un talismano: non lo mostra, ma lo custodisce. E quel giorno, in una piazza lontana, la sua città era lì con lui, invisibile ma presente, fiera di un figlio che ha saputo onorarla con la forza tranquilla dei gesti che contano.

Diego Di Febbo è tornato a casa con una medaglia sul petto e la stessa umiltà di sempre. Ma per Grottaglie, per chi lo conosce, per chi ha seguito il suo percorso, da oggi è qualcosa di più: un uomo che ha servito lo Stato con onore, e che lo Stato ha voluto ringraziare.
Un Cavaliere della Repubblica che non cerca la luce, ma la merita.
Un concittadino che ci rappresenta, con dignità, coraggio e radici profonde.


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Redazione Oraquadra

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