APERTAMENTE di Walter Trani – QUANDO IL POTERE DIVENTA PIÙ IMPORTANTE DELLE IDEE
C’era un tempo in cui il Partito Democratico parlava di coerenza. C’era un tempo in cui spiegava ai cittadini che destra e sinistra non erano semplici etichette, ma visioni diverse del mondo. C’era un tempo in cui chi proveniva da Forza Italia rappresentava un’alternativa politica da contrastare e non un alleato da accogliere sotto nuove insegne. Quel tempo, a Grottaglie, sembra finito. E la fotografia più impietosa di questa resa non la scatta l’opposizione. La scattano i fatti.
Una storica esponente di Forza Italia candidata nella lista “Democratici e Progressisti”, sostenuta da chi continua a definirsi progressista. E attorno a questa operazione un silenzio che pesa come un macigno. Nessuna ribellione. Nessuna presa di distanza. Nessun dirigente provinciale del PD. Nessun dirigente di AVS. Nessun dirigente del Movimento 5 Stelle. Nessuna voce che abbia trovato il coraggio di dire ciò che migliaia di cittadini stanno pensando. Perché la verità è semplice e persino un bambino riuscirebbe a comprenderla: se una persona proveniente dalla destra entra nella vostra lista progressista con il benestare di tutti, allora il problema non è quella persona.
Il problema siete voi. Perché nessuno può raccontare che tutto questo sia accaduto per caso. Nessuno può fingere che fosse inevitabile. Potevano dire no. Potevano respingere quella candidatura. Potevano rifiutare il sostegno politico che l’ha resa possibile. Potevano difendere la dignità delle idee. Non lo hanno fatto. E quando nessuno parla, il silenzio diventa complicità. La domanda allora diventa inevitabile: D’Alò è ancora un riferimento del campo progressista oppure è diventato il leader di un campo personale costruito attorno a fedeltà, convenienze e rapporti di potere? Perché ciò che sta accadendo non assomiglia più a un progetto politico. Assomiglia sempre di più a una gigantesca operazione di sopravvivenza amministrativa dove tutto è ammesso, tutto è giustificato e tutto diventa improvvisamente compatibile.
E allora il PD dovrebbe avere il coraggio di spiegare ai propri iscritti perché una vita passata a combattere il berlusconismo oggi può essere archiviata con un semplice accordo elettorale. Dovrebbe spiegare perché chi parlava di etica pubblica oggi tace davanti al trasformismo. Dovrebbe spiegare perché chi invocava il cambiamento oggi difende l’indifendibile. Dovrebbe spiegare perché il Campo Largo, nato per unire culture democratiche e progressiste, rischia di trasformarsi in un gigantesco contenitore dove entrano tutti: destra, sinistra, civici, ex avversari, ex alleati, maggioranza, opposizione e persino il loro contrario.
Ma quando dentro una coalizione entra tutto, non resta più nulla. Non resta un’identità. Non resta una visione. Non resta un ideale. Resta soltanto il potere. E il potere, quando diventa l’unica ragione della politica, divora tutto: la credibilità, la storia, le battaglie, i sacrifici e perfino il rispetto verso i cittadini. A Grottaglie non stiamo assistendo soltanto a una candidatura controversa. Stiamo assistendo alla demolizione controllata di un’idea politica. E la cosa più triste non è vedere chi cambia bandiera. La cosa più triste è vedere chi avrebbe dovuto difendere quei valori applaudire, tacere o voltarsi dall’altra parte. Perché le idee possono essere sconfitte dagli avversari. Ma quando vengono tradite da chi dovrebbe custodirle, il danno è infinitamente più grave. E i cittadini, prima o poi, presentano sempre il conto.

Coordinatore “Grottaglie Rinasce”

