Walter Trani e Grottaglie ormai repubblica dei comunicati
Grottaglie (Ta) – Se un archeologo del futuro dovesse scavare tra le rovine della politica grottagliese, probabilmente non troverebbe grandi opere, visioni strategiche o piani di sviluppo memorabili. Troverebbe montagne di comunicati stampa. Migliaia. Milioni. Una quantità tale da far pensare che la principale attività istituzionale della città non sia amministrare, controllare o proporre, ma scrivere post contro altri post.
Ormai siamo arrivati al punto che a Grottaglie una buca può diventare una guerra ideologica, un asilo può trasformarsi in un caso nazionale, una determina può assumere le dimensioni di un romanzo russo e un comunicato di tre righe può generare una polemica destinata a durare settimane. E mentre i professionisti dell’indignazione si sfidano a colpi di tastiera, i cittadini continuano a fare quello che fanno da sempre: lavorare, pagare le tasse, crescere i figli e sperare che qualcuno si occupi davvero della città.
La verità è che questa continua recita sta diventando insopportabile. Da una parte troviamo quelli che sostengono che va sempre tutto bene, che ogni critica sia una fake news e che ogni domanda sia un attentato all’ordine pubblico. Dall’altra troviamo quelli che sembrano scoprire improvvisamente problemi che esistono da anni e che, in alcuni casi, hanno contribuito essi stessi a creare o ad alimentare. Nel mezzo si muove un esercito di aspiranti candidati, opinionisti permanenti e professionisti del consenso che intervengono su qualsiasi argomento con la stessa sicurezza con cui un chirurgo entra in sala operatoria.
Peccato che amministrare una città non sia una diretta Facebook. E qui arriviamo al punto più serio. La politica non può essere una gara permanente a chi raccoglie più like. Non può essere una competizione tra ego. Non può essere un mercato dove il valore di una persona viene misurato soltanto dal pacchetto di voti che riesce a garantire. Perché troppo spesso partiti e movimenti hanno smesso di chiedersi quanto una persona sia preparata e hanno iniziato a chiedersi soltanto quanti voti porti. E così ci ritroviamo con candidati selezionati per popolarità e non per competenza. Con persone bravissime a fare campagna elettorale ma incapaci di distinguere una proposta politica da una pratica amministrativa. Con figure che parlano ogni giorno di tutto senza avere studiato quasi nulla. È una malattia che attraversa tutta la politica italiana ma che a livello locale produce effetti devastanti. Perché un consigliere comunale non dovrebbe essere scelto come si sceglie il concorrente di un reality show. Dovrebbe essere una persona preparata, capace di leggere un bilancio, comprendere una delibera, conoscere le norme, affrontare problemi complessi e soprattutto avere una visione per il futuro della comunità. Invece troppo spesso assistiamo a una selezione basata sulle amicizie, sulle convenienze, sulle appartenenze e sui voti promessi.
E quando la politica smette di premiare il merito e la preparazione per inseguire il consenso immediato, il risultato è inevitabile: mediocrità. E la mediocrità in politica è un lusso che una città non può permettersi. Per questo oggi non mi interessa sapere chi vincerà l’ennesima polemica sui social. Mi interessa sapere chi avrà il coraggio di richiamare tutti al senso di responsabilità. Chi avrà il coraggio di dire che la politica è servizio e non spettacolo. Chi avrà il coraggio di chiedere ai partiti di formare una nuova classe dirigente invece di limitarsi a reclutare portatori di voti. Chi avrà il coraggio di mettere la competenza davanti alla convenienza. Perché alla fine il prezzo di questa politica urlata, improvvisata e autoreferenziale non lo pagano i protagonisti delle conferenze stampa. Non lo pagano quelli che passano da un partito all’altro come se cambiassero una camicia. Non lo pagano quelli che oggi litigano e domani si alleano.
Lo pagano sempre i cittadini.
Lo pagano le famiglie.
Lo pagano i giovani che cercano opportunità.
Lo pagano gli anziani che chiedono servizi dignitosi.
Lo paga Grottaglie.
E una città straordinaria come la nostra merita molto di più di un eterno teatrino fatto di slogan, personalismi e polemiche. Merita una politica all’altezza della sua storia. Merita persone che studino prima di parlare. Che costruiscano prima di promettere. Che servano prima di comandare. Perché il futuro di una comunità è una cosa troppo seria per essere lasciata ai professionisti del comunicato.

Coordinatore “Grottaglie Rinasce”

