APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – Grottaglie: quando il silenzio diventa complicità e il risveglio arriva troppo tardi
C’è una verità che a Grottaglie abbiamo evitato di pronunciare per troppo tempo: lo scalo Arlotta è stato abbandonato non dal destino, ma dalla politica. Una politica che ha preferito obbedire invece di decidere, tacere invece di rivendicare, subire invece di governare.
Per questo, oggi, le parole del consigliere Enzo Lenti non sono una polemica: sono una constatazione. Amara, ma innegabile.

Per nove anni e mezzo Grottaglie è rimasta sospesa in un limbo fatto di promesse, annunci, slogan e nessuna strategia. La battaglia per i voli civili è stata trasformata in un rito stanco, autoreferenziale, utile solo a chi la agitava come bandiera personale. Il risultato? Zero voli. Zero programmazione. Zero visione.
Nel frattempo, lo scalo veniva lentamente svuotato del suo ruolo strategico: prima il declassamento, poi l’addestramento, poi l’attesa infinita dello “spazioporto”, infine la trasformazione in un aeroporto-cargo “perché sì”, deciso altrove, senza che da Grottaglie arrivasse un sussurro, un dubbio, una reazione.
Il silenzio è diventato complicità. E la complicità, in politica, pesa quanto una scelta sbagliata.

Oggi il sindaco D’Alò si sveglia e scopre che l’aeroporto potrebbe essere una risorsa. Benissimo. Ma è un risveglio tardivo, tardivissimo. E soprattutto non nasce da una visione, ma dall’evidenza di essere stato travolto dagli eventi.
Il cargo agroalimentare è un’opportunità? Sì. Ma non perché qualcuno l’ha immaginato per Grottaglie: perché Grottaglie è stata scelta come ripiego, come alternativa allo spazio che altrove non c’era. Eppure, paradossalmente, questa “occasione di rimbalzo” può diventare la scintilla che non abbiamo mai avuto il coraggio di accendere.
Perché se il cargo funziona, se la piattaforma logistica prende forma, se le imprese rispondono, allora i voli passeggeri non sono un sogno: sono la conseguenza naturale. E qui sta il punto: non è ideologia, è sviluppo.
Grottaglie ha tutto: porto, ferrovia, retroporto, industria, agricoltura, aerospazio. Ha tutto, tranne una classe dirigente che negli ultimi dieci anni abbia saputo dire una sola volta: “Questo aeroporto è nostro, e lo vogliamo far crescere”.
Oggi, finalmente, qualcuno lo dice. E io lo dico con chiarezza: ha ragione Lenti. Non per appartenenza politica, ma per onestà intellettuale. Perché un territorio che non difende le proprie infrastrutture è un territorio che si condanna da solo.
Grottaglie non può più permettersi di essere il laboratorio delle scelte altrui. Non può più essere la pista di riserva della politica regionale. Non può più essere il luogo dove tutto è possibile, purché non disturbi nessuno.
È tempo di pretendere. È tempo di rivendicare. È tempo di dire che l’Arlotta deve tornare ai voli civili, e che questa volta non accetteremo più silenzi, rinvii, o “vedremo”.
Perché lo sviluppo non aspetta. E noi abbiamo già aspettato troppo.

