PONTE GIREVOLE, TRA RESTYLING E IDENTITÀ: TARANTO DAVANTI A UNA SCELTA CHE SEGNERÀ IL SUO FUTURO
In merito al futuro del Ponte Girevole abbiamo scelto di ascoltare alcune voci qualificate: professionisti che, a vario titolo, si occupano di restauro, conservazione, ingegneria strutturale e tutela dei beni identitari. Hanno parlato secondo le rispettive competenze tecniche, offrendo letture diverse ma accomunate da un punto fermo: il Ponte Girevole non è un’infrastruttura qualunque, ma un elemento fondativo dell’immaginario urbano di Taranto. Per rispetto della loro libertà di analisi e per evitare che il dibattito si trasformi in una disputa personale, al momento omettiamo le identità degli interlocutori, riportandone però fedelmente le argomentazioni. Ne emerge un quadro ricco, complesso, che merita di essere condiviso con la città prima che vengano prese decisioni irreversibili
A Taranto sta per aprirsi un cantiere che non è soltanto un’opera pubblica: è un passaggio di identità. Il Ponte Girevole, simbolo assoluto della città dei due mari, si prepara a un intervento radicale che potrebbe cambiarne per sempre la natura. E mentre la Marina Militare e il Ministero della Difesa procedono spediti verso la ricostruzione ex novo, cresce – dentro e fuori la città – una domanda che non può essere elusa: si può davvero sostituire un simbolo senza intaccare l’anima di un luogo?
La cronologia degli atti è chiara. Il 25 luglio 2022 la Difesa, tramite Invitalia, affida la progettazione definitiva ed esecutiva al raggruppamento guidato da “Mjw Structures Ing” di Massimo Majowiecki. Dopo mesi di verifiche, sopralluoghi e analisi strutturali, i progettisti indicano una sola strada: demolire e ricostruire. Una scelta ritenuta più sicura, più duratura, più efficiente. La Soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale Subacqueo, il 29 marzo 2023, dà il suo via libera: sì alla sostituzione, purché la nuova opera conservi il più possibile l’aspetto originario. Un via libera che, però, non chiude il dibattito. Lo accende.
Il progetto presentato dalla Marina Militare è ambizioso: un ponte più largo, più stabile, dotato di sistemi antiribaltamento e di un sofisticato “Digital Twin”, un gemello digitale che monitorerà in tempo reale tensioni, vibrazioni e fenomeni di fatica dei materiali. Un’opera da 24–26 milioni di euro, pensata per diventare il biglietto da visita della “Nuova Taranto”. Durante i lavori, la città sarà collegata da un ponte galleggiante composto da cinque piattaforme mobili, come negli anni ’80, con sezioni centrali rimovibili due volte al giorno per consentire il passaggio delle navi.

Accanto al progetto ufficiale, però, prende corpo una proposta che molti ritengono non solo sensata, ma necessaria: realizzare un nuovo ponte levatoio tra via Roma e via Garibaldi, lasciando intatto il Ponte Girevole storico. Una soluzione che garantirebbe continuità alla navigazione militare, mercantile e turistica, eviterebbe di bloccare la città durante i lavori, preserverebbe l’originale considerato un bene identitario, offrirebbe un secondo collegamento stabile tra Borgo e Città Vecchia e seguirebbe l’esempio di molte città storiche dove i ponti antichi non vengono demoliti ma affiancati da nuove infrastrutture. È una proposta che chiama in causa la Soprintendenza, gli Ordini professionali, il Ministero dei Beni culturali e quello delle Infrastrutture, perché un’opera così simbolica non può essere decisa solo in base a criteri tecnici.
Dal mondo degli architetti – soprattutto da chi si occupa di restauro, consolidamento e tutela dei monumenti identitari – arriva infatti un parere netto, articolato e difficilmente ignorabile. Il ragionamento è semplice e potentissimo: ci sono opere che non appartengono solo alla loro epoca o alla loro funzione, ma alla memoria collettiva di una città. Il Ponte Girevole è una di queste. Gli architetti richiamano esempi che parlano da soli. Il Campanile di San Marco, crollato nel 1902, fu ricostruito “com’era e dov’era” perché nessuno pensò di cambiarlo: era Venezia. Togliere il Ponte Girevole a Taranto sarebbe come togliere la Tour Eiffel a Parigi.
Cosa che è accaduta per le Torri Gemelle, che non furono ricostruite a New York, questo ha cambiato per sempre lo skyline: una scelta identitaria, non tecnica. Il Ponte Girevole, spiegano alcuni addetti ai lavori, appartiene alla prima categoria: non può essere sostituito senza alterare l’identità di Taranto.
Gli esperti delineano due filosofie opposte.
La prima è quella della conservazione: restauro, consolidamento, sostituzione delle parti ammalorate, aggiornamento dei sistemi meccanici. È la via che rispetta il carattere dell’opera.
La seconda è quella della sostituzione: cambiare forma, proporzioni, linea, o costruire un nuovo ponte al posto dell’esistente.
Per molti architetti, questa è una violazione del vincolo identitario. Se la Soprintendenza autorizzasse una sostituzione che alteri forma e carattere del ponte, commetterebbe – secondo questa visione – un errore culturale e metodologico. La manutenzione, anche radicale, è legittima. La cancellazione dell’essenza no. Le risorse pubbliche, sostengono, dovrebbero essere investite nella modernizzazione dell’esistente, non nella sua demolizione.
Il Ponte Girevole non è un ponte qualunque.
È un’immagine, un simbolo, un pezzo di storia. È la porta della Città Vecchia, il segno distintivo della città dei due mari, la sua silhouette più riconoscibile. Taranto ha bisogno di infrastrutture moderne, sicure, efficienti. Ma ha anche bisogno di non perdere se stessa. La proposta di un nuovo ponte levatoio alternativo, che preservi l’originale, non è nostalgia: è visione. È la scelta di una città che vuole crescere senza cancellare ciò che la rende unica. Perché una città che distrugge i suoi simboli perde una parte della sua anima.
E Taranto, oggi più che mai, ha bisogno di custodire la propria.

