APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – IL RIMBALZO DELLE RESPONSABILITÀ E LA SANITÀ CHE NON C’È
La paralisi delle Case di Comunità non nasce dai medici, ma da una politica che usa il caos nazionale come scudo per coprire ritardi locali
Mentre Governo, Regioni e sindacati si scambiano accuse sul modello contrattuale dei medici di famiglia, le strutture territoriali restano chiuse per mancanza di programmazione e decisioni. A Grottaglie, il PD locale trasforma l’empasse in un alibi, mentre i cittadini affrontano ogni giorno una sanità sempre più distante e inaccessibile.
L’editoriale che segue è costruito nella tua cifra: narrativo, fluido, affilato. Integro alcuni concetti come **medicina territoriale – si aggrappano all’empasse nazionale per giustificare ritardi che nulla hanno a che vedere con Roma.
Il risultato è un rimpallo infinito, un gioco delle parti che ha un solo vero sconfitto: il cittadino.
Perché i numeri – quelli sì, verificabili – parlano chiaro: secondo il monitoraggio Gimbe, al 31 dicembre 2025 solo 66 Case di Comunità in tutta Italia erano pienamente operative. Meno del 4%.
Non per colpa dei medici, non per colpa dei contratti, non per colpa dei tavoli tecnici.
Per colpa dell’inerzia.
Il Governo ribadisce che le strutture apriranno nei tempi del PNRR; i medici si dicono disponibili a soluzioni negoziali; alcune Regioni chiedono concertazione, altre rivendicano la riforma.
Eppure, sul territorio, le porte restano chiuse.
E restano chiuse perché nessuno ha fatto davvero il lavoro: programmazione, assunzioni, organizzazione, attivazione dei servizi.
A Grottaglie, l’impasse nazionale è diventata un alibi perfetto.
La Casa di Comunità del San Marco è ferma, e la colpa – si dice – sarebbe del mancato accordo con i medici.
Ma la normativa si sta muovendo verso l’apertura comunque, i neo-entranti saranno assunti, e il Ministero conferma che i tempi non cambiano.
Dunque, di chi è la responsabilità?
Di chi avrebbe dovuto far avanzare il cantiere amministrativo e non l’ha fatto.
Di chi oggi rinvia tutto a un indefinito “Bavarock”, come se un evento potesse sostituire mesi di lavoro mancato.
Nel frattempo, la realtà è brutale:
- i pazienti cronici non trovano presa in carico,
- gli anziani non hanno un punto di riferimento,
- i pronto soccorso esplodono,
- le famiglie rinunciano alle cure.
La promessa del PNRR – una sanità di prossimità, accessibile e continua – rischia di restare un titolo vuoto.
E la politica continua a giocare a nascondino, usando i medici come scudo e il caos normativo come paravento.
La verità è semplice:
le Case di Comunità non sono ferme per colpa dei medici.
Sono ferme perché chi doveva aprirle non l’ha fatto.
E finché non si avrà il coraggio di dirlo, la sanità territoriale resterà un cantiere eterno, e i cittadini continueranno a pagare il prezzo più alto.

