APERTAMENTE di Walter Trani – A GROTTAGLIE NON MANCA IL CAMPO LARGO. MANCA IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITÀ
La verità è che da anni la politica grottagliese non si divide tra progressisti, moderati, civici o riformisti. Si divide tra chi cerca di conquistare consenso e chi cerca di conservarlo.
Da una parte il cosiddetto campo largo.
Dall’altra il centrosinistra civico, riformista e moderato che governa la città da anni.
In mezzo? Sempre meno idee. Sempre più posizionamenti.
Sempre meno visione. Sempre più convenienza.
Sempre meno politica. Sempre più pagnotta.
Perché il progressismo non è mettere insieme tutto e tutti pur di vincere le elezioni.
Ma non è nemmeno amministrare pensando che il consenso ottenuto nelle urne consegni le chiavi della città.
Chi governa non diventa proprietario di Grottaglie.
Chi governa riceve un mandato temporaneo dai cittadini.
E dovrebbe ricordarselo ogni mattina.
Perché la democrazia non è un assegno in bianco.
È ascolto.
È confronto.
È partecipazione.
È umiltà.
Quando si decide di cambiare il volto di un territorio, quando si immaginano migliaia di metri cubi di nuovo cemento, quando si interviene su equilibri urbanistici, ambientali e sociali costruiti in decenni, la prima domanda non dovrebbe essere “come si fa”.
La prima domanda dovrebbe essere: “i cittadini cosa ne pensano?”.
Perché una città appartiene a chi la vive.
Non a chi la amministra.
E invece troppo spesso si preferisce parlare ai cittadini anziché parlare con i cittadini.
Troppo spesso si confonde il governo con il comando.
Troppo spesso si interpreta il consenso come una delega assoluta.
Ma c’è un altro problema ancora più grave.
La selezione della classe dirigente.
Perché da anni assistiamo alla stessa scena.
Si cercano portatori di voti.
Non portatori di idee.
Si premiano pacchetti elettorali.
Non competenze.
Si inseguono candidature utili.
Non candidature preparate.
E così la politica smette di essere il luogo dove si costruisce il futuro e diventa il luogo dove si amministrano equilibri.
La conseguenza è sotto gli occhi di tutti.
I giovani migliori partono.
Le energie più fresche si allontanano.
Le competenze vengono considerate un dettaglio.
E la città resta ostaggio di una perenne guerra tra vecchi marpioni e nuovi aspiranti marpioni.
Io continuo a credere in un’altra idea di politica.
Una politica che metta al primo posto la Questione Morale di Berlinguer.
Una politica che scelga le persone per capacità e non per convenienza.
Una politica che ascolti prima di decidere.
Una politica che costruisca comunità e non clientele.
Una politica che abbia il coraggio di dire che il bene comune vale più di qualsiasi alleanza, di qualsiasi schieramento e di qualsiasi tornaconto elettorale.
Perché Grottaglie non ha bisogno soltanto di un campo largo.
Ha bisogno di una coscienza larga.

Coordinatore “Grottaglie Rinasce”

