LA FESTA DELLE POLTRONE, IL FUNERALE DELLA POLITICA di Walter Trani
Grottaglie (Ta) – Confesso una cosa: faccio fatica a condividere tutto questo entusiasmo. Vedo comunicati trionfali, fotografie sorridenti, pacche sulle spalle, dichiarazioni altisonanti sulla “grande vittoria”. Eppure continuo a farmi una domanda semplice: ma chi ha votato?
I cittadini? No.
I lavoratori? No.
I giovani? No.
Le famiglie? No.
I pensionati? No.
Ha votato un ristretto gruppo di amministratori già eletti.
E allora di quale trionfo popolare stiamo parlando?
La verità è che siamo arrivati al punto in cui una parte della politica festeggia vittorie ottenute senza passare dal giudizio diretto dei cittadini e pretende pure di raccontarle come prove di straordinario consenso popolare.
Ma c’è di più.
Perché in queste settimane abbiamo assistito al solito spettacolo che i cittadini conoscono fin troppo bene: cambi di casacca dell’ultimo minuto, riposizionamenti improvvisi, conversioni fulminee sulla via della convenienza, amicizie ritrovate e inimicizie dimenticate.
Tutto nel nome del bene comune, ovviamente.
Sempre.
Come no!
E allora permettetemi un sorriso amaro.
Perché mentre i cittadini discutono di bollette, lavoro, sanità, servizi e futuro dei propri figli, una parte della politica continua a discutere soprattutto di equilibri, accordi, candidature e posti al sole.
Non vedo una grande vittoria della democrazia.
Vedo una grande vittoria della politica autoreferenziale.
Quella che parla continuamente di popolo senza consultarlo.
Quella che invoca la partecipazione senza praticarla.
Quella che cambia alleanze con la velocità con cui cambia il vento.
Quella che misura il successo in poltrone conquistate e non in problemi risolti.
E sapete qual è la cosa più preoccupante?
Che poi si meravigliano dell’astensionismo.
Si meravigliano della sfiducia.
Si meravigliano della rabbia dei cittadini.
La verità è che la gente non è stupida.
La gente vede.
Osserva.
Ricorda.
E distingue perfettamente chi fa politica per servire una comunità da chi usa la comunità per servire la propria carriera.
Per questo, più che festeggiare, io farei una riflessione.
Perché una vittoria ottenuta senza il voto dei cittadini dovrebbe generare soprattutto prudenza e umiltà.
Non trionfalismo.
E perché la politica, quando smette di conquistare la fiducia delle persone e si limita a gestire rapporti di potere tra gli eletti, smette di essere una speranza.
Diventa soltanto un condominio.

Coordinatore “Grottaglie Rinasce”

