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LEWIS HAMILTON, RICORDATI CHI SEI

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Finalmente potremmo dire, dopo una stagione passata a domandarci se non si fosse bollito, rammollito, se avesse perso il sangue freddo o quella capacità innata di pilotare tirando fuori il massimo dalla vettura, che Sir Lewis Hamilton ha mostrato e dimostrato chi sia. Anzi, come ha scritto lui stesso sui social, si è ricordato chi fosse.

Sette volte campione del mondo, vincitore di 105 GP e da ieri uno in più, autore di 104 pole position e di 206 podi. Più una serie infinita di statistiche che non fanno altro che confermare e accrescere il valore del pilota britannico.

E ieri pomeriggio, durante il Gran Premio della Catalogna sul circuito di Barcellona, LH44 non era in stato di grazia né vittima benevola di qualche exploit estemporaneo: aveva semplicemente – ma già da qualche gara – rindossato il mantello dell’“HammerTime”.

Per chi non lo sapesse, questa era la parola in codice che il suo ex ingegnere Peter Bonnington, “Bono”, pronunciava in Mercedes quando chiedeva un aumento del ritmo di gara. E ieri, quando il suo nuovo ingegnere di pista Carlo Santi gli ha chiesto di fissare il ritmo sul 20”9, Lewis ha inanellato giri su giri sul 20”7.

Ma il pilota Ferrari non si è limitato a fare questo. Con una strategia pensata alla perfezione dagli uomini del Cavallino Rampante, che ha messo in seria difficoltà il muretto Mercedes – tanto da spingere il Team Principal Toto Wolff a dichiarare a fine gara tutta la propria delusione e rabbia per aver sbagliato la strategia – e con tre soste ai box contro le due dei rivali, Lewis tra il giro 30 e il giro 34 ha mantenuto un ritmo di gara più veloce della Mercedes di George Russell, alle sue spalle, di oltre due secondi al giro.

Così, dopo 595 giorni da quel 27 ottobre 2024, quando Carlos Sainz trionfò in Messico, Lewis Hamilton ha riportato la Ferrari sul gradino più alto del podio. Ma c’è di più: è la sua prima vittoria in rosso, escludendo quel lampo che fu la Sprint Race del GP di Cina dello scorso anno.

Ed oltre a far urlare di gioia i tifosi, a esaltare meccanici e ingegneri, a provocare caroselli di auto strombazzanti per le strade di Maranello, le lacrime di esultanza che gli inondavano gli occhi sono valse più del trofeo e dello champagne.

Questa stagione di Formula 1 si era aperta in maniera totalmente differente per i piloti ferraristi. La vettura, più che dignitosa sotto il profilo aerodinamico, con parecchie novità e interpretazioni del regolamento che avevano spiazzato la concorrenza (vedi ala “macarena”), ma deficitaria sul versante motoristico – difatti si vocifera che vi siano circa 40 cavalli in meno rispetto ai motori Mercedes e Red Bull Ford, detta in maniera estremamente semplicistica e senza addentrarci nei meandri dell’attuale regolamento – aveva conquistato podi sia con Leclerc sia con Lewis, ma soprattutto aveva mostrato una costanza che nella passata stagione era un miraggio.

Hamilton, infatti, vuoi per una mal digerita convivenza con le vetture ad effetto suolo, vuoi per una non ancora perfetta amalgama con i membri del team Ferrari, lo scorso anno non era lui. Ma lavorando sodo con la squadra, impostando il lavoro in una certa maniera e indirizzando lo sviluppo come solo un etta-campione del mondo sa fare, i risultati stanno iniziando ad arrivare.

E ora non resta che sperare che questa sia soltanto la prima di una lunga serie perché, come ribadito da Toto Wolff, quando Lewis sente l’odore del sangue può fare cose che voi umani.

Il prossimo GP in Austria (26-28 giugno) vedrà Lewis Hamilton contrapposto al nostro Kimi Antonelli, con 41 punti di distacco, e servirà anche e soprattutto un Leclerc che si sia scrollato di dosso quell’aura di sfortuna e incostanza che da qualche gara lo attanaglia.

Ed allora, Forza Ferrari. Che sia un’estate rossa.


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Massimiliano Bruno Cinque

scrivo di enogastronomia e fumo lento. Appassionato di sport e politica

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