Quando una storia trova la sua casa: il successo di “La bambina nel catino” a Grottaglie
di Stefania Romito
Ci sono luoghi che non si limitano a ospitare eventi, ma custodiscono anime. Spazi fisici che si trasformano in scrigni di memoria collettiva e personale. Quando una storia speciale incrocia uno di questi luoghi, accade una magia: la narrazione si riconosce in quelle mura e trova, finalmente, la sua casa.
È esattamente ciò che è accaduto all’Ex Convento dei Cappuccini di Grottaglie, dove la presentazione del libro La bambina nel catino di Giuseppa Colitta (Collana Nuovo Rinascimento Milano – Passerino Editore) si è trasformata in un’esperienza comunitaria profonda, ben oltre i confini di un semplice firma-copie.

L’incontro non è stato una formale parata culturale, ma un autentico laboratorio di umanità. Attorno al libro si è radunato un pubblico presente “per convinzione e non per convenzione”, desideroso di condividere un momento di vicinanza reale. Il dialogo è stato guidato dalla lettura attenta e sensibile di Carlo Arcadio, capace di scavare nelle pieghe più intime dell’opera. Con rispetto e cura, Arcadio ha saputo toccare i temi cardine del libro: la memoria come strumento di consapevolezza; il dolore che, se attraversato, si trasforma in rinascita; la sacralità dei legami, dell’infanzia e dell’amicizia.
La scelta della location ha radici intime. L’Ex Convento dei Cappuccini fa parte del vissuto dell’autrice. Ai tempi delle scuole medie, qui venivano ospitate ragazze con contesti familiari complessi, gestite dalle suore. Alcune di quelle giovani entrarono così tanto nella sua quotidianità da diventarne amiche e condividere persino i pranzi domenicali in famiglia. Oggi quel filo non si è spezzato. Quegli stessi spazi vibrano di nuova vita grazie ai giovani dell’associazione Ex Frantoio, che hanno trasformato la struttura in un hub permanente di arte, co-working, artigianato e inclusione.

Un ringraziamento speciale va a questo team di “amabili faccendieri”: a Rosario che lo dirige con passione, a Ester per il coordinamento iniziale, e alle due Mariangela, autentica linfa vitale della serata. A rendere tutto ancora più emozionante è stato l’incontro dell’autrice con alcuni suoi ex alunni: Francesco Urselli, che ha immortalato l’evento in foto e video, e Michele Vacca, che ha voluto esserci per un saluto pieno di affetto. Il cuore pulsante della serata è stato il contributo di amici e lettori che hanno dato voce ai passaggi più intensi del libro, frutto di un percorso laboratoriale mirato a trasmettere autenticità: Mimma Cafforio, Maria Liuzzi, Marina Giannotti e Alessandro Santoro; la partecipazione straordinaria di Grazia Maremonti, che ha sposato il progetto con generosità; il finale simbolico affidato a Immacolata Alò, la cui interpretazione ha avuto un valore unico, avendo lei stessa vissuto parte dell’infanzia in quel convento quando accoglieva ragazze in difficoltà.
Quella serata magica ha dimostrato che è ancora possibile fare cultura partendo dalle relazioni umane. Tra abbracci di amici arrivati da lontano e sguardi complici, La bambina nel catino ha confermato la sua vera missione: non restare a prendere polvere su uno scaffale, ma abitare le case, i luoghi dell’anima e i cuori delle persone.
Perché ogni presentazione di questo libro non è mai una replica, ma una storia nuova. Quella di chi scrive, di chi legge e di chi sceglie, anche solo per una sera, di camminare insieme.

