SAN GIORGIO JONICO, LA COSTITUZIONE DIVENTA VIVA: UNA SERATA DI MEMORIA, TEATRO CIVILE E PARTECIPAZIONE
Nelle Tagghjate di San Giorgio Jonico (Ta), davanti a un pubblico numeroso che ha sfidato il freddo di tramontana, la Costituzione italiana è diventata racconto vivo e condiviso: un rito civile che ha intrecciato memoria, testimonianze e teatro comunitario. I primi 12 articoli sono stati trasformati in quadri viventi interpretati da cittadini di ogni età, accompagnati da riflessioni sul lavoro, la dignità, l’uguaglianza, la libertà religiosa, l’accoglienza e il ripudio della guerra. Una serata intensa, sostenuta dalle istituzioni e guidata dal regista Alfredo Traversa, culminata in un finale sorprendente: l’ingresso in carosello di quattro cavalli neri dell’Accademia Equestre Nero Luminoso, con i cavalieri che sventolavano il tricolore sulle note dell’Inno di Mameli, omaggio solenne alla Costituzione più bella del mondo.
Nella sera di venerdì 12 giugno 2026, avvolte dal vento di tramontana che non ha scoraggiato il pubblico, le Tagghjate di San Giorgio Jonico (Ta), si sono trasformate in un grande palcoscenico civile. Un luogo identitario, scavato nella pietra, che ha accolto autorità civili, militari e religiose, cittadini di ogni età e un folto pubblico venuto per celebrare la Costituzione italiana, nel suo ottantesimo anniversario, attraverso un rito collettivo di memoria e partecipazione.
Il sindaco Cosimo Fabiano ha aperto la serata ricordando la forza della Costituzione, definita “una delle più belle al mondo”, e la necessità di riportarla al centro della vita comunitaria. Le Tagghjate, “il luogo più straordinario che rappresenta San Giorgio”, sono diventate metafora della Carta stessa: solide, identitarie, capaci di custodire la storia e di proiettarla nel futuro.

Accanto al sindaco, il Prefetto dott. Liguori ha sottolineato il valore della partecipazione come fondamento della Repubblica, mentre il Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze ha portato la voce delle nuove generazioni, chiamate a custodire e rinnovare i principi costituzionali.
L’evento è stato sostenuto da Regione Puglia, Provincia di Taranto, BCC di San Marzano di San Giuseppe, Fondazione Taranto 25 e GAL Magna Grecia, a testimonianza di un impegno condiviso verso la cultura civica.
Il cuore della serata è stato la rappresentazione dei primi 12 articoli della Costituzione, trasformati dal regista Alfredo Traversa in 12 quadri viventi. Non una lettura, non una lezione frontale: un’esperienza teatrale e comunitaria, interpretata da cittadini di tutte le età, dagli anziani ai bambini, fino ai ragazzi del Consiglio Comunale.
Una narrazione corale che ha intrecciato testimonianze personali, letture degli articoli e riflessioni sui valori fondanti della Repubblica.
Il percorso si è aperto con l’Articolo 1, attraverso storie vere:
– un operaio che ha passato la vita ad analizzare metalli, scoprendo nella diversità dei materiali la metafora della diversità umana;
– insegnanti che vivono la scuola come missione, tra passione, cura e responsabilità;
– una donna che ha sfidato le convenzioni familiari per studiare e diventare libera;
– un ex ufficiale della Marina che ringrazia il Paese per le opportunità ricevute;
– un operaio dell’Arsenale che racconta quarant’anni di lavoro onesto.
Il lavoro è emerso come diritto, dovere, strumento di emancipazione, ma anche come fragilità quando viene a mancare, soprattutto per i bambini che vivono la povertà come ferita sociale.
Gli Articoli 2 e 3 prendono forma attraverso voci che parlano di dignità, pari opportunità, rimozione degli ostacoli sociali.
Una testimonianza dalla segreteria di una scuola racconta il dramma dei bambini costretti a vivere in case famiglia: un richiamo alla responsabilità collettiva e al dovere della Repubblica di non lasciare indietro nessuno.

Le preghiere di diverse fedi – Islam, Ebraismo, Buddismo, Cristianesimo – risuonano tra le pareti di pietra delle Tagghjate, dando corpo agli Articoli 7 e 8.
Un momento di grande intensità simbolica, che mostra l’Italia come Paese laico, aperto, capace di accogliere la diversità come ricchezza.
Gli Articoli 10 e 11sono stati raccontati attraverso storie di migrazione e una testimonianza struggente di un sopravvissuto ai campi di sterminio.
La guerra è definita “disfatta di ogni politica”, mentre il diritto d’asilo appare come una delle intuizioni più avanzate dei costituenti.
La libertà è stata paragonata all’aria: ci si accorge del suo valore quando manca.
Il messaggio ai giovani è chiaro: vigilare, partecipare, non essere indifferenti.
La Costituzione è stato un testamento vivo, costruito anche dal primo voto delle donne, descritto come “un mattone nel muro della casa comune”.
Momento centrale della cerimonia è stato l’intervento del dott. Alberico Motolese, dermatologo, presente “come figlio”, che ha ricordato la figura del padre, oculista eletto all’Assemblea Costituente il 2 giugno 1946 nelle circoscrizioni di Brindisi, Taranto e Lecce, con “30.3000 voti”, come riportato nella trascrizione originale.

Motolese ha ricostruito il ruolo dei 28 medici costituenti – pediatri, oculisti, fisiologi, medici generici – che fondarono un gruppo unitario, presieduto dal prof. Caronia, e che, pur senza poteri legislativi formali, avviarono un lavoro metodico e visionario. Indissero un referendum interno ai 40.000 medici italiani, raccogliendo risposte su temi cruciali: pensioni, casse mutue, rapporto tra ospedali e cliniche, malattie sociali come tubercolosi e malaria, formazione infermieristica.
Da quel lavoro nacque il contributo decisivo all’articolo 32, che tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività. Motolese lo ha definito un articolo “avanti di chissà quanti decenni”, capace di trasformare la salute da questione privata a responsabilità sociale.
La presentatrice prof. Annarita Greco e il regista Alfredo Traversa hanno ringraziato i “cittadini attori”, veri protagonisti della serata.
Il sindaco Fabiano ha ricordato che molte riflessioni sono state scritte dagli stessi partecipanti: “Avete insediato la Costituzione”, dice, sottolineando la coesione della comunità e il valore culturale dell’evento.
Un grazie particolare è andato con un sincero riconoscimento allo staff comunale (capitanati dalla dottoressa Mariacarmela Palmieri e l’assessora Marta Sibilla), ai docenti e al preside che hanno accompagnato i ragazzi, agli sponsor e ai tecnici – Push Studio Srl, Event Sound Music – che hanno reso possibile la serata.
Quando la serata sembra avviarsi alla conclusione, accade qualcosa che nessuno si aspetta.
Dalle profondità delle Tagghjate emergono quattro magnifici cavalli neri, imponenti e lucidi, in perfetto carosello, guidati dai cavalieri dell’Accademia Equestre Nero Luminoso.
I cavalieri avanzano lentamente, impugnando la bandiera italiana, mentre nell’aria si diffonde l’Inno di Mameli, prima recitato con voce ferma da tutti i fanciulli compreso il Consiglio comunale dei ragazzi di San Giorgio Jonico, poi cantato insieme pubblico in piedi.
Un’immagine potente, quasi cinematografica: la Costituzione che vive, che avanza, che si fa carne, voce, movimento, simbolo.
Un omaggio alla Carta più bella del mondo, che continua a parlare, a emozionare, a unire.


