APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – LO SPAZIOPORTO CHE NON DECOLLA
Mentre all’orizzonte si continua a evocare lo spettro scintillante dello “spazioporto”, la realtà è molto meno glamour: 70 milioni di euro dei fondi Fsc 2021–07, oggi congelati, giacciono sul tavolo del governatore Antonio Decaro come un’eredità ingombrante. Un progetto che da otto anni vive di annunci, rendering, memorandum e buffet inaugurali, ma che non ha mai prodotto un solo decollo, un solo operatore, un solo risultato verificabile.
Nel 2018 Michele Emiliano parlava di viaggi suborbitali imminenti, di prodotti tipici pugliesi spediti a 100 chilometri dalla Terra, di rotte turistiche verso lo spazio. Una narrazione fantasmagorica, certo, ma che oggi mostra tutte le sue crepe: il progetto è ancora fermo alla progettazione, mentre le aziende del gruppo Virgin — chiamate per anni come partner salvifici — hanno collezionato più fallimenti che successi. Slide progetto spazioporto
Virgin Orbit è fallita nel 2023.
Virgin Galactic ha sospeso i voli nel 2024.
Gli accordi firmati in pompa magna non hanno portato a nulla.
Eppure, a fine 2024, si è rilanciato con un nuovo studio di fattibilità con Enac e Aeroporti di Puglia, da chiudere entro l’estate 2026. L’ennesimo dossier, l’ennesima promessa, l’ennesima attesa.
Ma la domanda resta: ha senso impegnare 70 milioni per un’infrastruttura senza operatore, senza mercato, senza data di avvio?
La Regione, intanto, ha bloccato gli incentivi agli investimenti perché sommersa da richieste per 5 miliardi. E in questo scenario, pensare di costruire un mega hangar per “gli aerei del futuro” appare un azzardo, se non un esercizio di fantasia politica.
E qui arriva il punto più amaro, quello che Taranto conosce bene:
mentre si inseguono i voli nello spazio, da anni si lotta per avere i voli sulla Terra.
Da anni Taranto e provincia chiedono ciò che altrove è normale amministrazione:
voli civili da Grottaglie, rotte essenziali per le isole italiane, collegamenti con il Sud, e perché no — finalmente — Roma e Milano.
Non un capriccio, ma un diritto alla mobilità, un’infrastruttura vitale per un territorio isolato, che servirebbe non solo Taranto ma anche una larga fetta della Basilicata.
E invece?
Mentre i cittadini chiedono collegamenti reali, si continua a investire energie politiche in un progetto che non decolla.
Mentre il territorio reclama normalità, si risponde con fantascienza.
Mentre si parla di spazio, la terra resta ferma.
Fonti qualificate spiegano che 70 milioni non basterebbero nemmeno a costruire l’intero spazioporto. E allora perché insistere?
La risposta è semplice: rimodulare l’Fsc, recuperare risorse per programmi concreti, non per sogni sospesi.
Così prende forma l’ipotesi più realistica: non uno spazioporto, ma un potenziamento del Marcello Arlotta. Più infrastrutture, più attività industriali, ricerca, start up, droni. Un compromesso che salva capra e cavoli, lasciando sullo sfondo il mito dei voli suborbitali.
Il “regalo” di Emiliano rischia di essere un pacco da scartare con cautela.
Perché lo spazio affascina, ma la politica — e l’economia — chiedono concretezza.
E dopo otto anni di annunci, Grottaglie merita una risposta chiara:
vogliamo continuare a inseguire lo spazio o vogliamo finalmente far decollare la terra?

