GROTTAGLIE, LA CITTÀ CHE SI DICE INCLUSIVA MA ABBANDONA I DISABILI ALLA VIOLENZA QUOTIDIANA
Grottaglie vive una contraddizione esplosiva: mentre associazioni come Vite da Colorare costruiscono inclusione con gesti concreti, la città continua a tollerare una violenza quotidiana contro i disabili. Gli stalli dedicati sono occupati sistematicamente da automobilisti arroganti, aggressivi, impuniti. La denuncia di Gennaro Coppola, disabile al 100%, è la prova di un fallimento istituzionale che non può più essere ignorato. Questo non è un problema di civiltà: è una questione di ordine pubblico
Grottaglie (Ta) – Ci sono notizie che non si possono più raccontare con toni moderati. Ci sono fatti che non si possono più infilare tra le righe di un comunicato. Ci sono vergogne che non si possono più coprire con la retorica dell’inclusione. A Grottaglie, la vergogna ha un nome preciso: gli stalli per disabili occupati abusivamente, ogni giorno, ovunque, da chi si comporta come padrone della strada e della città.
Mentre il prof. Massimo Quaranta e l’associazione Vite da Colorare O.N.L.U.S. lavorano con serietà, con dedizione, con una visione limpida – pedane mobili, campanelli di chiamata, cartelli di sensibilizzazione, formazione per medici e paramedici – la città reale racconta un’altra storia. Una storia sporca, violenta, arrogante. Una storia che non può più essere ignorata.
Non esiste stallo per disabili che non sia occupato abusivamente. Non esiste quartiere dove la prepotenza non abbia messo radici. Non esiste giorno in cui un disabile possa parcheggiare senza dover lottare.
È una violenza civile che si consuma alla luce del sole. Una violenza che non ha bisogno di armi: basta un’auto parcheggiata dove non dovrebbe essere. Basta un gesto di arroganza. Basta l’indifferenza di chi dovrebbe intervenire e non lo fa.
Il caso più esplosivo è quello di via Ferraris, davanti alla sede della CISL. Due stalli dedicati ai disabili, da oltre dieci anni. Dieci anni in cui quei posti sono diventati il parcheggio privato degli abusivi. Dieci anni di richieste ignorate, di segnalazioni finite nel nulla, di vigili che ascoltano e non intervengono, di un Palazzo che lascia scivolare tutto come se non fosse affar suo.
A denunciarlo è Gennaro Coppola, già consigliere comunale, oggi disabile al 100%. Gennaro può ancora guidare, e la sua auto è diventata le sue gambe. Senza quei stalli, muoversi è impossibile. Ogni pomeriggio raggiunge la CISL, il suo vecchio luogo di lavoro, dove i colleghi lo accolgono con affetto. Ma prima di entrare deve affrontare una scena indegna di una città che si definisce civile.
Arriva, e i posti sono occupati. Sempre. Da chi non ne ha diritto. Da chi non si pone il problema. Da chi considera quei parcheggi come “spazi liberi”.
E quando Gennaro prova a far valere la legge, quando chiede semplicemente ciò che gli spetta, viene insultato, aggredito, assalito. Gli abusivi non solo parcheggiano: pretendono pure di avere ragione. E quando trovano la sua auto di traverso, lo riempiono di offese. Una violenza che non è solo verbale: è morale, civile, sociale.
A confermarlo è Pino Cofano, responsabile dello sportello sindacale: “Ogni giorno è questa la storia. Abbiamo segnalato, chiesto interventi, chiamato i vigili. Da un orecchio entra e dall’altro esce. Nessun risultato.”
Dieci anni di nulla. Dieci anni di silenzi. Dieci anni di una città che lascia i disabili in balia degli arroganti.
Diciamolo senza filtri: occupare abusivamente un posto per disabili non è una “leggerezza”. Non è una “distrazione”. Non è una “furbata”. È un atto criminale. Criminale perché toglie un diritto essenziale.
Criminale perché crea ostacoli a chi già vive ostacoli ogni giorno. Criminale perché umilia, ferisce, aggredisce. Criminale perché si accompagna a violenza, arroganza, prepotenza.
Grottaglie non può continuare a raccontarsi come città inclusiva se poi permette che i disabili vengano trattati come intrusi, come fastidi, come ostacoli.
Le iniziative di Vite da Colorare raccontano una Grottaglie che vuole crescere. Gli stalli occupati raccontano una Grottaglie che arretra. Le pedane mobili parlano di futuro. Gli insulti a Gennaro Coppola parlano di regressione. La formazione dei medici parla di cura. La prepotenza degli abusivi parla di violenza.
La città deve scegliere da che parte stare. O difende i suoi cittadini più fragili. O continua a essere complice di chi li calpesta.
Non c’è più spazio per il silenzio. Non c’è più spazio per la tolleranza. Non c’è più spazio per la vergogna nascosta.
È il momento di dirlo forte: chi occupa abusivamente un posto per disabili non è un incivile. È un aggressore. È un violento. È un problema di ordine pubblico.
Grottaglie, quella che crede ai diritti e ai doveri, quella dalla parte giusta deve reagire. Adesso!

