COMMISSIONE SANITÀ: IL CASO CHE COPRE IL PROBLEMA
La seduta dell’8 luglio, convocata per discutere Casa di Comunità, Ospedale di Comunità e l’attuazione del D.M. 77/2022, è stata trasformata in un caso politico che ha oscurato il tema centrale: la crisi della sanità territoriale.
Tra accuse di “aggressione verbale”, repliche indignate e comunicati infuocati, il dibattito si è spostato dai contenuti alle polemiche, lasciando irrisolti i nodi strutturali che riguardano servizi, ritardi, scelte mancate e il futuro dell’ospedale di Grottaglie.
Grottaglie (Ta) – La riunione dell’8 luglio della III Commissione consiliare di Grottaglie avrebbe dovuto essere un passaggio cruciale: sul tavolo c’erano la Casa di Comunità, l’Ospedale di Comunità e, più in generale, il destino della sanità territoriale alla luce del D.M. 77/2022. Un tema che riguarda direttamente la qualità della vita dei cittadini, la tenuta dei servizi essenziali, la capacità del territorio di non scivolare nell’ennesima stagione di disservizi e promesse mancate.
Invece, ciò che è rimasto al centro del dibattito pubblico non è la sanità, ma un episodio dai contorni ancora da chiarire, trasformato in poche ore in un caso politico.

Secondo il comunicato della maggioranza(Commissione Sanità Grottaglie, solidarietà alla consigliera comunale e consigliera provinciale Maria Santoro), la consigliera sarebbe stata vittima di una “violenta aggressione verbale” da parte del consigliere Ciro Petrarulo, con toni sessisti e intimidatori tali da compromettere il regolare svolgimento dei lavori. Una denuncia pesante, che parla di “vulnus al prestigio del Consiglio” e richiama principi di civiltà democratica, rispetto istituzionale, dignità personale.
Una presa di posizione che, nella sua costruzione, appare calibrata per produrre un effetto preciso: spostare il baricentro della discussione dal merito alla morale, dal contenuto alla cornice, dall’urgenza sanitaria alla narrazione vittimistica. Il comunicato della maggioranza, infatti, insiste più sul presunto comportamento del consigliere che sul tema per cui la Commissione era stata convocata. E questo, politicamente, non è mai casuale.
La replica di Petrarulo, dal canto suo, ribalta completamente la prospettiva. Il consigliere nega di aver aggredito verbalmente la collega, ammette un tono acceso — “considerando quanto io tenga al cuore questo argomento” — e

chiede che la prossima seduta sia registrata almeno in audio, proprio per evitare ricostruzioni arbitrarie. Parla apertamente di “calunnie”, di un tentativo di dipingerlo come aggressore, e soprattutto individua un punto politico che merita attenzione: la vicenda sarebbe stata gonfiata per distrarre l’opinione pubblica dal vero problema, ovvero la sanità in Puglia allo sbando.
Petrarulo lo dice senza giri di parole: “Sembra che si voglia fare la vittima per spostare l’attenzione da argomenti molto più importanti”. E aggiunge che, se qualcuno si è sentito offeso, è pronto a chiedere scusa — ma non accetta di essere strumentalizzato per far dimenticare ciò che davvero conta: il futuro dell’ospedale di Grottaglie e le risposte concrete che la comunità attende da anni.
Ed è qui che la vicenda assume un contorno politico più nitido. Perché mentre si discute di toni, presunte aggressioni, dignità istituzionale, il territorio continua a fare i conti con:
• una sanità territoriale indebolita, • servizi che arrancano, • strutture che nascono sulla carta e faticano a decollare, • un D.M. 77/2022 che dovrebbe rivoluzionare l’assistenza ma che, nei fatti, procede a macchia di leopardo, • cittadini che chiedono risposte e ricevono comunicati.
In questo quadro, l’episodio della Commissione rischia di diventare l’ennesimo diversivo: un caso costruito per occupare spazio mediatico, per polarizzare, per trasformare una seduta tecnica in un teatro politico. E quando la politica preferisce il teatro alla sostanza, il risultato è sempre lo stesso: il problema vero resta lì, intatto, irrisolto, più pesante di prima.
La sanità pugliese non è allo sbando perché un consigliere ha usato un tono acceso. È allo sbando perché da anni si accumulano ritardi, scelte discutibili, annunci non seguiti da fatti, e una gestione territoriale che non riesce a garantire ciò che dovrebbe essere garantito per diritto: cura, continuità, prossimità, efficienza.
E allora sì: il caso della Commissione Sanità è grave, ma non per le ragioni che la maggioranza vorrebbe far credere. È grave perché dimostra che, ancora una volta, si preferisce parlare di tutto tranne che del problema. È grave perché la politica si attarda sulle ombre mentre la comunità chiede luce. È grave perché, mentre si discute di toni, la sanità continua a perdere pezzi.
Il resto è rumore. E il rumore, si sa, serve sempre a coprire qualcosa.

