IL CONVENTO DEI PADRI RIFORMATI SI TRASFORMA IN CASA DI TUTTI
PULSANO. Non era la classica presentazione di un libro. Venerdì 10 luglio, tra le mura silenziose e luminose del Convento dei Padri Riformati, Pulsano ha vissuto qualcosa di più raro: una serata in cui la letteratura ha smesso di essere monologo per farsi dialogo, memoria, comunità.Protagonista “La bambina nel catino” di Giuseppa Colitta, un romanzo che da mesi gira la nostra provincia (e non solo ) e che qui ha trovato un’accoglienza profonda, attenta, vera. Un pubblico numeroso ha riempito il chiostro, non per “assistere”, ma per partecipare. E la differenza si è sentita subito.
Ad aprire la serata è stato Sidiki Camara, presidente dell’APS Magic Moment Events e voce della comunità africana del territorio. Con parole semplici eppure capaci di arrivare dritte, ha ricordato che le emozioni non hanno passaporto. “Un libro che racconta l’essere umano appartiene a tutti” ha detto, tra gli applausi più lunghi della serata.
Il suo intervento è stato il cuore etico dell’incontro: una riflessione sulla cultura come spazio di inclusione, dove lingue, storie e origini diverse si incontrano senza perdersi. “La cultura non nasce quando qualcuno prende la parola, ma quando qualcuno si sente raggiunto da quella parola”. Una frase che è rimasta sospesa nell’aria del convento, e che da sola vale il senso della serata.
A condurre il confronto con l’autrice è stato Carlo Arcadio, giovane e preparato, capace di fare domande che non cercavano risposte facili ma verità. Insieme a Giuseppa Colitta ha ripercorso il cammino di Sara, la protagonista, parlando di infanzia, di dolore, di resilienza e del valore della memoria come strumento per crescere.
Poi sono arrivate le voci. Mimma Cafforio, Maria Liuzzi, Sabrina Angelini, Marina Giannotti, Rosanna Fabbiano, Emilio Spina hanno prestato il volto e il tono ai brani più intensi del romanzo. Ogni lettura è stata un piccolo teatro dell’anima: le parole uscivano dalle pagine e diventavano respiro, pausa, emozione condivisa. Il pubblico ascoltava in silenzio, e in quel silenzio c’era tutta la forza di una comunità che si riconosce. Non sono mancate le dolci note alla chitarra da parte del solerte Cosimo Ciquera che hanno allietato la lettura dei vari brani tratti dal romanzo.
A rendere ancora più piena la serata la presenza del Sindaco Pietro D’Alfonso, della vicesindaca Antonella Lippolis e di don Davide Errico. La loro partecipazione non è stata di facciata. È stata testimonianza di un’Amministrazione che crede in una cultura capace di promuovere dialogo e solidarietà.
E il momento più alto, da questo punto di vista, è arrivato quando la Comunità Africana di Taranto e provincia ha consegnato al Sindaco la maglietta dell’associazione. Un gesto di gratitudine per la scelta, unica in provincia, di proclamare il lutto cittadino dopo la tragica uccisione di un cittadino africano.
«Uccidere un cittadino significa colpire un’intera comunità» ha detto il responsabile per la comunità africana di Taranto e provincia. Il Sindaco ha annuito, ribadendo che rispetto e dignità umana non sono negoziabili. In quell’istante il libro, la piazza, la città sono diventati la stessa cosa.
Nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza chi ha costruito la serata pezzo per pezzo. Giuseppe D’Alfonso che con la collaborazione amicale di Antonio Gentile ha curato ogni dettaglio con passione e generosità, mettendosi a disposizione con quello spirito di servizio che fa la differenza tra un evento e un’esperienza. A lui va il ringraziamento più sentito: sono le persone che tengono insieme le cose, anche quando non si vedono.Alla fine è chiaro: “La bambina nel catino” non è “solo” un libro. È diventato un progetto culturale itinerante che costruisce ponti. Coinvolge lettori, associazioni, giovani, istituzioni, cittadini comuni. Trasforma ogni tappa in un’occasione per ascoltarsi davvero.
La tappa di Pulsano lo conferma con forza. In un tempo in cui si parla tanto e si ascolta poco, qui è accaduto il contrario. Si è parlato poco e si è ascoltato molto. Si è condiviso.
Uscendo dal Convento, con il profumo della pietra antica addosso, resta una consapevolezza semplice: la buona cultura non è quella che fa rumore. È quella che ti raggiunge. Che ti sposta di un millimetro. Che ti fa sentire parte di qualcosa di più grande.
Grazie a Giuseppa Colitta per aver scritto un romanzo così umano. Grazie a Pulsano per averlo accolto come si accoglie un ospite di casa. E grazie a tutti coloro che venerdì 10 luglio hanno scelto di stare insieme, intorno a una storia.
Perché alla fine, è proprio questo il senso: ritrovarsi e ricominciare dalle parole.

