LA PALLACANESTRO A GROTTAGLIE: AUTOPSIA DI UNA DISCIPLINA LASCIATA MORENTE
La storia è semplice, brutale, lineare: a Grottaglie la pallacanestro sta morendo non per mancanza di ragazzi, di allenatori, di passione, ma per mancanza di spazio fisico. Di metri. Di parquet. Di canestri regolamentari.
Sta morendo perché qualcuno ha deciso che può sopravvivere solo ciò che occupa, presidia, monopolizza.
In città non esiste una palestra regolamentare per la pallacanestro. Non una.
I canestri a 305 cm – obbligatori dai 12 anni in su – non ci sono.
I campi sono troppo piccoli.
Le palestre scolastiche sono buone per il minibasket, non per un campionato federale.
Il palazzetto grande è in ristrutturazione.
Il palazzetto piccolo è “gestito”.
La palestra Calò è occupata sette giorni su sette dalla pallavolo.
Risultato: la pallacanestro non ha un luogo dove esistere.
La pallavolo, a Grottaglie, non è solo forte: è egemone ed è molto favorita da chi dovrebbe essere lontano da eventuali conflitti di interessi. Non a caso ha una struttura dedicata.
Ha ore infinite.
Ha accesso al palazzetto.
Ha una gestione che decide orari, disponibilità, priorità.
E qui entra il nodo politico-amministrativo:
la gestione degli impianti sportivi è stata assegnata con modalità quantomeno discutibili, con un bando pubblicato solo sul sito del Comune, senza alcuna comunicazione alle società sportive, nemmeno un accenno nelle chat dedicate.
Quindi si è presentata una sola società.
Ha vinto.
E da quel momento decide tutto.
Non serve fare nomi: basta dire che esistono legami, rapporti, vicinanze che rendono la situazione opaca.
Non serve accusare: basta osservare.
Quando una disciplina ha due strutture e l’altra non ha neanche un campo regolamentare, il conflitto di interessi non va dimostrato: si manifesta da solo.
Il GS Basket, nato nel 1982, ha chiuso.
Quarant’anni di storia evaporati per mancanza di ore, spazi, possibilità.
La seconda società, nata nel 1987, è allo stesso punto:
• 4 ore e mezza settimanali
• impossibilità di giocare partite
• ragazzi costretti a emigrare a Martina, Francavilla, Taranto
• campionati abbandonati
• gruppi dissolti
Se si vuol far morire una società sportiva
basta toglierle il campo.
I’ orario prospettato per l’anno prossimo risulta ancora peggiorativo
È un modo elegante per dire:
“Non potete allenarvi.”
Il minibasket sopravvive nella palestra Sant’Elia.
Due giorni a settimana.
Nessuna partita in casa.
Sempre fuori.
Sempre ospiti.
È l’ultimo respiro di un movimento che non ha più un luogo dove crescere.
“Con la pallavolo hanno strozzato la pallacanestro.”
Non è una metafora.
È una diagnosi.
La pallacanestro grottagliese non è un hobby:
è un patrimonio di quarant’anni, generazioni, campionati, educazione, socialità.
Sta morendo non per mancanza di volontà, ma per assenza di equità.
Sta morendo perché qualcuno ha deciso che una disciplina vale più dell’altra.
Sta morendo perché la gestione degli impianti è diventata un recinto, non un servizio pubblico.
Ora serve dirlo
Serve scriverlo.
Serve che la città sappia che non è una crisi sportiva: è una crisi politica, gestionale, culturale.
Grottaglie non può permettersi che gli impianti pubblici diventino di proprietà di una sola disciplina.

