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FABIO CONCATO A MESAGNE: una notte di canzoni, memoria e poesia per la Festa Patronale

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MESAGNE. Venerdì 17 luglio Piazza Vittorio Emanuele II ha smesso per una sera di essere solo una piazza di Mesagne, ma è diventata il salotto di tutta la Puglia. Al centro, un palco semplice. Davanti, tanta gente ben disposta a vivere con entusiasmo il concerto tanto atteso. Sul palco, lui: Fabio Concato, con la chitarra, gli occhiali, e quella voce calda che da 40 anni racconta l’Italia che ride, si innamora, invecchia e ricomincia.
Il concerto, inserito nel cartellone della Festa Patronale in onore della Madonna del Carmine, non era il classico evento “mordi e fuggi”. Era una dichiarazione. Mesagne ha scelto di festeggiare la sua Patrona non solo con fuochi e processioni, ma con una canzone d’autore che parla la lingua della gente comune. E Concato, cantore della quotidianità, era l’interprete perfetto.
 il Sindaco Francesco Rogoli nei giorni precedenti aveva sottolineato il valore della festa per la città, dicendo queste parole.
“La Festa della Madonna del Carmine è per Mesagne un momento di identità profonda. Sono i giorni in cui la nostra comunità si ritrova intorno a ciò che ci ha sempre tenuto insieme: la solidarietà e l’attenzione verso gli altri. Come Civitas Mariae rinnoviamo il legame con la nostra Patrona, affidandole le speranze e i progetti della città. Un grazie sincero va al Comitato Festa, alle Parrocchie, alle associazioni, agli operatori culturali e a tutti coloro che con impegno stanno costruendo questi giorni speciali”.
Parole che hanno dato il senso più ampio all’evento: non solo musica e spettacolo, ma comunità.
Alle 22:00 come previsto, le prime note  aprono la serata. Nessuna introduzione  la piazza risponde a memoria. È subito chiaro il patto: qui non si viene ad ascoltare, si viene a cantare insieme.
“Buonasera Mesagne, buonasera festa grande” dice, con il suo accento milanese addolcito.
Il concerto scorre come un’antologia della vita italiana. “Domenica bestiale” fa alzare in piedi la prima fila. I bambini ballano, i padri battono le mani a tempo. Poi il tono si fa più intimo con “Una domenica d’estate”: “e mi manchi da morire, e non so più che dire”. In quel momento, sotto il cielo di luglio, la canzone smette di essere degli anni ’80 e diventa di tutti.
Concato non è un performer che corre. Parla tra un brano e l’altro. Racconta. Seguono “Fiore di maggio” canzone che l’ha scritta pensando a un amore che non osa dirsi. Le sue canzoni sono piccole cose.
Parlano di un biglietto dell’autobus, di una lettera non spedita, di un’amica che ti presenta qualcuno. Perché sono le piccole cose che ci salvano dai tempi grandi e rumorosi.
Ed è proprio questa la cifra che ha legato l’artista alla Festa Patronale. In un tempo in cui si celebra il sacro con il grandioso, Mesagne ha scelto il piccolo, l’umano, il quotidiano. Proprio come le canzoni di Concato.
Dopo due ore, il concerto si chiude. Mesagne è la fotografia di un’Italia che voleva essere libera e spensierata. E per tutta la durata del concerto venerdì sera, Mesagne lo è stata davvero.
Portare Fabio Concato il 17 luglio, alla fine dei festeggiamenti per la Madonna del Carmine, è una scelta precisa dell’Amministrazione e del Comitato Festa. Non un nome “di richiamo” a tutti i costi, ma un artista che parla di valori: famiglia, amicizia, rispetto, memoria.
Alla fine, mentre la gente defluisce lenta verso le bancarelle e le luminarie, resta la sensazione di aver vissuto qualcosa di raro: un concerto senza eccessi, senza filtri, senza smartphone alzati per tutto il tempo. Solo voce, strumenti musicali degli eccellenti musicisti, piazza e comunità.
La festa vera non è quella che finisce dopo un concerto. È quella che si porta a casa il giorno dopo…
E forse è proprio questo il regalo più grande che Mesagne, con la sua Patrona e con le sue canzoni, ha fatto a sé stessa.

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