RACCOLTA DIFFERENZIATA IN PUGLIA E FONDI FSC: LA PEZZA È PEGGIO DEL BUCO
Pulsano (Ta) – In Puglia la raccolta differenziata non decolla, e ogni volta che la Regione annuncia nuovi fondi per “migliorare il servizio”, la sensazione è sempre la stessa: si mette una toppa su una falla che nessuno vuole riparare davvero. I 20 milioni di euro del Fondo per lo sviluppo e la coesione destinati ai Comuni capoluogo, Taranto compresa, non raccontano un successo. Raccontano un fallimento. Un fallimento di programmazione, di visione, di gestione.
È in questo quadro che interviene Angelo Di Lena, consigliere comunale di opposizione, che non usa mezzi termini: mentre la Regione festeggia, la raccolta differenziata arretra al 63%, lontana dall’obiettivo del 70% fissato nel Piano regionale dei rifiuti. E il punto non è solo il dato, ma la logica che lo sostiene: si continua a usare il FSC come un bancomat per coprire inefficienze strutturali, senza costruire un modello industriale vero, senza responsabilizzare gli enti, senza pretendere risultati.
Di Lena lo dice chiaramente: la propaganda non regge più. I fondi tampone non sono una soluzione, sono la prova che la soluzione non c’è.
Il ragionamento del consigliere si allarga poi al territorio, perché la gestione dei rifiuti non è mai solo tecnica: è politica, è relazionale, è fatta di equilibri e di scambi. E qui entra in scena Pulsano, dove – sottolinea Di Lena – si vota centrodestra, ma in Regione si sostiene il PD. Un doppio binario che non è un mistero, né un’anomalia: è un sistema.
Secondo Di Lena, gli stessi circuiti di potere che si muovono a livello locale alimentano e proteggono gli assetti regionali. Blocchi che si contrappongono solo in superficie, ma che nella sostanza convergono per mantenere lo status quo. È un meccanismo collaudato: si governa da una parte, si sostiene dall’altra, e nel mezzo si garantisce che nulla cambi davvero. Né nei Comuni, né in Regione.
La critica si fa poi tecnica, perché la questione non è solo politica: è contabile. Di Lena richiama gli indirizzi della Corte dei conti, che da anni ribadisce che i fondi FSC non possono essere usati come sussidi a pioggia o come cerotti per coprire inefficienze croniche. Le risorse di coesione devono finanziare progetti strutturali, non interventi emergenziali.
E qui sta la stortura: si premia chi non raggiunge gli obiettivi, si finanzia chi non ha pianificato, si coprono i buchi di chi non ha gestito. Il risultato? I cittadini pagano tasse altissime per servizi scadenti, mentre la Regione continua a distribuire fondi senza pretendere performance.
«Taranto e Pulsano – conclude Di Lena – meritano una svolta vera, una gestione trasparente dei fondi pubblici e una programmazione industriale seria, lontana da logiche di bottega e da intese trasversali che penalizzano unicamente i cittadini. Continueremo a vigilare e a denunciare questo sistema senza alcuno sconto, nelle istituzioni e sul territorio».
Una posizione netta, che non si limita alla denuncia ma chiama in causa un intero modello di governo. Un modello che, oggi, mostra tutte le sue crepe.

