GROTTAGLIE, L’ENNESIMO SCHIAFFO AL TERRITORIO e IL CAPOLAVORO DELL’INCOMPETENZA
Grottaglie (Ta) – Nella nostra ex ridente cittadina ormai non si sbaglia: si persevera. E si persevera male. Al centro di una rotatoria, in bella mostra, spuntano le Strelitzie — scambiate per palme da chi non distingue
un frutto da un seme — piantate come fossero un ornamento innocuo. Non lo sono. Non lo sono affatto! Perché piantare Strelitzie, piante ufficialmente inserite dall’EFSA tra gli ospiti della Xylella fastidiosa, nel cuore di un territorio agricolo è qualcosa che supera la semplice ignoranza botanica. È un atto di incoscienza amministrativa, un gesto che grida vendetta contro la logica, contro la scienza, contro il buon senso e contro la comunità che vive di ulivi, vigne e lavoro vero.
EFSA è la sentinella scientifica dell’Europa: l’Autorità che dice cosa è sicuro e cosa no, cosa può entrare nelle nostre campagne e cosa invece rappresenta un rischio serio. Non fa politica, non fa opinioni: certifica, con dati e prove, quali piante possono ospitare patogeni pericolosi come la Xylella. È l’ente che stabilisce la lista ufficiale delle specie a rischio. Ed è proprio lì, in quella lista, che compare la Strelitzia reginae. In altre parole: quando l’EFSA parla, le amministrazioni dovrebbero ascoltare. Perché ignorare l’EFSA significa ignorare la scienza, il territorio, e la memoria di ciò che la Xylella ha già distrutto.
Non siamo davanti a un errore. Siamo davanti a una decisione deliberata, presa da chi continua a trattare il territorio come un giardino ornamentale da catalogo, senza alcuna conoscenza delle conseguenze. Le Strelitzie non sono palme, non sono “palmizie”, non sono scenografia tropicale da rotatoria. Sono potenziali vettori di un batterio che ha già devastato intere province, cancellato uliveti secolari, distrutto economie familiari, cambiato per sempre il paesaggio pugliese.
E Grottaglie cosa fa? Le pianta. Le mette lì, in mezzo ai campi, come se nulla fosse. Come se la Xylella fosse un’invenzione. Come se il territorio non fosse già abbastanza fragile.
È lo stesso Comune che ha già condannato a morte centinaia di alberi senza spiegare a chi, a cosa, a quale interesse rispondesse quella mattanza verde. È lo stesso Comune che continua a muoversi con la leggerezza di chi non ha mai parlato con un agricoltore, di chi non ha mai visto un ulivo morire, di chi non ha mai capito cosa significa perdere un raccolto.
Chi ha deciso questa ennesima follia? Chi si assume la responsabilità di aver introdotto una specie a rischio fitosanitario in un territorio agricolo che dovrebbe essere protetto come un bene sacro? Chi risponderà se domani dovesse comparire un focolaio? Chi avrà il coraggio di guardare negli occhi gli agricoltori quando chiederanno conto dei danni?

Grottaglie non è un parco tematico. Non è un set fotografico. Non è un luogo dove si gioca con le piante come fossero soprammobili.
Grottaglie è terra agricola, terra di ulivi, terra di vigne, terra di lavoro. E merita amministratori che sappiano almeno distinguere una palma da una Strelitzia. Ma soprattutto merita amministratori che sappiano distinguere il bene comune dall’improvvisazione pericolosa.
Questa scelta non è solo sbagliata. È irresponsabile. È pericolosa. È offensiva nei confronti di un territorio che ha già pagato troppo.
Grottaglie merita di meglio. E merita di pretenderlo.

