TARANTO, GAZEBO ASSALITO: UNA FERITA ALLA DEMOCRAZIA CHE GLI ITALIANI DEVONO DIFENDERE
La scena si consuma in pochi minuti, nel cuore di Taranto, in una piazza che dovrebbe essere luogo di incontro e di parola. Invece, sabato 25 luglio, piazza Maria Immacolata diventa teatro di un’aggressione che non riguarda soltanto un gazebo, dei manifesti, un gruppo di militanti: riguarda la tenuta democratica del Paese, il diritto di ogni cittadino a esprimere un’idea senza temere di essere travolto dalla violenza.
Il gazebo di Futuro Nazionale, allestito dal referente del comitato costituente 22 Giuliano Neglia, viene rovesciato da una quindicina di antagonisti. Manifesti strappati, urla, insulti, una tensione che cresce fino a quando la Polizia non interviene, evitando che la situazione degeneri. La Digos raccoglie testimonianze, identifica volti, ricostruisce i fatti: un lavoro necessario, perché la violenza politica non può mai essere archiviata come un incidente di percorso.
Il deputato Rossano Sasso, responsabile regionale del partito di Roberto Vannacci, denuncia l’accaduto con parole dure: «I soliti violenti dei centri sociali hanno assaltato il gazebo di Futuro Nazionale… Non ci fate paura, vigliacchi». E rilancia: il gazebo tornerà in piazza il giorno dopo, come gesto di resistenza civile, di rivendicazione del diritto a esserci.
Ma l’episodio non si chiude qui. Perché la violenza politica, quando emerge, chiama alla responsabilità tutte le forze democratiche, indipendentemente dalle appartenenze. E infatti arriva la voce del Partito Repubblicano Italiano, attraverso il Segretario Provinciale Mirko Di Bello, che condanna senza esitazioni: «La violenza è sempre una sconfitta della democrazia».
Di Bello ricorda che la libertà , il pluralismo, il rispetto delle istituzioni e il confronto civile sono pilastri della storia repubblicana, radici che affondano nel Risorgimento e si esprimono nella Costituzione. E aggiunge un punto che dovrebbe essere scolpito nella coscienza collettiva: la tutela delle libertà democratiche non può essere selettiva. Vale per tutti, sempre. Vale anche per chi non la pensa come noi. Vale soprattutto quando le differenze politiche sono profonde.
Perché la democrazia non è un club esclusivo: è un patto. E quel patto si regge sulla libertà di parola, di manifestazione, di dissenso. Chi attacca un gazebo attacca un principio. Chi strappa un manifesto strappa un pezzo di Repubblica. Chi urla per intimidire rinnega la cultura civile che tiene insieme questo Paese.
L’Italia è una democrazia che la maggioranza degli italiani vuole, difende, pretende. Una democrazia che non può permettersi zone d’ombra, né tollerare che gruppi organizzati decidano chi può parlare e chi no. La violenza politica, da qualunque parte provenga, è un veleno che corrode la convivenza e alimenta una spirale pericolosa: quella in cui non si discute più, si attacca; non si replica, si distrugge; non si vota, si intimidisce.
La risposta deve essere chiara: la libertà di ciascuno è il presupposto della libertà di tutti.
E ogni cittadino, ogni forza politica, ogni istituzione ha il dovere di difenderla.
Non per Futuro Nazionale, non per il PRI, non per una parte o per l’altra: per l’Italia.
Per la democrazia che ci appartiene e che dobbiamo proteggere, ogni giorno, da chi vorrebbe ridurla a un campo di battaglia.

