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EX ILVA: LA SENTENZA CHE ROMPE IL VELO. TARANTO CHIEDE VERITÀ, LA POLITICA NON HA PIÙ ALIBI

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La sentenza della Corte d’Appello di Milano sull’ex Ilva rompe definitivamente il velo dell’ambiguità politica: Taranto non può più essere costretta a scegliere tra salute e lavoro. USB chiede la nazionalizzazione e tutele straordinarie per tutti i lavoratori; il M5S (Turco e Angolano),accusa il Governo di aver fallito prima ancora della decisione dei giudici; CONFAPI Taranto, con il presidente Fabio Greco, avverte che senza soluzioni urgenti e strutturali la città rischia un collasso occupazionale. È il momento della verità: la politica deve decidere quale futuro consegnare a Taranto.

Taranto – La sentenza della Corte d’Appello di Milano sull’ex Ilva non è un capitolo giudiziario: è una resa dei conti. Taranto torna al centro della scena nazionale non per volontà della politica, ma perché la magistratura ha ricordato a tutti — con la forza dei fatti — che salute e ambiente non sono variabili negoziabili. E che la città non può più essere trattata come un laboratorio di promesse mancate.

La decisione certifica ciò che Taranto denuncia da decenni: la gravità della situazione ambientale e sanitaria, l’urgenza di interventi immediati, l’impossibilità di continuare a vivere sospesi tra decreti, proroghe e trattative infinite. La politica, ora, non può più nascondersi.

USB: “Nazionalizzare per salvare lavoro, salute e futuro. Nessuno resti indietro”

USB Lavoro Privato – Industria Nazionale entra nel dibattito con una posizione che non lascia spazio alle ambiguità: la sentenza non deve diventare l’alibi perfetto per accompagnare la chiusura della siderurgia italiana. Il disastro dell’ex Ilva non è figlio della magistratura, ma di decenni di scelte industriali sbagliate, di investimenti mancati, di governi incapaci di imporre ai privati standard minimi di sicurezza e continuità produttiva.

La proposta è radicale e lineare: nazionalizzare Acciaierie d’Italia. Non per ideologia, ma per necessità. Solo lo Stato può garantire:

  • messa in sicurezza degli impianti
  • bonifiche vere
  • decarbonizzazione reale
  • continuità produttiva senza scaricare i costi sui lavoratori

USB lo dice senza giri di parole: “Nessun lavoratore deve essere lasciato indietro.”

E chiede tutele straordinarie per tutti — dipendenti, appalti, indotto, filiera — e un Reddito di Transizione che accompagni la fase di messa in sicurezza e riconversione. Accanto a questo, una battaglia storica: il riconoscimento del lavoro siderurgico come lavoro usurante.

Turco (M5S): “Le sentenze si rispettano. Il Governo non scarichi sulla magistratura i propri fallimenti”

Il senatore Mario Turco, vicepresidente M5S, rompe la narrazione del Governo con una dichiarazione che è un atto d’accusa politico. Turco critica apertamente il ministro Giorgetti, accusato di aver trasformato la sentenza in un comodo capro espiatorio per giustificare una trattativa che, dopo quasi quattro anni, non è mai arrivata a compimento.

La verità, dice Turco, è un’altra:

  • la strategia del Governo era fallita ben prima della sentenza
  • le procedure di cessione non hanno prodotto nulla
  • le offerte prevedevano un prezzo simbolico di 1 euro
  • oltre 4 miliardi di fondi pubblici spesi senza risultati

Turco chiede che Meloni, Giorgetti e Urso si presentino in Parlamento per spiegare come intendano:

  • attuare la sentenza
  • tutelare la salute
  • garantire il futuro dei lavoratori
  • costruire una prospettiva industriale sostenibile per Taranto

“Non è più il tempo degli alibi. È il tempo della verità e delle responsabilità.”

Angolano (M5S): “Taranto non può più scegliere tra salute e lavoro. La sentenza impone un cambio di passo”

La consigliera regionale Annagrazia Angolano, presidente della VI Commissione, parla di un passaggio “di grande rilievo” che deve accelerare la riconversione economica e sociale della città. Taranto deve uscire dalla monocultura dell’acciaio e costruire un nuovo modello di sviluppo, coinvolgendo istituzioni, sindacati, università, ricerca, associazioni e cittadini.

La priorità è una sola: “I tarantini non possono più essere costretti a scegliere tra salute e lavoro.”

Greco (CONFAPI Taranto): “Senza soluzioni urgenti e strutturali sarà collasso occupazionale”

A queste voci si aggiunge quella del presidente di CONFAPI Taranto, ing. Fabio Greco, che interviene con una lucidità che non concede sconti. Greco parla da rappresentante delle piccole e medie imprese, ma soprattutto da uomo che conosce la fragilità dell’economia ionica: la sentenza, dice, impone scelte immediate e strutturali, perché il rischio è uno solo — il collasso occupazionale.

Greco sintetizza così il quadro:

  • la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni è oggi lo scenario più realistico
  • non esiste un piano di bonifica credibile
  • mancano acquirenti solidi, liquidità, risorse pubbliche future
  • la decarbonizzazione è ferma dal 2014
  • nessuno ha delineato un piano occupazionale sostenibile

E pone le domande che Taranto si fa da anni: “Dopo tutto questo tempo, cosa rimarrà? Si chiude e non si bonifica? È questo il futuro che si vuole consegnare alla città?”

Greco denuncia una politica che non ha avuto il coraggio delle scelte, che si blocca ogni volta che sembra vicina a una soluzione, che rischia di consegnare a Taranto l’epilogo peggiore.

Sul fronte della riconversione, il presidente di CONFAPI è netto: le tecnologie green richiedono tempi lunghi e investimenti miliardari, mentre le istituzioni locali hanno già espresso contrarietà agli impianti di rigassificazione. Intanto incombono le prescrizioni della magistratura e dell’UE.

Greco chiude con una visione che è anche un monito: una rivoluzione tecnologica mal governata aumenta le diseguaglianze; ben governata, invece, genera benessere. Taranto deve diversificare, uscire dalla dipendenza da un’unica fonte energetica, costruire scelte che non penalizzino salute, ambiente e lavoro.

CONFAPI ha presentato un progetto di rilancio, chiesto una cabina di regia, offerto collaborazione. Ma il tempo sta finendo: “La città non può permettersi un collasso occupazionale. Sarebbe un fallimento per tutti.”

Taranto, ancora una volta, davanti allo specchio

La sentenza non chiude una storia: la riapre. E mette la politica davanti alle sue responsabilità. Taranto non può più essere la città costretta a scegliere tra vivere e lavorare. La transizione industriale non può essere pagata da chi ha già pagato tutto: salute, futuro, dignità.

La domanda è semplice, e brucia: questa volta la politica sarà all’altezza?


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Lilli D'Amicis

𝐋𝐢𝐥𝐥𝐢 𝐃’𝐀𝐦𝐢𝐜𝐢𝐬 – Una vita per il giornalismo e la comunicazione indipendenteArcangela Chimenti D’Amicis, conosciuta da tutti come Lilli D’Amicis, è una giornalista di grande esperienza, indipendente e senza compromessi.Nata il 10 luglio 1955 a Grottaglie, dopo quasi vent’anni lontana dalla sua città natale vi è tornata nel 2010, continuando a esercitare con passione una professione che difende con determinazione dal 1984.Iscritta all’Ordine dei Giornalisti di Puglia dal marzo 1986, ha iniziato la sua carriera come corrispondente per il Corriere del Giorno di Taranto, collaborando poi con diverse emittenti televisive e radiofoniche: Videolevante Taranto, Retepuglia, TRCB e Puglia TV di Brindisi. Innovatrice per natura, ha ideato il primo TG condotto da bambini a Puglia TV, un esperimento così riuscito da essere presentato in un convegno ACLI a Sanremo.Dopo un periodo al Nord, ha lavorato con Astro TV e Uno TV a La Spezia, assumendo il ruolo di caporedattore. Nel 1993, a Roma, ha fatto parte della redazione cronaca e spettacoli de Il Tempo. Tornata in Puglia, ha collaborato con Ciccio Riccio FM, firmando per 25 anni le due testate giornalistiche (Ciccio Ticcio e Disco Box) realizzato per il Corriere del Giorno rubrriche di spettacolo "Radioascoltanto" e "Televisionando". Dopo 25 anni di direzione editoriale di Ciccio Riccio ha ceduto il testimone a Valentina Molfetta nuovo diretteore editoriale delle due testate succitate.Nel 1997 ha fondato ZOOM Grottaglie, magazine pocket con tiratura mensile di 2.000 copie, tra i primi in Puglia ad avere un sito internet (zoomonline.it). La chiusura nel 2001 fu causata da un furto devastante in redazione, segno evidente di quanto l’informazione libera e non asservita al potere potesse dare fastidio.Dal 2006 al 2015 ha ricoperto l’incarico di addetto stampa di un Senatore di Puglia, lavorando nel settore politico. Nel 2011 ha fondato il giornale online Oraquadra.info, ancora attivo, e già nel 2004 aveva avviato il blog di successo Tuttoilresto-noia.blogspot.com, con una media di 1.200/1.500 lettori giornalieri.Accanto alla carriera giornalistica, Lilli ha cresciuto due figli: Michela Tombolini, avvocato e prima wedding lawyer d’Italia, e Giovanni Tombolini, pilota di aerei e docente presso l’Istituto Carnaro Marconi Flacco Belluzzi, impegnato anche come pilota di Canadair per otto mesi all’anno.A 70 anni, sposata da 50 anni con Oreste Tombolini, ammiraglio MM in pensione, continua a essere operativa con la sua agenzia MT Eventi, specializzata in wedding e non solo. La sua storia dimostra che passione e professionalità non hanno età, finché la salute accompagna il cammino.E scusate se è poco!

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