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Maggioranza D’Alò barcolla, ma in soccorso arrivano Santoro e Gianfreda e Marchese messo ai margini perché chiede troppi chiarimenti su TARI

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La rottura con Marchese si consuma tra la riunione di maggioranza del 4 agosto e il decreto di revoca del 6. Intanto il Sindaco consolida i numeri grazie ai due ex Forza Italia, Santoro e Gianfreda, ormai stabilmente nell’orbita dell’esecutivo.

La crisi interna esplosa dopo il PEF e il voto contrario alla Tari porta Marchese ai margini della maggioranza: escluso dalla riunione del 4 agosto e privato dell’incarico fiduciario con il Decretodel6agosto, il consigliere perde ogni ruolo politico operativo. Ma D’Alò non resta scoperto: guadagna due nuovi sostenitori provenienti dall’opposizione, Maria Santoro e Ciro Gianfreda, che da mesi avevano già ammorbidito le loro posizioni fino a diventare decisivi per la tenuta dei numeri. L’opposizione si assottiglia, la maggioranza si allarga, e la città assiste a un rimescolamento che cambia gli equilibri del Consiglio comunale.

Giovanni Marchese durante l’intervento in aula al suo fianco la Consigliera D’Alò sorella del Sindaco

Grottaglie (Ta) – La crisi politica che attraversa la maggioranza del sindaco Ciro D’Alò non è un fulmine a ciel sereno: è il risultato di una sequenza di atti, scelte e movimenti che, tra la fine di luglio e il 6 agosto, ridisegnano completamente gli equilibri del governo cittadino. Da un lato, l’estromissione silenziosa del consigliere Giovanni Marchese; dall’altro, l’ingresso di due ex oppositori che garantiscono numeri e stabilità all’esecutivo.

Nell’ultima seduta di Consiglio comunale di fine luglio, Marchese porta in aula una questione che tocca direttamente i cittadini: la trasparenza dei costi dei servizi e la corretta imputazione delle sanzioni pregresse. Chiede di conoscere l’ammontare delle multe già incamerate e di ricalcolare l’ultima rata dovuta dai cittadini sulla base dei servizi realmente erogati.

Il caso citato è emblematico: la pulizia delle formelle dei marciapiedi, pagata una volta all’ente e una seconda volta a una ditta incaricata. Una duplicazione che, se confermata, aprirebbe un fronte amministrativo delicato.

Il suo intervento arriva dopo due scelte politiche che avevano già incrinato i rapporti con la maggioranza:

  • l’astensione sul PEF,
  • il voto contrario all’aumento della Tari.

Marchese non è più allineato. E la maggioranza lo percepisce.

Il 4 agosto il sindaco convoca una riunione urgente di maggioranza, dice ai suoi per contarci e vedere se si potrà andare avanti con il mandato che scricchiola. Ma non si presenta. A gestire l’incontro restano il presidente del Consiglio Aurelio Marangella e il vicesindaco Vincenzo Quaranta.

Il dato politicamente più rilevante è uno: il sindaco raccomanda espressamente di non far partecipare Marchese.

Una esclusione che non ha bisogno di comunicati ufficiali per essere chiara: Marchese non è più considerato parte della maggioranza operativa. La riunione procede senza di lui, certificando una rottura ormai conclamata.

La maggioranza discute, si ricompatta, si riallinea. Ma lo fa senza uno dei suoi consiglieri eletti. Un gesto che, nella grammatica politica, equivale a una sfiducia informale.

Due giorni dopo, il 6 agosto 2026, arriva l’atto amministrativo che formalizza la rottura: il sindaco firma il decreto n. 13, con cui revoca a Marchese l’incarico di collaborazione sulla manutenzione delle strade rurali, affidatogli nel febbraio 2025.

La motivazione ufficiale parla di “riorganizzazione degli incarichi tra i consiglieri”. Ma la tempistica è inequivocabile: prima l’esclusione dalla riunione di maggioranza, poi la revoca dell’incarico fiduciario.

L’incarico revocato era privo di poteri gestionali, ma politicamente significativo: rappresentava un ruolo operativo sul territorio e un rapporto fiduciario con il Sindaco. La revoca ha effetto immediato e viene pubblicata all’Albo Pretorio per quindici giorni.

La perdita di Marchese, però, non lascia scoperto l’esecutivo. Anzi: si inserisce in un quadro politico che da mesi stava già cambiando. Il sindaco, infatti, guadagna due nuovi consiglieri provenienti dall’opposizione: Maria Santoro e Ciro Gianfreda entrambi ex Forza Italia a cui va aggiunto Ottavio Orlando ma quasi sempre assente in aula causa lavoro fuori Grottaglie.

Una convergenza che non arriva all’improvviso: da circa un anno, i due consiglieri avevano iniziato una melina politica evidente, con posizioni sempre più morbide verso l’amministrazione. La più evidente è quella di Maria Santoro, il cui comportamento le ha consentito di essere eletta consigliera provinciale grazie al voto ponderale, un risultato che difficilmente sarebbe arrivato senza una sponda politica favorevole.

Con il loro ingresso, l’opposizione si assottiglia ulteriormente. E non era difficile prevederlo, considerando la composizione ideologica variegata e poco coesa delle minoranze in Consiglio comunale.

D’Alò, quindi, perde un consigliere critico ma ne guadagna due che garantiscono numeri e stabilità e quando è presente c’è anche Ottavio Orlando. La maggioranza si ricompatta, si allarga e si rafforza proprio mentre si libera di una voce che da fedele eletto nelle fila di Sud in Movimento (partito di D’Alò) come Lacava e Annicchiarico anche loro dissidenti (Sud in Movimento) da un po’ di anni,  tre figure scomode su cui si abbatte la vendetta di D’Alò appena le situazioni glielo consentono, con Marchese è stato facile ma con gli stessi Lacava e Annicchiarico è più difficile, quindi tre spine nel fianco che lo porteranno a fine mandato con qualche agitazione di troppo.

La sequenza degli eventi compone un quadro nitido:

  • Marchese non è più considerato parte della maggioranza.
  • Il Sindaco evita il confronto diretto e affida la gestione della riunione a Marangella e Quaranta.
  • La maggioranza si riunisce senza il consigliere dissidente.
  • L’incarico fiduciario viene revocato due giorni dopo.
  • Santoro e Gianfreda, ex oppositori, entrano stabilmente nell’orbita del sindaco.
  • L’opposizione si riduce, la maggioranza si allarga.

Il risultato è una nuova geografia politica: più compatta, più numericamente solida, più controllata dal Sindaco.

Marchese continuerà a sedere in Consiglio, ma non nella stanza dove si decide. La sua esclusione dalla riunione del 4 agosto è il segnale più evidente: la maggioranza, o meglio il suo Sindaco,  non lo considera più parte del proprio percorso politico e sarà interessante vedere come si comporterà Sud in Movimento.

Il decreto del 6 agosto è la formalizzazione amministrativa di una scelta già maturata. L’ingresso dei due ex oppositori è la strategia politica che garantisce numeri e stabilità.

Intanto la città, o meglio quella parte che non dorme ma che osserva  vede  una maggioranza che cambia pelle, che si chiude e si allarga allo stesso tempo, mentre le questioni sollevate da Marchese — servizi pagati due volte, sanzioni pregresse, trasparenza dei costi, una città priva dei servizi che da capitolato dovrebbe garantire l’AVR (azienda che gestisce raccolta rifiuti, cura e pulizia del verde pubblico e lavaggio delle strade, tutto previsto nel capitolato ma che spesso non vengono erogati e al tempo mai sanzionati, e come viene sottoscritto nel contratto dopo tre richiami la ditta dovrebbe perdere la gestione, ma stranamente ciò non accade e di questo chiede conto il Marchese da un po’ di tempo e la risposta del Sindaco è stata: revoca dell’incarico — quindi restano sul tavolo restano questi interrogativi a cui la maggioranza mette il silenziatore come si usa nelle dittature gestite dai podestà.

E intanto la città è in questo stato cartoni ovunque perché non c’è stata la raccolta.

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Redazione Oraquadra

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