“L’IRA TUA”, VENT’ANNI DOPO: IL RITORNO DI CLAUDIO D’ATTIS TRA MEMORIA, TERRITORIO E NUOVE FRONTIERE CREATIVE
Vent’anni dopo il primo ciak, Claudio D’Attis torna dove tutto è iniziato: Carosino. Era il 2004, quarantesima edizione della Sagra del Vino, quando “l’ira tua” prese vita tra una gru da traslochi, una piazza che diventava set e una comunità che si trasformava in troupe.
La sera del 12 agosto scorso, ultima serata della sessantesima edizione, il cerchio si è chiuso: il sindaco Onofrio Di Cillo — allora vicesindaco ai tempi del primo ciak — ha consegnato a D’Attis il calice celebrativo, lo stesso che nel talk è stato donato a tutti i sindaci del paese che si sono succeduti negli anni. Per il regista è stato un gesto simbolico, potente, che ha accolto con emozione: «Per me ricevere quel calice è stato come aver ricevuto l’Oscar», ha detto, felice di vedere riconosciuto un lavoro che nel 2021 ha conquistato anche Hollywood con il premio per la Migliore Regia Sperimentale allo Standalone Film Festival and Awards.
Un ritorno, un omaggio, una storia che continua a scorrere — proprio come il vino della fontana che nel film diventa simbolo di memoria e di rinascita.
Carosino (Ta) – Vent’anni dopo “l’ira tua”, Claudio D’Attis riapre il cassetto di un’opera che ha attraversato il tempo e i confini.
Un film costruito con mezzi essenziali, una gru da traslochi al posto dei droni, un set che respirava la stessa aria del paese, un gruppo di giovani che trasformò un’idea in un racconto visivo potente. Oggi D’Attis vive in Germania, lavora come media educator, porta nelle scuole la serie Holy B3 e continua a interrogarsi sul rapporto tra cinema, territorio e intelligenza artificiale.
Prima dell’intervista a Claudio D’Attis ecco cosa racconta questo film:
“Nel Sud Italia sconvolto dalla Seconda guerra mondiale, Celestino, un contadino innamorato di Grazia, cerca una via di fuga dall’orrore che avanza. Confuso, propone al prete della comunità di fuggire insieme, ma il sacerdote gli oppone la preghiera e l’attesa. Infastidito dalla sua rassegnazione, Celestino sceglie invece di partire e combattere al fianco degli americani, trovando la morte sul campo. Grazia resta sola davanti a un nemico invisibile, in una terra sospesa tra paura e attesa. Solo nel finale, in una dimensione simbolica e fuori dal tempo, i due amanti tornano a incontrarsi davanti alla fontana da cui sgorga vino: immagine di un ricongiungimento oltre la morte, ma anche di una vita che continua a scorrere nonostante la guerra.”
Vent’anni dopo, cosa significa per te rivedere “L’Ira tua” alla luce del riconoscimento internazionale?
Penso che un riconoscimento sia molto importante perché è facile fare un bel film, un video sofisticato e tecnicamente perfetto e poi guardarselo con gli amici. Il premio dimostra che quel lavoro aveva una forza che andava oltre il nostro piccolo mondo.

Quanto ha pesato Carosino — luoghi, persone, atmosfera — nella costruzione narrativa e visiva del film?
Carosino mi ha portato a Hollywood e questo la dice molto lunga… no?

Come arrivasti a scegliere Federica Gomma e cosa rappresenta oggi quella scena della fontana del vino?
Con Federica siamo tutt’ora ottimi amici. L’ultima volta che ci siamo incontrati è stato senza un WhatsApp, senza una telefonata, senza preavviso: casualmente, come i grandi, a Roma. Le voglio un mondo di bene.
Una gru da traslochi al posto del drone: che valore attribuisci oggi a quelle soluzioni “artigianali”?
Ricordo che mi arrabbiai molto su quella gru… non avevo ancora raggiunto quella tranquillità con cui riesco oggi a lavorare nei miei vari progetti.
In che modo il progetto Holy B3 riflette la tua evoluzione artistica e il tuo lavoro di media educator in Germania?
Nei miei primi lavori ho lavorato di più con gli amici, oggi lavoro con la mia famiglia. Ma non sempre è facile lavorare con i parenti…
Il premio del calice che hai ricevuto dal sindaco Di Cillo che cosa significa per te?
Di Cillo è un Sindaco lungimirante e le sue capacità di marketing e di promozione del territorio si sono dimostrate di grande successo. Questo non lo dico per compiacerlo, ma perché penso che anche il mio cinema possa essere molto interessante per il suo concept.
Se dovessi girare L’Ira tua oggi, con l’intelligenza artificiale a disposizione, cosa cambierebbe davvero — e cosa invece non toccheresti per nessun motivo?
Lavorerei sicuramente con Federica e con il mio co‑regista Roberto. L’intelligenza artificiale richiede attenzione, responsabilità e cautela: non è uno strumento per stupidi. In Germania insegno ad usarla con disciplina.
Alla fine dell’intervista, Claudio D’Attis ha voluto rivolgere un pensiero a chi lo ha sostenuto, apprezzato e stimato in questo percorso:
Emanuele Micelli, prof. Antonio Iazzi, Onofrio Di Cillo, Ronald Bracholdt, lo Staff del Workshop “Hollywood è qui”, gli Haitra, Andrea Basile, Valentina Calella e Gianfranco Palmisano. Infine un ringraziamento particolare a Mister Kumaar Aadarsh, Presidente dello Standalone Film Festival and Awards, che mi ha accolto nel suo Staff.
Un ringraziamento che non è solo formale, ma parte integrante della sua storia: perché “l’ira tua” è nato da una comunità, e continua a vivere grazie a chi quella comunità la rappresenta.
Un ritorno, un omaggio, una storia che continua a scorrere, quella di D’Attis, proprio come il vino della fontana che nel film diventa simbolo di vita, memoria e rinascita, come merita la Comunità di Carosino che genera talenti, talenti che non dimenticano le loro origini e da dove sono partiti.

