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“LA COSCIENZA DELLE MACCHINE”: il futuro è già presente

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Se una macchina un giorno ci dicesse: “Io sono cosciente“, come potremmo sapere se sta dicendo la verità? È da qui che è partita,  mercoledì 19 agosto sera, la presentazione del libro “La coscienza delle macchine” di Emiliano D’Amato, in dialogo con l’ingegnere  Vincenzo Lucchese. L’incontro, ospitato dal Comune di San Marzano, rappresentato dal sindaco Francesco Leo e dall’assessore Francesco Caiazzo, ha scelto di non essere un convegno tecnico, ma un confronto aperto.
La serata è stata aperta dal sindaco il quale ha parlato di ossimoro in riferimento all’accostamento delle parole che compongono il  titolo dell’opera, ossia Coscienza e Macchina. È seguita l’introduzione dell’incontro da Vincenzo Lucchese, ingegnere elettronico con oltre 25 anni di esperienza, venti passati nel mondo delle telecomunicazioni a Milano e gli ultimi cinque nel settore energia. Oggi Enterprise Architect: “il mestiere di chi progetta la struttura dei grandi sistemi informatici, decide come devono parlarsi le tecnologie e come potranno evolvere”.
Lucchese ha raccontato una carriera vissuta dall’interno dell’evoluzione digitale. Da un’Internet che era quasi un esperimento, ai telefoni che oggi hanno più potenza di calcolo di un supercomputer di vent’anni fa. “Ho avuto la fortuna di vedere da vicino grandi investimenti e grandi trasformazioni. E ho imparato una cosa: la tecnologia cambia più velocemente di quanto immaginiamo. Oggi siamo davanti al salto più grande. Non più solo macchine che calcolano, ma macchine che dialogano, creano, scrivono e danno l’impressione di capire”.
Da lì la provocazione lanciata all’autore: capire o simulare di capire è la stessa cosa?
Emiliano D’Amato, ingegnere informatico, con una lunga esperienza nel settore della difesa, dove tecnologia, sicurezza e affidabilità non sono concetti astratti, con “La coscienza delle macchine” ha fatto un passo oltre. Ha spostato il discorso dal codice alla filosofia, dall’etica all’ontologia.
Ha guidato il pubblico  parlando di coscienza umana: memoria, intenzionalità, dolore, dubbio, desiderio e ha chiesto: quali di questi elementi potrebbe mai riconoscere una macchina? Certo, imparano dagli errori, dai modelli linguistici riconoscendo  conversazioni o elaborati scritti, prendono decisioni sempre più complesse. Ma ha ricordato anche i limiti: la differenza tra elaborazione di schemi e comprensione reale.
Il titolo del libro contiene già la domanda. Non si parla di robot che camminano per strada. Si parla di un presente in cui la macchina interagisce con noi, risponde, ci assomiglia. Ma ciò che differenzia l’essere umano dalla macchina sono le emozioni, l’empatia.
Il dialogo tra Lucchese e D’Amato ha tenuto insieme tecnica e riflessione. Le  domande dei presenti hanno animato il confronto: “Se ChatGPT o Gemini riescono a simulare alla perfezione una persona cosciente, possiamo dire che lo sono davvero”? Al momento no, ma l’evoluzione tecnologica, accelerata proprio grazie alle macchine, ci porterà a questo traguardo?
Se domani un robot ci dicesse “non voglio essere spento”, come ci comporteremmo? Gli riconosceremmo dei diritti? Ai presenti è stato chiesto direttamente: “Chi avrebbe il coraggio di spegnerla”. L’interazione con il pubblico è scesa dalla teoria alla vita quotidiana con la fatidica domanda: “Può l’AI risolvere i problemi di povertà, carestie e guerre che affliggono la razza umana“?
L’AI “capisce” davvero o è solo bravissima a produrre la risposta più plausibile o desiderata dall’interlocutore? E infine: se tra 15-20 anni riuscissimo a costruire una macchina cosciente, quale sarebbe la cosa più difficile? Riusciremmo a mantenere il controllo su di essa?
Del resto, ricordando la narrativa di fantascienza del secondo Novecento, si ipotizzavano macchine o  umanoidi decisi a prendere il potere sull’essere umano e paradossalmente anch’essi coscienti di una loro possibile fine.
Lucchese e D’Amato non si sono presentati come “due esperti che spiegano l’AI”, ma come due persone che hanno progettato tecnologia per anni e oggi scelgono di fermarsi a chiedere insieme al pubblico: dove finisce la tecnologia e dove potrebbe cominciare qualcosa che assomiglia all’intelligenza umana, ma soprattutto, che ci sia una AI che “guidi il progresso verso l’unica strada possibile: il bene comune“.
Forse è questo il ruolo della cultura oggi: non rincorrere la velocità del progresso, ma costringerci a rallentare un attimo non demonizzando la tecnologia ma usandola con il senso critico che la società è tenuta a sviluppare nei giovani. Ciò può accadere in fase di formazione a scuola. I due ingegneri hanno sottolineato l’importanza della politica, sia quella nazionale e, come abbiamo apprezzato durante l’incontro, quella locale, di poter formare ed informare i cittadini sull’uso consapevole del nuovo che avanza.
A San Marzano, grazie al lavoro del Comune, è stato creato uno di questi incontri virtuosi atto a promuovere nel pubblico la sana curiosità che scaturisce dal dialogo, dalla conoscenza e dalla consapevolezza di essere informati.
Perché prima di chiederci se le macchine potranno essere coscienti, forse dovremmo chiederci meglio cosa intendiamo noi, ogni giorno, per “essere coscienti”.

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