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A GROTTAGLIE L’AEROSTAZIONE CHE RESPIRA CERAMICA, ORA DEVE AVERE I VOLI CIVILI

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Le dodici installazioni che ammaliano Grottaglie e reclamano l’apertura ai voli civili: un unicum mondiale della narrazione ceramica

Quando l’unione è guidata da professionisti seri, capaci di ascoltare il territorio e di trasformarlo in visione, accadono risultati che non si possono ignorare.

La nuova aerostazione dell’aeroporto di Taranto‑Grottaglie ne è la prova vivente: dodici installazioni ceramiche che non decorano, ma raccontano; non abbelliscono, ma fondano un’identità; non si limitano a stupire, ma costruiscono un unicum culturale che oggi ammalia chiunque attraversi quel luogo.

L’architetto Cosimo D’Urso e il professore Angelo Galiandro hanno saputo orchestrare, insieme a un team di giovani professionisti, una comunità di botteghe in un progetto corale, coerente, profondamente radicato nella storia figulina di Grottaglie.

Il risultato è un allestimento di straordinaria bellezza, un organismo narrativo che respira mito, paesaggio, memoria e futuro, e che rende evidente una verità ormai impossibile da eludere: quando la competenza guida la visione, il territorio genera opere che chiedono — e meritano — di essere viste, vissute e finalmente raggiunte dai voli civili.

 

All’aerostazione di Grottaglie accade qualcosa che non ha eguali nel mondo. Non un aeroporto, non un museo, non un percorso espositivo: un organismo narrativo, un corpo vivo che respira ceramica, identità, memoria, futuro. Dodici installazioni che non sono dodici opere: sono dodici capitoli di un’unica storia, quella della città che ha fatto della terra e del fuoco la propria lingua madre.

Chi attraversa il Terminal Passeggeri – ancora incredibilmente chiuso ai voli civili – entra in un paesaggio culturale che nessun altro scalo internazionale può vantare. Qui la ceramica non è ornamento: è narrazione pubblica, è architettura simbolica, è biglietto da visita territoriale.

C’è Leggerezza, con la cupola maiolicata che si dissolve in una “parete non parete”, le rondini assimilabili anche a un branco di sardine che punteggiano il cielo e  il sole sospeso nel primo caso, oppure il mare nella seconda ipotesi. C’è il Respiro dei miti greci, con le maschere teatrali che riportano la Magna Grecia nel cuore del viaggio contemporaneo. C’è Satyrión, la nascita di Taranto, Falanto e i coloni spartani che attraversano il mare fino a Saturo, trasformati in una sequenza verticale che sale dalla terra al cielo. C’è il Bosco delle Forme, biblioteca viva di ceramica antica d’uso, sospesa come frutti preziosi. C’è La Pupa, colonna identitaria che intreccia tessuti pugliesi e memoria figulina. C’è Anima Rurale, con ulivi, vigne e fichi d’India che diventano erbario sospeso, cortina vegetale, abbraccio rurale. C’è Geometrie della Natura, dove la matrice ispano‑moresca dialoga con pavoni, limoni, ulivi, farfalle e melograni. C’è Terra Jonica, che racconta passato, presente e futuro attraverso il melograno, il Ponte Girevole, la Magna Grecia, la tecnologia. E poi le opere che parlano di libertà, di rotta, di deviazioni che diventano destino, di comunità, di memoria, di futuro.

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Questa narrazione non sarebbe possibile senza la coralità delle botteghe che hanno dato forma, materia e anima alle installazioni. Eccole, tutte, in ordine perché ognuna è parte essenziale del racconto:

Le  Botteghe che hanno realizzato i manufatti ceramici sono le seguenti:
  • Ceramiche Bonfrate Eligio
  • Bottega Ceramica di Annamaria Quaranta
  • Bottega Del Monaco
  • Bottega Vestita di Francesca, Carmelo, Mimmo e Antonio Vestita 
  • Ceramiche Caraglia Salvatore 
  • Domenico Caretta Maioliche di Caretta Pietro e Stella
  • Carpe Diem Ceramiche di Leonardo Caramia
  • Carriero Ceramiche di Francesco Carriero
  • Ceramiche Antonio Monteforte di Monteforte Annamaria
  • Ceramica Artistica Ciro Bentivoglio
  • Ceramica La Terra Incantata: dei F.lli Spagnulo G. & D.
  • Ceramiche Mastro
  • Ceramiche Terra Acqua e Fuoco di Marchesotti Vincenza
  • Cocci d’Autore di Patronelli Emanuele e Simona Mitrangolo
  • Elia Studio Lab di Elia Rosario
  • Ceramiche Fasano Marcello e Gaetano
  • La Ceramica Vincenzo Del Monaco di Eredi Del Monaco Giuseppe
  • Laboratorio Ceramico Ciro Fornaro di Fornaro Pamela
  • Nicola Fasano Ceramiche 
  • Orlando Ceramiche di Giuseppe Orlando
  • Pabà Ceramiche di Paola Badella
  • Stefano Monteforte Ceramiche Artistiche
  • Studio d’arte Ligorio di Ligorio Giuseppe

Mentre il  tavolo tecnico per la progettazione, realizzazione e coordinamento artistico del Progetto è composto dai seguenti professionisti, che hanno lavorato in maniera unitaria per il raggiungimento del risultato oggi visibile presso il Terminal:

  • Arch. Cosimo D’Urso
  • Arch. Vincenzo Del Monaco
  • Prof. Angelo Galiandro
  • Arch.  Maria Francesca Monteforte
  • Cer. Emanuele Patronelli
  • Dott.ssa Annamaria Quaranta
  • Ing. Antonio Vestita 
Inoltre per completezza di informazione, va segnalata la preziosa  realizzazione ed installazione delle strutture metalliche di supporto alle opere ceramiche è stata a cura di MetalProgetti, Grottaglie.
Una costellazione di maestri che ha trasformato il Terminal in un’opera d’arte totale, un mosaico di mani, tecniche, visioni, tradizioni e innovazioni.

Dove molto ha contato  la supervisione dell’architetto Cosimo D’Urso e del professore Angelo Galiandro, due figure storiche che hanno coguidato l’intero ciclo con una coerenza rara, profondamente radicata nel territorio.

D’Urso, architetto, ha portato la visione strutturale: la capacità di leggere lo spazio come narrazione, di trasformare un terminal in un dispositivo culturale. Galiandro, docente storico dell’Istituto d’Arte Calò – oggi Liceo Artistico – ha formato generazioni di ceramisti, trasmettendo tecniche, sensibilità, disciplina, identità. La sua impronta è nelle mani di molti degli artigiani coinvolti: un’eredità viva che oggi torna in forma di opera pubblica.

La loro direzione emerge: nella scelta dei temi, nella qualità delle esecuzioni, nella capacità di tenere insieme tradizione e contemporaneità, mito e paesaggio, identità e futuro. Queste due figure di alto lignaggio culturale ed artistico, senza nulla togliere agli altri componenti del tavolo tecnico, hanno una storia che parte da lontano, e che i vecchi operatori culturali e la sottoscritta come giornalista di vecchia data conoscono bene, quindi in questo caso sicuramente saranno stati dei preziosi Diogene che hanno illuminato il cammino che ha portato a questo progetto che deve essere ampliato/integrato con altre autorevoli presenza che opera nell’ambito dell’arte ceramica grottagliese. Oso fare dei nomi: Marco Rocco, arch. Francesco Carbotti, Annibale Trani, Vincenzo Carbotti e magari qualche altro di cui al momento mi sfugge il nome.

Tutto questo accade in un aeroporto che non vola. Un paradosso che non è più sostenibile.

Grottaglie ha costruito un unicum mondiale: una aerostazione che è anche un’opera d’arte totale, un dispositivo culturale che nessun’altra città possiede.

Le dodici installazioni non sono un ornamento: sono un argomento. Un argomento forte, definitivo, difficilmente contestabile.

Grottaglie merita l’apertura ai voli civili anche – e forse soprattutto – per questa narrazione che nessun’altra città può replicare. Un unicum mondiale, con pochissime probabilità di essere smentito.

L’aerostazione è pronta. La sua arte è già decollata. Ora tocca ai voli seguirla.


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Lilli D'Amicis

𝐋𝐢𝐥𝐥𝐢 𝐃’𝐀𝐦𝐢𝐜𝐢𝐬 – Una vita per il giornalismo e la comunicazione indipendenteArcangela Chimenti D’Amicis, conosciuta da tutti come Lilli D’Amicis, è una giornalista di grande esperienza, indipendente e senza compromessi.Nata il 10 luglio 1955 a Grottaglie, dopo quasi vent’anni lontana dalla sua città natale vi è tornata nel 2010, continuando a esercitare con passione una professione che difende con determinazione dal 1984.Iscritta all’Ordine dei Giornalisti di Puglia dal marzo 1986, ha iniziato la sua carriera come corrispondente per il Corriere del Giorno di Taranto, collaborando poi con diverse emittenti televisive e radiofoniche: Videolevante Taranto, Retepuglia, TRCB e Puglia TV di Brindisi. Innovatrice per natura, ha ideato il primo TG condotto da bambini a Puglia TV, un esperimento così riuscito da essere presentato in un convegno ACLI a Sanremo.Dopo un periodo al Nord, ha lavorato con Astro TV e Uno TV a La Spezia, assumendo il ruolo di caporedattore. Nel 1993, a Roma, ha fatto parte della redazione cronaca e spettacoli de Il Tempo. Tornata in Puglia, ha collaborato con Ciccio Riccio FM, firmando per 25 anni le due testate giornalistiche (Ciccio Ticcio e Disco Box) realizzato per il Corriere del Giorno rubrriche di spettacolo "Radioascoltanto" e "Televisionando". Dopo 25 anni di direzione editoriale di Ciccio Riccio ha ceduto il testimone a Valentina Molfetta nuovo diretteore editoriale delle due testate succitate.Nel 1997 ha fondato ZOOM Grottaglie, magazine pocket con tiratura mensile di 2.000 copie, tra i primi in Puglia ad avere un sito internet (zoomonline.it). La chiusura nel 2001 fu causata da un furto devastante in redazione, segno evidente di quanto l’informazione libera e non asservita al potere potesse dare fastidio.Dal 2006 al 2015 ha ricoperto l’incarico di addetto stampa di un Senatore di Puglia, lavorando nel settore politico. Nel 2011 ha fondato il giornale online Oraquadra.info, ancora attivo, e già nel 2004 aveva avviato il blog di successo Tuttoilresto-noia.blogspot.com, con una media di 1.200/1.500 lettori giornalieri.Accanto alla carriera giornalistica, Lilli ha cresciuto due figli: Michela Tombolini, avvocato e prima wedding lawyer d’Italia, e Giovanni Tombolini, pilota di aerei e docente presso l’Istituto Carnaro Marconi Flacco Belluzzi, impegnato anche come pilota di Canadair per otto mesi all’anno.A 70 anni, sposata da 50 anni con Oreste Tombolini, ammiraglio MM in pensione, continua a essere operativa con la sua agenzia MT Eventi, specializzata in wedding e non solo. La sua storia dimostra che passione e professionalità non hanno età, finché la salute accompagna il cammino.E scusate se è poco!

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