“IL FALCO SUI CALANCHI” – un giorno in più per la mostra diffusa del grottagliese Pino Lacava Montegiordano – finissage il 22 agosto 2026

MONTEGIORDANO (Cs) – Sabato 22 agosto ore 18.30 sulla gradinata di Piazza Tarsia sarà celebrato il finissage della mostra d’arte contemporanea dell’artista visivo e ceramista grottagliese Pino Lacava. “Il falco sui calanchi”, a cura di Sabrina Del Piano. Le 36 opere grafiche, ispirate alle liriche del Premio Nobel per la Letteratura Salvatore Quasimodo, sono ancora in allestimento diffuso tra Piazza Tarsia, via Dante e via Alvaro.
“Il falco sui calanchi” saluterà Montegiordano. Per 30 giorni questo borgo non è stato solo sfondo. È stato protagonista: tela, cornice, respiro. 36 grafiche. 36 versi di Quasimodo che hanno smesso di stare sulla carta e hanno imparato a stare sulla pietra, tra i vicoli, affacciati sui calanchi.
Pino Lacava da Grottaglie ha portato qui il suo segno. Sabrina Del Piano ha scelto di non chiuderlo in una galleria, l’ha lasciato libero. E voi l’avete cercato: a piedi, con il sole, con il vento. Vi siete persi per ritrovarlo. Vi siete fermati su un belvedere per guardare un’immagine e poi il paesaggio vero.
“La poesia, il verso, la parola si fa immagine”, e l’immagine si è fatta cammino.

Voglio porre qualche domanda alla curatrice Sabrina Del Piano, sulle motivazioni e il significato di questa mostra.
D. – Come nasce la scelta di allestire la mostra in modalità diffusa?
R. – Quando Pino mi ha detto “torno a Montegiordano” ho capito che questa non sarebbe stata una mostra qualunque. Sarebbe stato un ritorno. I suoi lavori non stanno in una sala. Stanno in un corpo, nelle mani, in un modo di guardare il mondo, per le vie di un borgo appunto. Per Pino l’arte non è mai stata un mestiere. È stata presenza. È stata domanda. È stata il modo di stare tra il visibile e l’invisibile.

D. – Perché la scelta di Montegiordano, nell’Alto Jonio cosentino?
R. – Conosco Pino come artista di Grottaglie, terra di fuoco e di argilla. Ma appartiene anche a Montegiordano, dove ha cominciato a insegnare. Dove ha guardato per la prima volta questo mare da una collina e se l’è portato dentro. Gli inizi in un percorso di ricerca sono importantissimi, danno l’imprinting e la direzione.

D. – Chi è e cos’è “Il falco sui calanchi”?
R. – Il falco è lo slancio che abbiamo avuto nel venire fin qui. E’ lo spirito del Poeta, dell’Artista, della scintilla più profonda di ognuno di noi. E’ quella parte immutabile, autentica, libera, indomabile che ci spinge sempre oltre, sempre più in alto sui calanchi della vita, appunto, come ho detto in occasione del vernissage.
I calanchi sono la fragilità e la bellezza ruvida di questa terra che resiste, ma sono anche una metafora della vita stessa. A volte sotto il nostro passo pesante il calanco si sgretola, non ci sorregge, rischiamo di franare con lui. E’ in quel momento che il falco dispiega le ali, imprime una forza nuova, vira, e il paesaggio cambia perché cambia prospettiva. E’ un invito molto serio a vivere cercando percorsi diversi, a non fossilizzarsi su scelte univoche, ad accogliere la ricchezza dell’arte e dello spirito nella propria esistenza per rigenerarsi e continuare.

D. – Parliamo delle grafiche allestite per le vie?
R. – Volentieri. Le grafiche sono la traduzione ed interpretazione in immagine di una selezione di liriche del poeta Salvatore Quasimodo, ma non sono 36 opere appese a un muro. Sono 36 risposte.
36 immagini nate da un unico intento: far sì che “la poesia, il verso, la parola” si faccia immagine.
Pino Lacava ha preso quei versi e li ha tradotti, non li ha illustrati. Li ha ascoltati, e ha restituito ciò che gli hanno detto: solitudine, luce, terra che cede, slancio, viaggi reali e immaginari, attesa, sogni. Ogni grafica è un frammento che vive da solo e che insieme agli altri compone un percorso. Qui egli lavora su carta, su segno, su luce. Un lavoro intimo, che chiede silenzio, tempo, concertazione.

D. – Un percorso diffuso, giusto?
R. – Sì, perché la scelta è stata chiara: niente spazi chiusi convenzionali. Le opere sono tra le persone, nel tessuto urbano. In un vicolo in salita, su un belvedere che guarda il mare, davanti a un calanco che ogni inverno cambia forma. Il visitatore deve cercarle, deve perdersi un po’, deve alzare gli occhi verso l’Azzurro.
Per un mese Montegiordano ha proposto un’idea diversa di cultura: lenta, che non corre, che non fa selfie di passaggio, che ti chiede di fermarti e leggere un verso con gli occhi e poi ritrovarlo trasformato in linea, in ombra, in colore.

D. – In conclusione, qual è il bilancio di queto secondo appuntamento, dopo l’esperienza dell’anno scorso?
R. – E’ una conferma, come ha detto giustamente il Sindaco Rocco Introcaso durante il vernissage, e come ha ribadito Giuseppe Aletti in quello stesso giorno, inaugurando con noi la mostra. Conferma che poesia, arti visive e paesaggio quando si intrecciano generano bellezza, valore, consapevolezza. Grazie a Montegiordano per averci ospitato. Grazie a chi ha camminato con noi.
Domani sarà l’ultimo giorno, ma le parole di Quasimodo restano. E resta il ricordo di un’arte che non si è imposta al luogo, ma lo ha abbracciato fondendosi con esso.
Ci vediamo al finissage domani, 22 agosto 2026, ore 18.30, piazza Tarsia, per un ultimo giro insieme.
Per approfondire il percorso artistico di Pino Lacava, clicca qui per aprire il suo official site
in questo articolo: le immagini della cartella di 36 grafiche in esposizione a Montegiordano, 2026
Dietro le quinte de IL FALCO SUI CALANCHI – cosa significa “curare” una mostra








