TARANTO 2026 – XX GIOCHI DEL MEDITERRANEO: L’ABBRACCIO AL FUTURO COMINCIA DALLO IACOVONE
TARANTO – C’è una data che Taranto ricorderà a lungo. Venerdì 21 agosto, ore 21.00, Stadio Erasmo Iacovone. La XX edizione dei Giochi del Mediterraneo si è aperta ufficialmente davanti a uno stadio esaurito, riqualificato, illuminato a festa con la nuova cover luminosa rossoblù. Un colpo d’occhio che da solo valeva il viaggio: 4500 atleti di 26 Paesi, 29 discipline, 14 giorni di gare fino al 3 settembre.
Una cerimonia che non è stata solo sport. È stata una dichiarazione di esistenza.
Alle 20.00 il pre-show. Poi il silenzio. A cantare l’Inno di Mameli non un tenore, ma un bambino: Simone Grande, 11 anni, vincitore di The Voice Kids. Una scelta voluta, potente, coerente con lo slogan dei Giochi: “Embrace The Future”. Il futuro abbracciato da chi lo rappresenterà.
A pronunciare la formula di apertura, come da agenda ufficiale del Quirinale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto da un’ovazione lunga due minuti. Accanto a lui la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro Abodi, il ministro Foti, il presidente del Senato La Russa, il presidente del Comitato Organizzatore Massimo Ferrarese, il nuovo presidente del CIJM M.Boussayene. La sera prima, al Castello Aragonese, il galà per 150 delegazioni internazionali, con il governatore della Puglia Antonio Decaro ed i sindaci delle città coinvolte. Taranto è di fatto la capitale del Mediterraneo, per una notte.
La cerimonia, costruita in tre atti – Terra, Mare, Futuro – ha raccontato l’identità jonica senza folklore da cartolina.
Sul palco Mietta con la canzone /inno dei Giochi del Mediterraneo Sott’u Sole, Al Bano, simbolo popolare che lega generazioni con la canzone Nel sole. Serena Brancale con i suoi brani è stata la voce che ha unito jazz e radici della tradizione del Sud Italia. E poi i corpi di ballo, le proiezioni sulla nuova copertura dello Iacovone, la sfilata delle delegazioni: prima la Grecia poi gli altri Paesi: fino all’Italia, ultima ad entrare, con 400 atleti in tuta blu.
Lo Iacovone stesso è stato il primo vincitore. Completamente rinnovato grazie ai 300 milioni stanziati dal Governo – 275 per le infrastrutture, 25 per l’organizzazione – con manto erboso nuovo, hospitality, parcheggi e illuminazione scenografica. Come lui il nuovo Stadio del Nuoto di Torre D’Ayala con due vasche olimpioniche già collaudate, il Pala Ricciardi, il campo di atletica della Salinella, il centro tennis della Magna Grecia. Opere che resteranno.
La forza di questa inaugurazione è stata anche nel suo non detto. Per anni si è parlato di ritardi, di cantieri, di diffidenza. Venerdì sera Taranto ha risposto con un’organizzazione precisa, biglietti sold out su Vivaticket in poche ore – prezzi popolari da 15 a 40 euro – e una città che si è sentita parte.
I Giochi del Mediterraneo non sono le Olimpiadi. Sono qualcosa di più intimo e geopoliticamente più importante. Sono i 26 Paesi che si guardano da sponde diverse dello stesso mare e decidono di gareggiare invece di dividersi. In un Mediterraneo ferito da guerre e migrazioni, Taranto diventa ponte. Non a caso è la quarta edizione italiana dopo Napoli 1963, Bari 1997 e Pescara 2009, e la seconda in Puglia.
Certo, le contraddizioni restano: l’aeroporto di Grottaglie allestito solo per i charter, le infrastrutture viarie ancora da completare, la domanda che molti tarantini si fanno – cosa resterà dopo il 3 settembre?
Ma per una sera, quella domanda è stata sospesa.
Quando la fiaccola è stata accesa e Mattarella ha dichiarato aperti i Giochi, Taranto ha smesso per un attimo di sentirsi periferia. Si è sentita centro.

