Lettera aperta di Pino Lacava: IL MEDITERRANEO SENZA DEL PIANO È UN MARE SENZA SALE

Ecco: chi possiede il pallone decide chi deve calciare. Roba da ragazzini che avveniva molti molti anni fa. Uno dei miei ricordi di fanciullezza in un paesone di provincia riaffiora automaticamente alla memoria. Era il dopoguerra: soldi pochi, fame molta, come in un film di Dino Risi. Scene flash in bianco e nero e a colori sbiaditi si susseguono davanti ai miei occhi. Un pallone era un piccolo lusso, per cui chi ne era il possessore “comandava” il gioco, cioè decideva chi entrava nel gioco e chi restava fuori a guardare; chi giocava e si divertiva, e chi escluso assisteva di malavoglia con l’amaro in bocca. Dinamiche adolescenziali di giovanili crudeltà che oggi la moderna psicopedagogia condanna (almeno sui social) a pieni polmoni, ma che tuttavia resistono e persistono, e non solo tra ragazzini.
Questo amarcord dolceamaro venutomi alla memoria così spontaneamente mi arriva come metafora perfetta di quel che leggo in questi giorni sulla stampa, a proposito di una “operazione” artistico-culturale (?) che, come nel mio ricordo, è comandata capricciosamente da chi tiene il pallone in mano, ovvero chi sta mettendo a disposizione uno spazio espositivo per un qualcosa che si vorrebbe legare ai chiacchierati Giochi del Mediterraneo a Taranto, gran bel carrozzone luccicante sul quale tutti vogliono salire; tutti quelli che “vogliono lasciare un segno” di imperitura gloria e memoria. Con tutto il mio più grande rispetto per il senso dello sport e per gli atleti, giovani talenti a cui attorno gira questa giostra dai molteplici interessi.
Questo tipo di formazione capricciocentrica è qui in una mostra collettiva di 14 artisti prestigiosi e storicizzati, messi in campo però senza il giocatore di punta.
Bravi: avete formato una squadra in parte fallosa perché il capocannoniere l’avete dimenticato – o forse cancellato, che è peggio.
Vittorio Del Piano non figura nella formazione, chi possedeva il pallone ha deciso di non convocarlo neanche in panchina. Ed ora, fuori dalle battute, diciamo le cose come stanno….
C’è una mostra a Taranto in questi giorni, per i XX Giochi del Mediterraneo. Si chiama “Dialoghi mediterranei. Quattordici storiche presenze pugliesi nell’arte contemporanea”.
Manca Vittorio Del Piano.
Manca l’unico artista pugliese che il Mediterraneo non lo ha rappresentato: lo ha costruito. Avete dimenticato Vittorio Del Piano (Grottaglie, 12 gennaio 1941 – Taranto, 14 giugno 2014), uno dei maggiori esponenti della Neo-avanguardia e dell’Arte concettuale in Puglia e in Italia.
Avete cancellato colui che è stato allievo e amico di Rafael Alberti, Pierre Restany, Jacques Lepage, Gillo Dorfles, Ugo Marano, Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti, Michele Perfetti, Adriano Spatola, Carlo Bo, Salvatore e Alessandro Quasimodo. L’uomo dell’Ecole de Nice. Il docente dell’Accademia di Belle Arti di Bari che dal 1980 ha introdotto la comunicazione e i mass-media nei programmi, quando gli altri insegnavano ancora il chiaroscuro.
Avete dimenticato un artista che spaziava dalla scrittura alla grafica, dalla Poesia Visiva alla Poesia Sonora, una delle presenze più significative degli anni ’60 insieme a Miccini, Pignotti, Sarenco e Arrigo Lora Totino, quest’ultimo uno dei padri della Musica Liquida italiana. Sì, effettivamente scritto così sembra un po’ troppo ingombrante. Potrebbe far sfigurare qualcuno che, appunto, vorrebbe lasciare un segno… quando una delle tante riuscitissime operazioni di Del Piano si chiamava proprio così: <<Gli artisti lasciano il segno>>, estate 1980- Chi non ha la memoria offuscata e confusa se ne ricorderà.
Come scrivevo nel 2021 per i suoi 80 anni: Cosa avete cancellato davvero?
Nel 1973, in Piazza della Vittoria con Pierre Restany, fa “Taranto fa l’amore a senso unico” e “La Città, se non è per l’uomo, non è Città”. Era video-teppismo, era Oper/Azione urbana, era arte che scendeva in piazza. Lui diceva: “la ComunicAzione visiva è il mezzo per comunicare a tutti”.
Nel 1984 Vittorio, in una notte bianca nello studio dell’architetto Fanigliulo a Grottaglie, progetta Medi-Terra-Nea la città dell’ArtePura, la Città/Asilo per tutti gli spiriti puri, che sorge per due terzi sopra il livello del nostro mare dipinto d’Azzurro. Sei lucidi 100×140 ed io testimone perché collaboratore. Un’utopia mediterranea concreta.
Nel 1985 Vittorio porta a Grottaglie Pierre Restany, e rende questa città un palcoscenico d’arte contemporanea di livello internazionale, per la prima volta.
Avete cancellato la Dea Persefone Gaia.

Se questa è la storia dell’arte pugliese del Mediterraneo, è una storia mancante del testimone più attendibile.
Avete preso 14 nomi prestigiosissimi, storicizzati e vendibili. Avete lasciato fuori lo scomodo, il generoso, il teorico dell’ArtePura, colui che – come ho scritto io che l’ho conosciuto alla fine degli anni ’60 – “mi ha fatto conoscere Restany, Lepage e Mendini e Alessandro Quasimodo” e senza il quale non sarei stato la stessa persona.
È chiaro che non conoscete la Cooperativa PuntoZero, la sua attività e le sue produzioni, la cooperativa fondata da Del Piano nel 1974 a Taranto e attiva anche come Casa Editrice.
Ora vi chiedo di riaprire la mostra e aggiungere una sala e proiettate i suoi Video Tape. Esponete i lucidi originali di Medi/Terra/Nea. Mostrate le sue performances con i capasoni frantumati e il colore che cola, le sue opere d’acciaio realizzate all’Italsider ed esposte per la prima volta in Piazza della Vittoria, il salottino buono di Taranto. Mettete i suoi De-collage del 2012. Altrimenti, abbiate il coraggio di cambiare titolo.
Non chiamatela “Dialoghi mediterranei”.
Chiamatela “Quattordici nomi che non disturbano”.
Dagli anni Novanta Vittorio ha condotto una battaglia solitaria, ostinata, documentata in libri e petizioni ai vari Ministri della Cultura, per il rientro a Taranto della Persefone Gaia, la Dea in Trono trafugata nel 1912 in Via Duca degli Abruzzi e oggi prigioniera all’Altes Museum di Berlino, e io qui ancora collaboratore e testimone.
Voi fate una mostra sul Mediterraneo e dimenticate l’unico che voleva riportare a casa la Dea Madre del Mediterraneo?
Perché finché Vittorio Del Piano sarà fuori, il vostro Mediterraneo sarà un mare senza sale.


