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PARCO CIMINO, TARANTO: QUANDO UNA SALA D’ATTESA DIVENTA SPECCHIO SOCIALE

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Ore 13.25. Fuori 35 gradi. Dentro, la sala d’attesa delle navette per il centro città e per l’aeroporto di Brindisi è occupata. Non da viaggiatori, ma da chi non ha altro posto dove stare. Un dormitorio improvvisato. Nessun presidio, nessun controllo.
La foto scattata oggi, mentre Taranto è sotto i riflettori dei Giochi del Mediterraneo, fa male due volte. E ci costringe a guardare oltre la rabbia del disservizio.
Da un lato c’è il diritto sacrosanto del viaggiatore: dell’anziano che aspetta il bus, del lavoratore pendolare, del turista atterrato a Brindisi che cerca la prima impressione di una città accogliente. Con quel caldo, togliere l’unico spazio fresco e protetto è una sconfitta del senso civico e dell’organizzazione.
Dall’altro c’è una questione sociale che non possiamo più nascondere sotto il tappeto. Se una sala d’attesa diventa dormitorio, significa che il nostro sistema di accoglienza per le persone senza dimora non regge. Significa che l’emergenza caldo è reale. Quelle persone non cercano una sala d’attesa, cercano ombra, una sedia, un po’ di umanità. E non trovando altro, occupano l’unico luogo aperto.
Non serve sgomberare con forza. Serve presidiare con intelligenza. Taranto, in questi giorni vetrina del Mediterraneo, ha bisogno di due cose insieme: garantire il servizio di trasporto con personale, controlli e decoro, e allo stesso tempo attivare una rete sociale – Comune, ASL, volontariato – che offra alternative dignitose a chi vive in strada.
Perché una città si giudica da come accoglie chi arriva, ma anche da come non abbandona chi è rimasto indietro.

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