APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – L’ITALIA NEL TEMPO DELLA TEMPESTA: IL RACCONTO DI MELONI TRA STABILITÀ, CONTRADDIZIONI E RESISTENZA
Nel comizio di Bari Giorgia Meloni rivendica stabilità, resistenza e risultati, ma il vero nodo è il contesto: quattro anni attraversati da guerre, crisi energetiche e instabilità globale che avrebbero messo in ginocchio qualsiasi governo. In questo scenario, l’Italia ha guadagnato credibilità e continuità, pur tra contraddizioni e promesse incompiute. E mentre la premier viene insultata quotidianamente – spesso con toni misogini – un’opposizione senza programma preferisce la demol
izione personale alla proposta politica. Una lettura onesta del discorso impone di riconoscere luci e ombre, attenuanti e responsabilità, senza tifoserie
Il discorso di Giorgia Meloni a Bari è stato, prima di tutto, un racconto. Un racconto di sé, del suo governo, del Paese che immagina e del Paese che dice di aver contribuito a cambiare. Ma per leggerlo davvero bisogna uscire dalla tifoseria, dai cori, dagli insulti reciproci, e guardare il quadro più ampio: quello storico, quello culturale, quello politico. (brochure da scaricare)
È un dato che non si può ignorare: il governo Meloni ha governato in uno dei quadrienni più difficili della storia recente. Guerre alle porte dell’Europa, instabilità nel Mediterraneo, crisi energetica, tensioni internazionali, inflazione post-pandemica, shock globali che nessun governo europeo ha gestito senza fatica.
Questa è una attenuante oggettiva, non una giustificazione. Chiunque si fosse trovato a Palazzo Chigi in questi quattro anni avrebbe dovuto fare i conti con un mondo che cambiava ogni mese, spesso in peggio. E non è un dettaglio: è il contesto che spiega molte promesse non mantenute, molte riforme rimaste a metà, molte ambizioni frenate dalla realtà.
Meloni ha insistito sulla longevità del suo governo. E, al netto delle opinioni, è un fatto: mai un governo della Repubblica è durato così a lungo, nemmeno quelli di Berlusconi. In un Paese che ha cambiato esecutivi come fossero stagioni, questo dato non è irrilevante.
La stabilità non garantisce automaticamente la qualità, ma garantisce una cosa: credibilità internazionale. E su questo punto, piaccia o meno, l’Italia ha effettivamente recuperato peso nei tavoli europei. Non perché Meloni sia “più brava”, ma perché un governo che dura è un governo che può negoziare.
Detto questo, non si può ignorare che molte promesse sono rimaste sospese:
- la riforma strutturale della sanità,
- la rivoluzione fiscale annunciata,
- la grande riforma della giustizia,
- la lotta al precariato che resta incompiuta,
- il nodo salariale ancora irrisolto,
- il Sud che cresce ma non decolla,
- la natalità che non si rialza davvero.
Il discorso di Bari racconta un’Italia che migliora ovunque, ma la realtà è più complessa: ci sono settori che avanzano, altri che arrancano, altri che restano fermi.
Meloni ha raccontato un’immagine del governo come scudo: scudo economico, scudo energetico, scudo sociale, scudo identitario. È una narrazione che funziona perché parla a un Paese che ha vissuto anni di fragilità.
Ma la protezione, da sola, non basta: serve anche visione. E qui il discorso mostra le sue crepe: tanta difesa, poca progettazione strutturale.
C’è un punto che non si può ignorare, e che si coglie con lucidità e onestà intellettuale: Meloni è insultata ogni giorno, spesso con toni che travalicano la critica politica e scivolano nella volgarità personale.
E sì, c’è una componente misogina evidente. Non solo da parte di uomini, ma anche da parte di donne che sembrano incapaci di accettare che una donna possa esercitare il potere senza chiedere permesso. È un fenomeno culturale che va oltre la politica: riguarda il modo in cui l’Italia vive il potere femminile.
La sinistra, in questo, ha enormi responsabilità: invece di costruire un’alternativa, spesso si limita a insultare. E quando un’opposizione rinuncia ai contenuti per dedicarsi alla demolizione personale, non fa male solo al governo: fa male al Paese.
La frase di Andreotti torna attuale: il potere logora chi non ce l’ha. E la sinistra, disgregata, senza una visione comune, senza un programma credibile, sembra logorata proprio da questo: dall’assenza di potere, più che dalla presenza dell’avversario.
Meloni, nel frattempo, ha costruito un racconto che piace a una parte consistente del Paese. Non perché sia perfetto, ma perché è coerente, riconoscibile, continuo. E in un tempo di incertezze, la continuità è già un valore.
Il discorso di Bari è potente, ma non privo di omissioni. È efficace, ma non sempre aderente alla complessità. È identitario, ma non sempre inclusivo. È un racconto che funziona, ma che non basta a spiegare tutto.
E tuttavia, in un quadriennio così difficile, è anche vero che:
la stabilità ha aiutato l’Italia,
la credibilità internazionale è cresciuta,
il governo ha retto urti che avrebbero travolto altri,
e Meloni, nel bene e nel male, ha incarnato un ruolo che nessuna donna prima di lei aveva mai avuto.
Non posso non dare questa lettura onesta: un governo con luci e ombre, con meriti e limiti, con attenuanti e responsabilità. Un governo che ha sbagliato, ma anche resistito. Un governo che divide, ma che ha segnato un passaggio storico.


izione personale alla proposta politica. Una lettura onesta del discorso impone di riconoscere luci e ombre, attenuanti e responsabilità, senza tifoserie