KIMI RE DI MONZA: LA MAREA ROSSA CELEBRA UN ITALIANO, MA NON UNA FERRARI
Non si era mai vista una marea rossa, adornata di Cavallini Rampanti, osannare e celebrare un pilota di una scuderia avversaria alla Ferrari. Quello che è successo sotto al podio più bello del mondo è qualcosa di storico, forse irripetibile. Kimi Antonelli ha vinto il suo primo Gran Premio d’Italia, partendo dalle retrovie e guidando in maniera quasi del tutto ineccepibile, se non fosse che, a pochi giri dal termine, nel tentativo di superare il compagno di squadra Russell, è andato fuori traiettoria finendo nella ghiaia, fortunatamente senza subire alcun danno.
Del resto, come si fa a non comprendere la portata storica di questa vittoria? Nel corso degli anni i piloti italiani hanno sempre fatto fatica a vincere il GP nostrano. Ci hanno provato Patrese, Alboreto, De Angelis, senza mai riuscire a vedere per primi la bandiera a scacchi. L’ultimo vincitore fu Scarfiotti, su Ferrari 312, nel 1966 e, prima di lui, soltanto Ciccio Ascari e Nino Farina, che poi sono anche gli unici campioni del mondo italiani della Formula 1, nei primi anni ’50.
La gara di Kimi è stata straordinariamente dominante. Partito dalle retrovie per il cambio motore, ma privo degli aggiornamenti che permetterebbero alla Mercedes di effettuare uno step evolutivo, già al terzo giro si ritrovava in dodicesima posizione. Seconda partenza per via dell’incidente di Leclerc, su Ferrari, alla Parabolica Michele Alboreto. Start, Prima Variante, Curva Grande e subito ottava posizione. Da lì in poi la schiacciante superiorità del motore della Stella a Tre Punte è stata quasi umiliante per gli avversari: al giro 18 si ritrovava già in prima posizione.
Pit stop, cambio gomme, sesta posizione. Tornare alle spalle di Russell è stato quasi semplice, salvo il solito Max Verstappen che provava in tutti i modi a rovinare la festa. I piloti Mercedes, in un primo momento, si sono infastiditi tra loro, poi il muretto si è aperto con entrambi per farli smettere di lottare e permettere loro di aprire quel gap necessario a impedire a Verstappen di risultare il terzo a godere.
Le abilità alla guida di Kimi, il suo saper gestire in modo perfetto queste nuove vetture e la sua forza mentale lo stanno portando verso il sogno iridato. In maniera totalmente, meritatissima.
Ma poi, giustamente, arrivano le letture e le analisi più ampie.
La Mercedes è la vettura più performante dello schieramento, con un motore nettamente superiore alla concorrenza. La FIA però, stando alle misurazioni effettuate da regolamento, ha stabilito che quello più potente sia il Ford Red Bull. La Ferrari ha un gap nettamente inferiore e ha avuto ben due step d’aggiornamento per cercare di pareggiare il deficit di potenza, ma le velocità di punta non sono mai state paragonabili a quelle della Mercedes.
In più, la gestione dell’energia della parte elettrica è stata, soprattutto nelle prime fasi della gara, la causa principale dei numerosissimi sorpassi. Quelli che magari esaltano il giovane spettatore, ma che fanno rabbrividire chi è cresciuto con la Formula 1, passando attraverso le varie epoche e le varie lotte.
La marea rossa di Monza, carichissima e festaiola lungo gli spalti, era ben speranzosa che ad accompagnare Kimi sul podio, anche e soprattutto a posizioni invertite, fosse la Scuderia di Maranello. Soprattutto alla luce della discreta performance nelle qualifiche del sabato, che l’aveva posizionata in seconda fila.
Ma la partenza è stata un dramma.
Leclerc si è allargato troppo, spingendo il compagno di squadra Hamilton nella ghiaia e facendogli perdere numerose posizioni. Il monegasco era terzo alla Prima Variante, con Piastri che lo pressava, ma già sul rettilineo del Serraglio e alla Ascari ha iniziato ad accusare un deficit di potenza. Al terzo giro, negli stessi punti, ha subito prima il sorpasso di Verstappen e poi quello di Piastri. In Parabolica ha perso la vettura, andando a schiantarsi contro le barriere. Notizia ultima è che Charles, magari nel frastuono della botta presa, abbia lasciato acceso il motore della macchina, con la possibilità di averlo danneggiato.
Lewis invece, vittima della scorrettezza di Leclerc, con una potenza del motore deficitaria e una strategia che l’ha visto tenere le gomme medie per tutta la gara, quando invece avrebbe potuto fermarsi ai box durante la Virtual Safety Car, come hanno fatto Antonelli e Verstappen, non è riuscito a mantenere il ritmo degli avversari, chiudendo in un’anonima e insignificante sesta posizione. Mettendo definitivamente fine alle pochissime speranze di conquista del Mondiale.
Come in un ripetersi della storia recente della Ferrari, gli sviluppi estivi non hanno portato quel salto di qualità necessario per permetterle di competere con gli avversari per la conquista dei titoli mondiali. In più ci si mette una fallace gestione delle strategie di gara e del rapporto tra i piloti, che certamente non aiuta l’ambiente.
Difatti, l’ex presidente Montezemolo aveva accusato in maniera diretta, nell’intervista rilasciata a Leo Turrini su Il Resto del Carlino, la struttura dirigenziale della Ferrari, affermando che Vasseur non ha a supporto una figura forte come lui lo era per Todt.
Mancano otto gare alla fine del Mondiale e già domenica si correrà sul nuovo circuito cittadino di Madrid. Sperando in uno scatto d’orgoglio della Ferrari e nel continuo trionfo di Kimi.
Per mettere, come negli altri sport, il Tricolore all’apice della Formula 1.

