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LA NOTTE IN CUI LE TAGGHJATE HANNO RESPIRATO: RACCONTO DELLA TERZA EDIZIONE DEL PREMIO “CITTÀ DELLE TAGGHJATE”

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La Terza Edizione del Premio “Città delle Tagghjate” ha trasformato il Parco delle Tagghjate in un racconto corale: una serata intensa, scorrevole, guidata dalla voce autorevole di Mietta  affiancata da  Stefania Frisa. La macchina organizzativa del Comune di San Giorgio Jonico – il sindaco Mino Fabbiano, la dirigente Mariacarmela Palmieri, l’assessora Marta Sibilla e uno staff instancabile – ha costruito un evento solido e impeccabile, sotto la sapiente regia di Massimo Gentile, che ha dato forma e ritmo all’intera serata. Premiazioni, musica e comunità si sono intrecciate in una celebrazione delle eccellenze pugliesi e della crescita culturale di San Giorgio Jonico.

San Giorgio Jonico (Ta) –  Le Tagghjate, venerdì 11 settembre, illuminate come un teatro antico, sembravano trattenere il respiro mentre il pubblico prendeva posto, chiamato dalla voce chiara di Stefania Frisa, che già da quel primo invito ha dato il tono: una serata che non sarebbe stata solo un evento, ma un rito collettivo.

Poi è arrivata lei: Mietta. Una presenza che non si annuncia, si sente. È entrata sul palco con la naturalezza delle grandi interpreti, portando con sé la sua storia, la sua voce, la sua Taranto. L’Inno d’Italia, cantato da Mietta in quel luogo che un tempo era fatica, sudore, pietra e “zzueccu”, ha avuto un sapore diverso: un inno che non celebrava solo la nazione, ma la comunità che lo ascoltava.

Mietta ha raccontato le Tagghjate come si racconta una persona cara: le cave di tufo, gli uomini che fino agli anni ’50 estraevano i conci a mano, la natura che si è ripresa tutto con pazienza, trasformando il dolore del lavoro in bellezza. In quel momento, il pubblico non stava ascoltando una conduttrice: stava ascoltando la propria storia.

Il sindaco Mino Fabbiano è salito sul palco con la compostezza di chi sa che quella serata è il frutto di un lavoro lungo, condiviso, corale. Il video di Mimmo Basile ha fatto il resto: volti, voci, frammenti di vita. Alessandra, Angelo, Giorgia, Giuseppe, Iside, Leonard, Maria Luigia. La comunità che si guarda allo specchio e si riconosce.

La serata scorreva con un ritmo perfetto, senza sbavature, senza esitazioni. Dietro quel fluire c’era una squadra che ha lavorato come un organismo unico.

Un plauso speciale va a Mariacarmela Palmieri, dirigente comunale, che ha guidato l’evento come una capitana di lungo corso: presente, attenta, instancabile. Accanto a lei l’assessora Marta Sibilla, precisa, elegante, sempre sul punto. E poi tutto lo staff del Comune di San Giorgio: professionisti che hanno trasformato un’idea in una serata da 🔟 e lode.

E non si può non citare Massimo Gentile, art director, che ha dato forma e anima al Premio, rendendolo un format riconoscibile, destinato a crescere insieme alla comunità che lo ospita.

La serata è entrata nel vivo con i premi ai giovani under 35 che portano la Puglia nel mondo.

Rosaria Scialpi, che riporta alla luce la storia letteraria mediterranea e le donne tarantine. Giulia Imperio, campionessa di pesi, raccontata dalla voce emozionata della madre. Mario Gadaleta, che ha creato un software unico al mondo. Nazarena e Swami Savino, che hanno rivoluzionato l’accessibilità culturale. Nicola Sammarco, artista internazionale che ha scelto di restare e costruire cultura nel territorio.

Ognuno di loro è stato un frammento di luce, un pezzo di futuro, un esempio di come il talento, quando nasce da una terra, alla terra ritorna.

Tra una premiazione e l’altra, Mietta ha regalato tre momenti musicali che hanno attraversato la serata come tre stagioni dell’anima:

  • Baciami adesso
  • Fare l’amore
  • Vattene amore

Ogni brano è stato un respiro, un ricordo, un’emozione condivisa.

La serata ha raggiunto uno dei suoi momenti più intensi quando Mietta ha invitato il pubblico a rivivere i giorni dei Giochi del Mediterraneo, quell’appuntamento che ha trasformato Taranto e l’intera Terra Ionica in una vetrina internazionale. In pochi minuti, il Parco delle Tagghjate si è riempito del ricordo di un’estate straordinaria: un evento che ha coinvolto 4.000 atleti da 26 nazioni e tre continenti, mostrando al mondo che questa terra non è periferia, ma centro del Mediterraneo, capace di accogliere, organizzare, gestire e lasciare un’eredità concreta fatta di impianti, turismo, orgoglio civico e una nuova narrazione internazionale.

Il pubblico ha accompagnato queste parole con un applauso lungo, convinto, quasi liberatorio.

Kelum Asanka Perera direttore delle Relazioni Internazionali, e Andrea Roberti, vice direttore Planning & Operation, accolti dal sindaco Cosimo Fabbiano e dal Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze.

San Giorgio Ionico ha avuto un ruolo importante in questa storia: nel Palazzetto dello Sport si sono disputati gli incontri di pugilato e le gare di sollevamento pesi, mentre il centro ippico “Horse Club Terra Ionica” ha ospitato le competizioni equestri. Una partecipazione che ha messo in luce la disponibilità, la cura e l’accoglienza della comunità sangiorgese.

Per questo, proprio in occasione del centenario dell’istituzione del Comune di San Giorgio Ionico, il Comitato Organizzatore ha scelto di assegnare un riconoscimento speciale alla città.

Sul palco sono saliti Kelum Asanka Perera, direttore delle Relazioni Internazionali, e Andrea Roberti, vice direttore Planning & Operation, accolti dal sindaco Cosimo Fabbiano e dal Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze. Un momento solenne, ma anche profondamente simbolico: la comunità adulta e quella giovane insieme, a testimoniare che l’eredità dei Giochi non è solo sportiva, ma generazionale.

Cinque storie, cinque emozioni:

  • I Volontari dei Giochi del Mediterraneo, simbolo di accoglienza.
  • Corrado Grande, ricordato con commozione dalla moglie e dalla figlia.
  • Marco D’Aniello, atleta paralimpico che trasforma la fragilità in forza.
  • Antonio Maria Giovinazzi, pilota che porta la Valle d’Itria nel mondo.
  • Mauro Sasso, manager internazionale che incarna la visione e la qualità.

Sono stati momenti intensi, profondi, che hanno fatto vibrare il pubblico.

Il sindaco Fabbiano e l’assessora Sibilla hanno chiuso la serata con parole sincere, mentre Mietta, Stefania Frisa e le ballerine hanno regalato l’ultima esibizione: Sott’ u’ sol. Un finale corale, luminoso, che ha unito musica, danza, identità.

La Terza Edizione del Premio “Città delle Tagghjate” non è stata solo una serata. È stata un atto d’amore verso una comunità che cresce, che si riconosce, che si racconta. Una serata che ha dimostrato che San Giorgio Jonico non è solo un luogo: è una storia che continua a scriversi.

I premiati e le motivazioni

Antonio Maria Giovinazzi incarna la vertigine del sogno che diventa realtà. «Unico pugliese ad aver corso in Formula 1, vincitore della 24 Ore di Le Mans 2023 e del Campionato del mondo endurance 2025», ha portato «il nome della Valle d’Itria e dell’intero territorio ionico ai vertici dello sport internazionale». Dal kartodromo di Martina Franca alle piste globali, la sua storia è un manifesto di talento e umiltà.

La forza di Giulia Imperio, pesista del Centro Sportivo dell’Esercito, che con «titoli e medaglie nazionali, europei e mondiali» ha reso lo sport ionico un riferimento internazionale. La sua disciplina è un modello per le giovani generazioni.
Marco D’Aniello, che ha trasformato la fragilità in luce. «Da una storia di bullismo e sofferenza ha costruito un percorso di rinascita ed eccellenza», diventando «campione in vasca con oltre 150 podi» e soprattutto «campione di vita e resilienza fuori». La sua testimonianza è un invito a non arrendersi mai.
Nazarena e Swami Savino hanno rivoluzionato il concetto di accessibilità culturale con ARCHEODISABILITY. Hanno dimostrato che «la cultura non è privilegio, ma patrimonio condiviso», rendendo musei e siti archeologici fruibili a bambini con autismo, sindrome di Down e neurodivergenze. La loro opera «abbatte barriere architettoniche, culturali e sociali» e illumina il futuro dell’inclusione.
Rosaria Scialpi, filologa e saggista, ha dedicato la sua ricerca alla «riscoperta e valorizzazione dell’identità storica, letteraria e civile del mondo mediterraneo e della Puglia», introducendo nei programmi «lo studio delle donne tarantine». La sua è una missione etica: sottrarre dall’emarginazione editoriale autrici e autori del territorio.
Nicola Sammarco, disegnatore e animatore di fama internazionale, dopo Disney e le grandi realtà mondiali, ha scelto di tornare. Ha trasformato il suo talento globale in «infrastruttura culturale a disposizione della comunità locale», generando prestigio e speranza per i giovani creativi del Sud.
Mario Gadaleta, brillante studente di Ingegneria Aerospaziale, ha elaborato il software di lettura del “Cranial Device”, «primo al mondo per la misurazione del movimento cranico». Il suo percorso, fatto di «rigore, passione e dedizione», è la prova che conoscenza e merito sono strumenti di identità e futuro.
Mauro Sasso, ingegnere e fondatore di Sitec Quality Group, ha portato la Terra delle Tagghjate nel mondo. Inserito tra i «100 manager di Forbes Italia», ha costruito un’eccellenza globale con «disciplina, visione e cultura della qualità». È un esempio di leadership che nasce dalle radici e si espande oltre i confini.
La storia del compianto  Corrado Grande è quella di un uomo che ha servito le istituzioni e la comunità con discrezione e dedizione. «Sottufficiale al servizio della Marina Militare, coordinatore operativo della Protezione Civile di San Giorgio Ionico», anima del volontariato, ha lasciato «una traccia indelebile» in chi ha condiviso con lui lavoro e impegno sociale. La sua eredità è fatta di gesti quotidiani, di altruismo silenzioso.
Premio ai volontari
E infine i Volontari dei Giochi del Mediterraneo 2026, che hanno mostrato «il volto più bello di San Giorgio e dell’intero territorio Ionico». Con «generosità, sorriso e senso del dovere» sono diventati ambasciatori di ospitalità e identità. Il loro impegno gratuito è la prova concreta di una comunità viva.

Queste motivazioni, diverse e complementari, raccontano una terra che non si limita a celebrare i suoi talenti: li riconosce come parte della propria identità. Sportivi, studiosi, innovatori, volontari, creativi: tutti hanno trasformato il proprio percorso in un dono collettivo.

Sono la dimostrazione che il futuro non si attende: si costruisce. Con disciplina, con visione, con radici salde e sguardo lungo. Con la certezza che ogni eccellenza, quando nasce da una comunità, alla comunità ritorna.


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Redazione Oraquadra

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