TUTELA DELL’IMMAGINE vs DIRITTO DI CRITICA: IL CASO TORRICELLA
Torricella (Ta) – La delibera (
di Giunta n.95 dell’11/09/2026 del Comune di Torricella — avente per oggetto l’“Atto di indirizzo per la tutela dell’immagine pubblica e istituzionale” — ha acceso un dibattito politico e civico che merita di essere raccontato con chiarezza.
A sollevare l’attenzione è stato il consigliere di opposizione Paride Lomartire (M5S), che ha posto una questione fondamentale: fino a che punto un atto amministrativo può intervenire sull’espressione pubblica dei cittadini?
L’articolo 21 della Costituzione è inequivocabile:
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”
La giurisprudenza della Cassazione ha più volte chiarito che i social network rientrano pienamente nella categoria di “ogni altro mezzo di diffusione”.
Dunque: Facebook, Instagram, TikTok, X sono strumenti di libera espressione, al pari di giornali, assemblee pubbliche o comizi.
Il diritto di critica politica e amministrativa è ampiamente tutelato.
La Cassazione ha stabilito che:
• la critica può essere dura,
• può essere tagliente,
• può essere ironica,
• può essere polemica,
purché rispetti tre criteri essenziali:
• verità del fatto — ciò che si denuncia deve avere un fondamento reale;
• interesse pubblico — la questione deve riguardare la collettività;
• continenza espressiva — si può essere duri, ma non insultare o diffamare.
In altre parole: la critica è legittima anche quando fa male, purché non inventi fatti e non diffami.
La delibera evidenzia la necessità di “tutelare l’immagine pubblica e istituzionale del Comune”.
Un obiettivo legittimo, in sé.
Ma è proprio qui che nasce il nodo politico sollevato da Lomartire.
Secondo il consigliere pentastellato, qualsiasi atto amministrativo che sembri limitare o condizionare la libertà di critica dei cittadini — o dei rappresentanti politici — deve essere valutato con estrema attenzione, perché:
Nessuna delibera comunale può comprimere un diritto costituzionale.
La tutela dell’immagine non può trasformarsi in una forma di autodifesa politica o in un tentativo di silenziare il dissenso.
E questo vale per ogni amministrazione, di qualsiasi colore politico.
Lomartire — che negli ultimi mesi ha più volte denunciato criticità nella gestione della marina, delle passerelle, dei servizi e della manutenzione — sottolinea che:
• la critica è parte integrante del ruolo di un consigliere di opposizione;
• la critica è un diritto dei cittadini;
• la critica è un presidio democratico, non un danno d’immagine.
La sua posizione è chiara:
tutelare l’immagine istituzionale è giusto, ma non può diventare un argine contro la libertà di parola.
La questione sollevata a Torricella non riguarda solo un atto di giunta:
tocca un tema nazionale, attuale e delicato.
• Dove finisce la tutela dell’ente?
• Dove inizia la libertà dei cittadini?
• Qual è il confine tra critica e diffamazione?
La risposta, per la legge italiana, è netta:
il confine è la verità dei fatti e l’assenza di offesa gratuita.
Tutto ciò che rientra in questi limiti è critica legittima, e nessuna delibera può limitarla.
Il caso Torricella dimostra che la tutela dell’immagine istituzionale è un tema serio, ma va maneggiato con equilibrio.
La democrazia vive di confronto, di dissenso, di opinioni diverse.
E il diritto di critica — anche quando è scomodo — è una garanzia, non una minaccia.
La delibera apre un dibattito che merita attenzione, perché riguarda tutti:
amministratori, opposizione, cittadini, informazione.

