APERTAMENTE di Lilli D’Amicis – UVA DA TAVOLA, TRA COMPETENZE E RESPONSABILITÀ
Grottaglie (Ta) – L’assessore all’Agricoltura del Comune ha affidato a una lunga riflessione pubblica la risposta alle preoccupazioni che attraversano il comparto dell’uva da tavola. Il messaggio centrale è chiaro: il Comune non può determinare il prezzo di mercato di un prodotto agricolo. Un concetto corretto e difficilmente contestabile. Nessuna Amministrazione comunale dispone degli strumenti per stabilire quanto debba valere un grappolo d’uva sui mercati nazionali e internazionali.
Tuttavia, la questione non può esaurirsi nella semplice affermazione dei limiti istituzionali.
Quando un settore produttivo strategico attraversa una fase difficile, gli agricoltori non chiedono al Comune di sostituirsi al mercato. Chiedono invece rappresentanza, visione politica e capacità di incidere nei luoghi in cui si costruiscono le risposte. Chiedono che qualcuno si faccia carico delle loro istanze e le trasformi in azione amministrativa e pressione istituzionale.
Per questo motivo il vero dibattito non dovrebbe essere su ciò che il Comune non può fare, ma su ciò che può e deve fare.
L’Assessore rivendica contatti con la Regione Puglia, interlocuzioni con gli organismi competenti e attenzione alle opportunità future. È certamente un passaggio importante. Ma oggi il comparto agricolo vive una crisi che non si misura nelle intenzioni. Si misura nella sostenibilità economica delle aziende, nei bilanci familiari, nella capacità di continuare a produrre senza vedere erosi i margini da costi sempre più elevati.
Gasolio, energia, manodopera, fitosanitari, trasporti e logistica pesano come macigni sulla redditività delle imprese. È vero che tali questioni dipendono da scelte regionali, nazionali ed europee. Ma proprio per questo diventa fondamentale il ruolo della politica locale nel coordinare il territorio, promuovere iniziative condivise e sollecitare risposte concrete dagli enti sovraordinati.
Anche il riferimento al cargo dell’aeroporto di Taranto-Grottaglie va letto con equilibrio. Potrebbe rappresentare un’opportunità interessante per aprire nuovi canali commerciali e raggiungere mercati oggi poco accessibili. Ma sarebbe un errore presentarlo come una soluzione imminente o risolutiva. Le infrastrutture, da sole, non creano sviluppo. Servono aziende organizzate, capacità commerciale, aggregazione tra produttori e una strategia complessiva di filiera.
C’è poi un aspetto politico che merita attenzione. Nel suo intervento l’Assessore respinge le polemiche e accusa alcuni interlocutori di limitarsi alle critiche senza fornire soluzioni. È una posizione comprensibile, ma che rischia di alimentare contrapposizioni sterili. Le difficoltà dell’agricoltura non possono diventare terreno di scontro permanente tra maggioranza e opposizione. Né possono essere archiviate come semplici strumentalizzazioni.
La realtà è che il comparto dell’uva da tavola vive una fase delicata e richiede uno sforzo collettivo. Servono meno rivendicazioni e più confronto. Meno giustificazioni e più programmazione.
Nessuno pretende che un assessore inventi il prezzo di mercato. Gli agricoltori, però, hanno il diritto di sapere quali strategie siano state messe in campo per difendere un settore che rappresenta lavoro, economia e identità del territorio.
Perché l’uva di Grottaglie non ha bisogno di polemiche. Ma non ha bisogno nemmeno di autoassoluzioni. Ha bisogno di una politica capace di trasformare i limiti delle proprie competenze in una forte azione di rappresentanza e di proposta. Solo così le istituzioni potranno dimostrare di essere davvero al fianco di chi coltiva la terra.
E intanto inviterei a una bella riflessione sulla festa dell’uva che da tre anni si fa ma che non apporta a nulla, se non a una sagra paesana certificata già dal titolo sbagliato “Uva noscia” e spontaneo viene da aggiungere “… e vostra rimane!”

