APERTAMENTE. Una musica chiamata giovinezza di Ettore Mirelli

Ettore Mirelli 06 Feb 2020
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Ho appena finito di leggere l'intervista rilasciata da Vincenzo Pastano al Corriere di Taranto ed è stato come fare un tuffo nel passato, in quella giovinezza senza cellulari dove il tempo libero lo si poteva passare solo facendo sport, studiando per passione come facevo io, oppure facendo musica.

In quasi ogni comitiva c'era un musicista, ed il sabato pomeriggio molte strade erano invase dal suono graffiante delle chitarre elettriche provenienti dai garage in cui i gruppi facevano le prove.

Vincenzo Pastano era uno di questi e come pochi è riuscito nel suo intento, arrivando ad esprimersi ad altissimi livelli. Per chi non lo sapesse è il chitarrista e produttore artistico di Vasco Rossi.

Tanti i nomi dell'epoca da lui fatti, ed ogni nome riconduce al ricordo di una serata in un locale o di un concerto di fine anno al Liceo Moscati: Massimo Coppola, i D'Amicis, Giovanni Blasi, Marc Urselli, Lucio Elia, solo per ricordarne alcuni, e a cui aggiungo anche quel talentuoso rompi scatole di Giovanni Marinelli che mi contesta sempre i post.

Poi è arrivata la tecnologia sociale, ci siamo dispersi tutti nei social, la musica abbiamo cominciato ad ascoltarla sui cellulari e piano piano come un passatempo ormai fuori moda, si è persa la passione del fare musica live. Per carità, la situazione non è disperata, dato che qualche gruppo giovanile ancora esiste a Grottaglie e grazie a qualche associazione ed a qualche locale, di tanto in tanto riesce ancora a trovare espressione.

Quando Pastano parla di Grottaglie usa parole che fanno male, ma che lasciano impietriti perchè sono incontestabili come pietre lanciate dalla voce della verità. Parla di una mancanza di attenzione e collaborazione Istituzionale verso la musica ed i giovani, e come dargli torto?

La decadenza della creatività giovanile non è certo colpa della attuale Amministrazione, ma forse la adozione di politiche di sostegno alla musica attutirebbero tale crisi e incoraggerebbero i giovani ad esprimere se stessi attraverso l'arte.

Bisognerebbe a mio avviso istituzionalizzare la musica nel periodo adolescenziale, prevedendo buoni sconto cofinanziati dalla Amministrazione per l'acquisto di strumenti musicali, per la partecipazione a corsi di musica, bisognerebbe mettere a disposizione dei ragazzi degli studi di registrazione per incidere le loro opere, che magari saranno carenti sul piano tecnico e stilistico, ma di sicuro saranno formative per delle personalità in formazione, che attraverso la creazione artistica impareranno a scavare dentro se stesse, a ricercare l'armonia ed il bello in un formato inedito e personale che non venga inoculato passivamente dal web.

In un mondo ideale, ci sarebbe da pensare ad un palazzetto delle musica, sempre aperto ai giovani per suonare e registrare, ma anche in assenza di una struttura specifica si potrebbero prevedere convenzioni con gli studi di registrazione già presenti sul territorio ed appuntamenti stabili con cadenza settimanale o bisettimanale per mettere a disposizione delle band locali spazi pubblici coperti per suonare, incontrarsi e ritrovarsi.

Impossibile? In termini economici non sarebbe molto impegnativo, se solo ci fosse una effettiva volontà politica da parte dell'assessorato alla cultura ed alle politiche giovanili di agire in tal senso.

E poi, dato che stiamo sognando, pur sapendo di star facendo sogni economici, assolutamente alla portata della amministrazione comunale di una città come la nostra, perchè non pensare ad un festival annuale di musica giovanile per band locali.

Un palcoscenico, una piazza, un pubblico festante e la aggiunta di qualche rappresentante delle principali case discografiche nazionali invitati e spesati dal Comune.

Non sia mai che con qualche migliaio di euro di spesa andiamo a costruire un sistema creativo produttivo di sogni e speranze per i nostri ragazzi, ma anche di possibilità concrete di realizzarsi.

Di sicuro con un percorso agevolato di accesso a strumenti, corsi, prove, registrazioni e casting pubblico, si creerebbe un percorso con obbiettivo finale, in cui anche i “perdenti” vincerebbero lo stesso un bagaglio di esperienze, ricordi, conoscenze e bellezza che si porteranno per sempre dietro nella vita, e che forse, un giorno, tra trent'anni, leggendo l'intervista di un loro coetaneo, si ricorderanno di quella Grottaglie fatta di amici, concerti, ragazzi e piccoli miti locali, in cui spesero la loro mitica adolescenza, mitica come quella di tutte le generazioni, tranne di quelle moderne che misurano i giorni con i like.

Pensiamoci, ci vuole poco per essere buoni amministratori.

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