Cronaca sindacale

Cronaca sindacale (121)

In questi giorni e fino al prossimo lunedì il capitolo degli appalti di pulizia collegati alla grande acciaieria troverà compimento, chiudendo la stagione dei cambi di committenza tra una azienda e un’altra, ma lasciando anche una platea di circa 200 operai nell’assoluta incertezza.

L’’urgenza drammatica che preme alle porte – secondo quanto riportato dalla FILCAMS CGIL di Taranto –è quella della continuità occupazionale per una platea di 1200 persone che con contratti di lavoro variegati corre anche il rischio di rimanere fuori dalle nuove commesse a causa di un contratto precario.

I cambi di appalto interessano circa 1200 lavoratori con contratti differenti tra multi servizi, metalmeccanici e edili – dice Paola Fresi, segretaria della FILCAMS CGIL di Taranto – e tra loro circa duecento pagano le conseguenze di assoluta mancanza di clausole sociali per contratti a tempo determinato reiterati nel tempo anche con la complicità di accordi di prossimità che in cambio di briciole hanno creato ulteriore precarizzazione soprattutto nelle categorie di lavoro già storicamente fragili.

Così la CGIL prova dettare l’agenda delle priorità nel bel mezzo di un passaggio che rischia di diventare dalle conseguenze difficili.

Abbiamo l’obbligo di restituire dignità e certezza del lavoro a lavoratori utilizzati come agnelli sacrificali – spiega ancora la segretaria della FILCAMS – e se un tavolo va al più presto attivato va da se che è quello che riguarda i soggetti che rischiano di finire fuori dal mercato del lavoro non possedendo nessun tipo di garanzia di continuità.

Un vulnus da riparare al più presto, partendo dalla stabilizzazione fino al riconoscimento del giusto contratto nazionale di lavoro, risolti i quali – sottolinea Fresi - un minuto dopo sarà opportuno ridiscutere su sicurezza e organizzazione del lavoro e di tutte le precauzioni e i diritti da mettere in pratica, utilizzato pienamente tutti gli strumenti messi a disposizione dalla contrattazione di secondo livello.

Arcelor Mittal rispetti i diritti dei lavoratori e mantenga gli impegni assunti con la comunità tarantina

Esprimo tutta la mia solidarietà al lavoratore dell’ILVA di Taranto, rappresentante sindacale dell’USB, destinatario di un incomprensibile e immotivato provvedimento di licenziamento da parte dell’azienda, per non essersi presentato al lavoro lo scorso 9 luglio in quanto aveva aderito allo sciopero indetto dalla sua organizzazione sindacale e al presidio tenutosi a Roma dinnanzi al Ministero dello Sviluppo Economico.

Siamo davvero allibiti nel constatare il mancato rispetto da parte dei vertici di Arcelor Mittal delle prerogative e dei diritti dei lavoratori che sono sempre più preoccupati per il clima di grande confusione che continua a regnare sul destino dell’acciaieria tarantina.

La sensazione che abbiamo nell’apprendere del licenziamento, ma vorremmo tanto sbagliarci, di questo lavoratore modello, con vent’anni di esperienza alle spalle e padre di famiglia, è che Arcelor Mittal abbia voluto “colpirne uno per educarne cento”, allo scopo di intimidire i lavoratori, affinché cessino di rivendicare, con gli scioperi e l’attività sindacale, i loro sacrosanti diritti, sia sotto il profilo della sicurezza sul lavoro sia sotto il profilo della tutela ambientale.

E’, questo, un atteggiamento inaccettabile e padronale, da veri e propri “padroni del vapore”, che denuncia una concezione ottocentesca e non più tollerabile dei rapporti tra impresa e lavoratori. Sappia “Arcelor Mittal” che il Governo regionale sarà sempre al fianco dei lavoratori che rivendicano i loro diritti e richiamiamo l’azienda al pieno rispetto degli impegni assunti nei confronti del Governo italiano, della Regione Puglia e di tutta la comunità tarantina.

Rinnovo al lavoratore coinvolto in questa assurda vicenda e all’USB di cui è autorevole rappresentante, tutta la mia solidarietà personale e quella del Governo regionale, assicurando tutto il sostegno possibile, affinché prevalga il buon senso e possa presto tornare alla sua occupazione.

Stabilizzati altri 100 precari. Lumino e Di Ceglie (Slc Cgil): «Possibile grazie alla clausola sociale». Ben 330 posti di lavoro salvati e 100 stabilizzazioni. È lo splendido risultato della vertenza sindacale aperta qualche mese fa a Taranto a causa del passaggio della commessa di Enel Mercato Libero da
Teleperformance a System House.
A giugno era stata la Slc Cgil a denunciare come la proposta dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini di sospendere il codice degli appalti avrebbe impedito l’applicazione della clausola sociale e messo a rischio centinaia di famiglie. A distanza poco più di tre mesi la trattativa avviata dai sindacati del settore ha permesso non solo di scongiurare la catastrofe occupazionale, ma di raggiungere anche un secondo importante risultato per garantirà finalmente a un centinaio di lavoratori precari, un futuro di stabilità in cui costruire il proprio futuro.
In primo luogo, infatti, la vertenza ha consentito di salvare i 330 posti di lavoro a rischio mantenendo con il nuovo acquirente le stesse condizioni contrattuali: numero di ore lavorative settimanali, mantenimento dell’articolo 18, gli scatti di livello e di anzianità. In secondo luogo, la lotta sindacale ha permesso di ottenere anche l’assunzione direttamente a tempo indeterminato con System House di 100 lavoratori a cui fino a ieri era stato applicato il contratto di somministrazione.
«È una battaglia emblematica – hanno commentato Andrea Lumino, segretario generale Slc Cgil Taranto e Nicola Di Ceglie, segretario generale Slc Cgil Puglia – dell’azione che come Slc Cgil abbiamo condotto fin dal giorno dell’accordo sottoscritto al Ministero del Lavoro nel 2015 con cui, tra l’incredulità generale, fu introdotta la clausola sociale nei call center: una battaglia dura senza la quale, è necessario ribadirlo, oggi parleremmo di quasi 500 licenziamenti a Taranto tra dipendenti e somministrati. Non solo. Con una battaglia sindacale reale per difendere la clausola sociale - hanno aggiunto Lumino e Di Ceglie – abbiamo anche ottenuto la salvaguardia di tutti diritti già acquisiti dai lavoratori e l’incremento di ulteriori 100 posti di lavoro a tempo indeterminato. In un momento difficile – hanno concluso i sindacalisti – per il settore dei call center e per la realtà tarantina, quello di oggi è un risultato che riteniamo particolarmente importante e ci sembra doveroso sottolineare come, ancora una volta, l’iniziativa sindacale, se dettata dall’ottica della tutela collettiva, rappresenti ancora l’unica strada in grado di garantire il raggiungimento di risultati positivi per i lavoratori e per ilterritorio».

Ricevere l'elenco di beni e servizi che ArcelorMittal acquista, sapere quali sono i fornitori e quali sono i prezzi d'acquisto e capire se, e in che maniera, le imprese locali possono essere competitive sul mercato e diventare interlocutori dell'impresa siderurgica.
Sono queste le domande che il consigliere regionale Gianni Liviano propone nella richiesta di audizione, avanzata oggi al presidente della IV commissione consiliare, Donato Pentassuglia, del direttore acquisti di ArcelorMittal Italia e del presidente della Camera di Commercio di Taranto nonché dei presidenti delle associazioni di categoria Confindustria, Confapi, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confcooperative e Confcommercio.
"Apprendiamo dalla viva voce degli imprenditori e dalla stampa che le imprese dell'indotto-appalto di ArcelorMittal vivono un periodo di grande difficoltà. Come si evince dagli articoli di stampa, - sottolinea Liviano - il prossimo 30 settembre taluni contratti in scadenza delle imprese locali potrebbero non essere rinnovati. Questo perchè ArcelorMittal sta operando una nuova politica nel settore dell'appalto, che sarebbe affidato a società e consorzi partecipate del gruppo, che prevede tagli consistenti ai costi con il conseguente impatto negativo sull'indotto locale. Questa situazione rischia di portare ad un’emorragia di licenziamenti, peraltro in alcuni casi già annunciati, che potrebbe arrivare a toccare le complessive 500 unità e forse anche più se si considera le numerose imprese che operano nel settore dell’appalto e dell’indotto. Una situazione preoccupante. Credo che lo sforzo della politica debba essere quello di mettere a sistema, di far incontrare, le necessità di acquisto di Arcelor con l'offerta dell'indotto che va resa coerente con le necessità della stessa Arcelor e competitiva con il mercato. Le piccole e medie imprese locali vanno tutelate e insieme ad esse l'intero sistema economico locale. Per questa ragione - conclude Liviano - ho chiesto l'audizione del direttore acquisti di ArcelorMittal Italia, del presidente della Camera di commercio di Taranto, Luigi Sportelli, e dei presidenti delle associazioni di categoria".

Siamo un gruppo di lavoratori ex-ILVA (Amministrazione Straordinaria) in Cigs (Cassa integrazione straordinaria), vittime sacrificali di un accordo calato dall’alto e mai discusso con i lavoratori in fabbrica. Accordo “maledetto” intavolato per la cessione ILVA alla multinazionale Arcerol Mittal e sottoscritto al Ministero dello Sviluppo economico lo scorso 6 Settembre 2018 tra sindacati, Am Investco, Governo e Commissari Straordinari.
Tramite questo accordo è stata ratificata la morte della città di Taranto e la messa al lastrico di migliaia di operai che grazie al lavoro in quella fabbrica riuscivano a sfamare famiglie intere. Nel volgere di qualche mese, sono stati spediti a casa ben 2586 lavoratori, con criteri di scelta al quanto discutibili, le cui motivazioni non sono mai arrivate per diretta volontà dei nuovi proprietari, ma per mezzo di una sentenza del Giudice Lorenzo De Napoli che condannava Mittal per comportamento anti sindacale.
A distanza di 5 mesi dall’ esubero e nonostante la sentenza di condanna, tali motivazioni comunque, risultano ancora incomplete e parziali. A tutt’oggi le discriminazioni operate sulle scelte scriteriate utilizzate per la selezione degli esuberi non sono state chiarite e nonostante le numerose missive fatte pervenire attraverso i legali di alcuni lavoratori, TUTTO TACE! con gentile placet del “governo del cambiamento”!
Ad un governo silente ed una giustizia parziale, fanno eco gli slogan penosi dei sindacati ascoltati nel post accordo: “ZERO ESUBERI”, con la promessa di un sicuro riassorbimento degli operai entro il 2024; promesse che ad oggi ci sembrano chimere; cosi come utopie restano le promesse di reimpiego dei lavoratori nelle fantomatiche bonifiche, con annessi corsi di formazione di cui oggi si è persa voce. Ma i sindacati ormai abbiamo imparato a conoscerli molto bene, sulla carta dovrebbero tutelare i lavoratori ma che nei fatti sono totalmente piegati alle volontà aziendali, abili oramai nel revocare scioperi un secondo dopo averli proclamati anche con colleghi scomparsi nell’acque nella zona portuale e ritrovati dopo alcuni giorni cadaveri.
A distanza di un anno infatti lo scenario è completamente opposto a quello preventivato dai sindacati, i famosi “zero esuberi” sono diventati 1100 auto- licenziamenti. Operai che hanno optato per l’esodo incentivato, con la speranza che
100 mila euro lordi possano aiutarli ad avviare un lavoro in proprio. Ma il loro futuro è ben chiaro a tutti. Disoccupazione!
Oggi assistiamo ad ennesime prese in giro, da parte della politica, infatti, durante il dibattito dello scorso 30 Agosto alla festa Usb a Talsano, l’onorevole (5stelle) Mario Turco ha affermato di aver già pronto un emendamento da inserire nel prossimo D.L Impresa di Settembre. Ci chiediamo da chi abbia avuto mandato per redigere un tale emendamento? Se ci sono dei lavoratori Ilva in AS che gli hanno suggerito di adoperarsi per loro perché non specifica da quali lavoratori è stato consigliato? Chi gli ha chiesto di anticipare la CIGS restante dei futuri prossimi 4 anni? Secondo quali teorie il Pentastellato crede che ciò incentiverebbe l’ulteriore uscita dal mondo metalmeccanico/Siderurgico di ulteriori lavoratori?
Siamo davvero stanchi quasi sfiniti da questo mondo politico infame, non ci sentiamo più in alcun modo rappresentati da NESSUNO! E per questo non escludiamo di costituire nei prossimi mesi un Comitato di lavoratori in Cigs, che resterà completamente fuori da contesti e logiche sindacali, non sarà serbatoio di voti per nessuno e non sarà foraggiato da alcun partito politico. Avremo come vero e unico scopo quello di dare la reale voce dei lavoratori per troppo restata inespressa. Una sola ed unica voce senza filtri sindacali alla camomilla.
Con questo comunicato intendiamo inoltre informare tutti, dalla classe dirigente a quella sindacale che da oggi non avrete più a che fare con dei lavoratori sporadici in cigs ma con un gruppo sostanzioso di persone incazzate sul serio che pretendono rispetto e dialogo sulle attuali precarie condizioni in cui stiamo vivendo.
Chiediamo quindi ufficialmente che qualunque idea o mossa che i sindacati intendessero intraprendere per tutelare i nostri interessi venga completamente condivisa preventivamente con noi.
La voce dei lavoratori in Cigs (se permettete) la portiamo noi diretti interessati, quindi da oggi ogni azione andrà discussa in dibattiti pubblici riservati ai soli lavoratori, con tutte le sigle sindacali e senza bandiere o stendardi al seguito.

Nella riunione del 23 luglio scorso, il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Taranto ha preso atto e discusso della richiesta di commissariamento del CNF (Consiglio Nazionale Forense) presentata dall’avvocato Maria Casiello al Ministro della Giustizia, avvocato Alfonso Buonafede.
Il Consiglio ha stigmatizzato l’iniziativa intrapresa dal consigliere Maria Casiello in via del tutto autonoma, senza che vi fosse un preventivo avviso all’ente di cui ella stessa è componente; ciò ha comportato una serie di disguidi e fraintendimenti sulla origine della richiesta, con conseguente necessità di chiarimento.
In virtù di tanto, il Consiglio dell’Ordine di Taranto, all’unanimità, e con la sola astensione dalla discussione del consigliere firmatario della richiesta di commissariamento, ha deliberato di disapprovare il metodo con cui si è operato, di specificare che l’istanza è del tutto estranea alla volontà dell’ente, di rimarcare che l’Ordine territoriale è diretta emanazione dell’Ordine nazionale, di evidenziare che l’iniziativa intrapresa, in questo particolare momento storico, lede gravemente l’immagine della intera Avvocatura Italiana, che non può essere continuamente additata senza distinzioni come coacervo di malaffare e di conflitti di interessi.

Bari, 1 agosto 2019 – Sviluppare una strategia per l’ottimizzazione del sistema dei trasporti che permetta di ridurre sensibilmente il ricorso a vettori su gomma e marittimi e il potenziamento dell’offerta di collegamenti aerei tra Italia e Grecia.

E’ questo l’obiettivo del progetto di cooperazione transfrontaliera "Cross-border mechanisms for Green Intermodal and Multimodal Transport of FRESH products - FRESH WAYS ", presentato questa mattina a Bari nel corso di una conferenza stampa, nell’aeroporto “Karol Wojtyla”. Il progetto, finanziato per 2.621.935,00 euro dal Programma Interreg V-A Grecia–Italia 2014-2020, ha permesso il lancio di nuove rotte verso la Grecia. 

I primi voli con destinazione Cefalonia, Zante e Corfù sono decollati lo scorso 23 luglio dall’aeroporto di Bari, operati da Classic Air, aggiudicatario dell’avviso pubblico lanciato da Aeroporti di Puglia lo scorso aprile. 

Altro obiettivo del progetto è quello di accrescere il traffico passeggeri fra Italia e Grecia, e sperimentare l'utilizzo di alcune delle tratte destinate al traffico dei passeggeri anche a fini commerciali per il trasporto dei prodotti freschi. Tutto questo attraverso un sapiente utilizzo e monitoraggio in tempo reale delle stive degli aerei e la realizzazione di una piattaforma di informazione e cooperazione tra amministrazioni pubbliche, centri di ricerca e attori del settore industriale e imprenditoriale per facilitare l’individuazione dei più innovativi e adeguati investimenti futuri in tema di trasporto eco-sostenibile. FRESH WAYS nasce dunque come un progetto infrastrutturale che si pone l'obiettivo di promuovere forme di trasporto integrate, sostenibili ed economicamente vantaggiose per l’area di cooperazione interessata.

“Quella di oggi – ha dichiarato il Vice Presidente di Aeroporti di Puglia, Antonio Maria Vasile - è una giornata importante per la storia commerciale, e non solo, tra Italia e Grecia. La nostra regione, che vanta una posizione geografica privilegiata, ha il dovere di guardare al Mediterraneo con uno sguardo mai miope, ma sempre rivolto al futuro. Aeroporti di Puglia, è particolarmente soddisfatta di dare un contributo in questo senso in un progetto che mira alla cooperazione in nome di un concetto in evoluzione di trasporto, tra le due sponde del Mediterraneo, che avrà certamente delle ricadute virtuose sugli scambi commerciali tra Italia e Grecia”.

“La Regione Puglia partecipa con soddisfazione alla presentazione dei risultati del progetto Fresh Ways” - ha precisato Bernardo Notarangelo, Direttore del Coordinamento Politiche Internazionali di Regione Puglia. “Il progetto Fresh Ways rientra tra i 51 progetti, finanziati dal Programma Grecia-Italia per una totalità di circa 63.000 milioni di euro destinati allo sviluppo dell’intera area di cooperazione che include oltre l’intera Puglia anche la Regione dell’Epiro, Regione delle Isole Ionie e Regione della Grecia Occidentale”.

Il progetto nasce dalla cooperazione tra Aeroporti di Puglia S.p.A. capofila del progetto di concerto con la Camera di Commercio Industria, Artigianato, Agricoltura di Bari, l’Università del Salento – Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione, la Camera di Commercio di Preveza e l’Università di Patrasso – Dipartimento di Ingegneria Civile. La Regione Puglia – Sezione Trasporto Pubblico Locale e Grandi Progetti in veste di partner associato, partecipa all’implementazione del progetto.

Non chiediamo condizioni di favore o privilegio, chiediamo solo che sulle attività che riguardano ad esempio l’appalto ENI siano applicate condizioni di ragionevolezza, rispetto del lavoro altrui e dignità da parte dell’appaltatore che si dovrebbe premurare di ottemperare il suo mandato attraverso una filiera corta se non diretta a beneficio delle realtà locali e non a detrimento di esse.

A parlare è Luigi Guida, il presidente dell’ISC, lo Ionian Shipping Consortium, il sodalizio che ormai da alcuni anni riunisce sotto l’egida della tipica imbarcazione spartana, 11 società tarantine che si occupano da anni delle attività di agenzia marittime all’interno del porto di Taranto.

Nei giorni scorsi era stato lanciato il grido di allarme. Oggi la condizione di “precarietà” nel segmento appalti viene messa a fuoco con maggiore precisione.

Sullo sfondo vi è la tutela dell’impresa e del lavoro locale, più volte evocata a Taranto, sia nei provvedimenti che riguardano il Contratto Istituzionale di Sviluppo, sia in tutti gli atti connessi al riconoscimento dell’area di crisi complessa.

Ma la realtà dei fatti è ben diversa – spiega Guida – perché nell’ormai nota teoria del ghiacciolo, nella filiera lunga del sub sub appalto, l’accordo che ENI ad esempio assume con una società britannica che in teoria si dovrebbe occupare dei servizi di agenzia marittima, fa il giro lungo partendo da Londra, passando per Genova e Brindisi e finendo a Taranto, dove agenzie e lavoratori locali svolgeranno il vero lavoro e si assumeranno il rischio di tutte le responsabilità civili e penali connesse. Alla fine il ghiacciolo sciolto lascerà a Taranto le gocce, in alcuni casi solo lo stecchino di quel grande appalto.

Insomma un lavoro che in condizioni di dignità e ragionevolezza potrebbe costare direttamente 50 finisce per costare 100, ma a Taranto lascerebbe solo la metà, della metà, della metà.

Sono le ragioni che hanno spinto gli operatori dell’ISC a rinunciare alla commessa sulle navi ENI, ma che oggi diventano la base di una piattaforma rivendicativa che lo Ionian Shipping Consortium sottopone innanzitutto al management della grande industria petrolifera e poi a tutto il parterre istituzionale e sociale del territorio.

Crediamo che sia arrivato il tempo della riconoscibilità del lavoro dei nostri operatori – dice Guida – perché sono loro che da sempre operano in quel porto con gradi di affidabilità, sicurezza e professionalità massimi.

Un servizio reso 24 ore su 24, anche nei giorni festivi, e che consente ad ogni nave arrivata al Porto di Taranto di ricevere i servizi indispensabili per l’imbarco, il suo carico e il suo equipaggio.

Gli operatori chiedono dunque di cambiare il sistema.

Per anni abbiamo ascoltato il refrain sull’impresa locale che mancava di professionalità e che non era in grado di competere sul mercato con i grandi player internazionali- continua il presidente di ISC – ma i fatti dimostrano il contrario. Siamo noi da sempre a stare lì sulle banchine del porto, a correre di fronte alla prima problematica. Il problema sono i bandi strutturati non solo sull’affidabilità, le certificazioni di qualità, il rispetto dei contratti del personale, la sicurezza, ma sui volumi di fatturato, resi possibili però strozzando proprio le imprese e i lavoratori locali.

E’ un sistema da cambiare e per tale ragione lo Ionian Shipping chiede di tornare al confronto partendo proprio dalle norme ispirate da Taranto e dal codice etico dell’impresa ENI.

Un cammino che necessita dell’aiuto di tutti a cominciare da quello della stessa impresa, passando per i rappresentanti tarantini al Parlamento, gli enti locali, le associazioni di categoria e le parti sociali.

Non a caso seguiamo da vicino il lavoro del sen. Mario Turco, componente della Commissione Finanze del Senato – sottolinea Guida – che proprio nelle scorse settimane ha presentato un Ordine del Giorno che riguarda la filiera corta in materia di subappalti, ponendo l’attenzione proprio sulle imprese private o a partecipazione pubblica che operano in aree di crisi industriale complessa come Taranto.

In un clima di viva cordialità si è tenuto un primo incontro tra la Presidenza del Tribunale di Taranto e una rappresentanza del nuovo Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Taranto.

Vi hanno partecipato la Dottoressa Anna De Simone, Presidente facente funzione del Tribunale di Taranto, il Dottor Pompeo Carriere, Presidente Sezione GIP/GUP, il Dottor Giuseppe Licci, Presidente Prima Sezione Penale, e la Dottoressa Patrizia Todisco, Coordinatore Seconda Sezione Penale.

Su delega del presidente Fedele Moretti, impossibilitato a partecipare per un improvviso e improrogabile impegno istituzionale fuori sede, la delegazione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Taranto è stata composta, dal Vicepresidente Antonio Altamura, il Past Presidente Rosario Levato, il Consigliere Vincenzo Monteforte e il Tesoriere Francesco Tacente.

Nel corso dell’incontro la delegazione dell’Ordine, nell’esclusivo interesse dell’Avvocatura, degli operatori di giustizia e dei cittadini, ha portato all’attenzione diverse problematiche afferenti il miglioramento delle attività del Tribunale Collegiale e Monocratico e quelle del Giudice di Pace, riscontrando la massima disponibilità da parte dei rappresentanti della Magistratura a instaurare un rapporto proficuo e collaborativo al fine di risolvere i problemi quotidiani che vivono gli operatori della giustizia.

L’incontro rientra nel proposito del nuovo Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Taranto di essere ancora più presente nel Tribunale per soddisfare le esigenze degli Avvocati, restituendo così dignità al ruolo del difensore.

 

Riguardo le attività del Tribunale Collegiale Monocratico si è chiesto un maggiore rispetto del protocollo per la gestione delle udienze penali: inizio e fine processi, ordine di chiamata dei processi con fasce orarie e, infine, numero prestabilito di processi da trattare.

Entrando nel merito delle criticità sono state segnalate l’orario di inizio del Processi del Tribunale Collegiale, la chiusura delle udienze dibattimentali del Tribunale Collegiale e Monocratico, una udienza “filtro” e a seguire non più di cinque processi da istruire o discutere.

È stata chiesta altresì l’applicazione delle fasce orarie di chiamata anche per l’udienza dibattimentale, come già avviene nell’udienza preliminare, possibilmente con l’affissione dello statino fin dal giorno precedente, tenendo in considerazione il numero dei processi da trattare (possibilmente non più di venti), il numero dei testimoni da escutere per ogni processo e il numero dei difensori impegnati nelle discussioni.

 

Riguardo il Giudice di Pace si è fatto notare come attualmente le udienze abbiano un massimo di 35 processi tra prime udienze, istruttorie e discussioni. In questa situazione le maggiori criticità avvengono nella chiamata delle prime udienze, quelle nelle quali normalmente deve essere esperito il tentativo obbligatorio di conciliazione. Questo porta sistematicamente al notevole prolungamento dell’intera udienza con pregiudizio per i successivi processi che devono essere istruiti e/o discussi e, quindi, sull’orario di chiusura delle udienze.

Per questo la delegazione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati ha proposto il reinserimento delle due udienze straordinarie che andrebbero dedicate solo alle prime udienze, nelle quali verrà esperito il tentativo di conciliazione, e alle remissioni di querele.

Relativamente alle udienze istruttorie e/o di discussione, inoltre, è stato chiesto di inserire non più di 15 processi.

È stata presentata, infine, l’esigenza di sospendere le udienze nel periodo feriale, dal 20 luglio al 7 settembre.

Ho chiesto al presidente della IV commissione consiliare, Donato Pentassuglia, di convocare nella prima seduta utile i responsabili di ArcelorMittal e il presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mar Jonio, Sergio Prete, sulla spinosa questione delle agenzie marittime raccomandatarie di Taranto. Nel frattempo lo ringrazio per aver oggi audito sulla medesima questione il presidente dell'associazione pugliese Agenti marittimi raccomandatari, Vito Totorizzo, e il presidente dell'associazione culturale Propeller club port of Taras, Michele Conte". Assente giustificato per improrogabili appuntamenti istituzionali il sen. Mario Turco, anch'esso convocato per essere audito.
Così Gianni Liviano a margine della riunione, svoltasi nella tarda mattinata di oggi, della IV commissione consiliare. Un incontro richiesto dallo stesso consigliere regionale tarantino in virtù anche della mozione presentata in Consiglio regionale, e che ancora attende di essere discussa, nella quale, insieme al collega Pentassuglia, "sollevavo il problema della decisione di ArcelorMittal di costruire relazioni economiche con la società Lbh Italia finalizzate alla gestione dell'intero traffico marittimo e che la stessa risulterebbe essere controllata da un unico socio avente sede legale nell'isola Anguilla, paradiso fis"cale dei Caraibi inserito nella lista nera dal governo italiano. Cosa, questa, che pone limitazioni fiscali ai rapporti economici e commerciali che si intrattengono tra le aziende italiane e i soggetti ubicati in tale territorio".

Circostanze che sono state confermate nel corso dell'audizione dagli stessi Totorizzo e Conte i quali hanno chiesto alla Regione di farsi portavoce nei confronti di ArcelorMittal affinché ripristini la situazione antecedente quando, durante la gestione Riva, il lavoro era ben suddiviso tra le venti agenzie marittime operanti nel porto di Taranto.
"Appello che abbiamo inteso di accogliere - spiega Liviano - tanto è vero che, d'accordo con il presidente Pentassuglia, investiremo della vicenda la presidenza della Regione mentre abbiamo chiesto al consigliere dei Cinquestelle, Marco Galante presente ai lavori della commissione, di coinvolgere nella questione il vicepremier Di Maio. In gioco - aggiunge Liviano - ci sono anche i livelli occupazionali garantiti fino ad oggi dalle agenzie marittime tarantine. Tanto più che stiamo parlando di agenzie dotate di personale altamente qualificato per la cui formazione le stesse hanno investito risorse finanziarie proprie".

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