Cronaca sindacale

Cronaca sindacale (121)

“Di fronte all’ennesimo incidente sul lavoro, qualsiasi parola rischia di essere vana e ripetitiva. Ciononostante, occorre ricordare che non può esserci lavoro senza sicurezza. Mai. Fa male dover piangere ancora, dopo le numerose denunce e richieste di investimenti in termini di sicurezza, morti sui luoghi di lavoro. Eppure oggi siamo costretti a fare i conti con l’ennesimo infortunio che ha coinvolto un operaio di 40 anni”. Reagisce così Ernesto Abaterusso, presidente del Gruppo LeU/I Progressisti in Regione Puglia, al tragico infortunio sul lavoro che si è consumato nelle scorse ore nello stabilimento ex Ilva di Taranto.
“Cambiano i governi, cambiano le gestioni eppure a Taranto la situazione resta immutata. Non è più possibile andare avanti così. Al Governo e ad Arcelor Mittal chiediamo un cambio di passo affinché l’educazione alla prevenzione diventi patrimonio di tutti e non sia più vista come una zavorra, ma come atto di civiltà. È una battaglia nella quale non devono esserci bandiere di parte, se davvero si vuole porre un argine a questa deriva non più tollerabile. Perché il lavoro è e deve essere sempre dignità, non pericolo e morte - conclude Abaterusso”.

Non ci sono più le condizioni per attendere il tanto agognato cambio di passo dei nuovi vertici Arcelor Mittal e della struttura commissariale. La sicurezza nei luoghi di lavoro e la manutenzione ordinaria e straordinaria di quegli impianti, dopo l’ennesimo incidente di ieri per cui risulterebbe disperso il gruista Mimmo Massaro, impongono una dura presa di posizione che come NIDIL CGIL, FELSA CISL e UILTEMP UIL, assumiamo proclamando l’immediato sciopero di tutto il personale dell’area servizi e somministrazione.

Si bloccheranno domani 12 luglio per tutti i turni i circa 300 lavoratori con contratti atipici che all’interno del siderurgico svolgono varie mansioni compresa quella delle pulizie civili e industriali.

A darne comunicazione alla stampa sono i segretari territoriali di NIDIL CGIL, Daniele Simon, di FELSA CISL, Piero Berrettini e di UILTEMP UIL, Antonio Stasi.

La solidarietà va misurata in azioni concrete – dicono i referenti sindacali – e quelle azioni devono diventare una fabbrica più sicura per tutti.

Un rottame che oltre a seminare morte, terrorizza ogni volta che un alito di vento o qualcosa di più spira sulla nostra città. Mentre scriviamo non abbiamo ancora notizie del l’operaio disperso dopo che il tornado che ha raggiunto la stessa gru dove nel 2012 perse la vita il povero Francesco Zaccaria: quella DM 5 collassata nuovamente mentre un operaio era intento a manovrarla.

Oggi sento il dovere di una denuncia ancora più cruda e violenta, perché mentre si dibatte di addendum, immunità, copertura parchi, in quella fabbrica si rischia di morire tra lamiere contorte e corrose dalla ruggine (come foto in allegato), solo per assenza di una manutenzione ordinaria che sarebbe il minimo indispensabile nella fabbrica d’acciaio più grande d’Europa.

Ora mi attendo verità, giustizia e finalmente azioni consequenziali, per Francesco, Mimmo e per chi oggi come domani potrebbe pagare ancora con il bene più grande: la vita.

 

Il Coordinamento provinciale de “La Sinistra” di Taranto esprime la propria vicinanza e il proprio sincero cordoglio alla famiglia di Cosimo Massaro, operaio dell’ex Ilva di Taranto, disperso, a causa del maltempo, dopo il crollo della gru dove lavorava.
Nel 2012, nelle medesime circostanze, ha perso la vita Francesco Zaccaria. Casualità oppure omissione delle più elementari norme di sicurezza? Le eventuali responsabilità verranno accertate dagli organi competenti, ma la vicenda drammatica ci costringe a fare alcune considerazioni. La precarietà generalizzata nello stabilimento siderurgico di Taranto è ormai la norma dal luglio del 2012. Abbiamo assistito ad un susseguirsi di decreti, sostituzioni di commissari, nomine varie, cambi di direttori di stabilimento e vendita al colosso Arcelor Mittal, che non hanno apportato alcuna trasformazione. Anzi, si peggiora di giorno in giorno.

Prosegue quindi, inarrestabile, il quotidiano stillicidio di morti e infortuni, spesso dovuti alla scarsa sicurezza nei luoghi di lavoro e a una cultura della prevenzione che viene praticata nella intenzione di pochi. Il continuo ripetersi di episodi infortunistici nei luoghi di lavoro, sui quali riteniamo opportuno non tacere, ci preoccupa e siamo convinti che un paese che non si indigna di fronte alle stragi sul lavoro, non è un paese civile.

La messa a norma ed in sicurezza di tutti gli impianti e reparti, deve essere la priorità se si vuole imprimere la svolta ambientale auspicata. I lavoratori, i cittadini, l’ambiente continuano, ingiustamente, a pagare per le colpe, l’attendismo e la scarsa lungimiranza dei governi che si sono succeduti. Serve far entrare direttamente e definitivamente lo Stato nella gestione dello stabilimento, drenando immediatamente le risorse necessarie a garantire la messa a norma degli impianti, la bonifica del territorio, le competenze a tutti i lavoratori, la manutenzione ordinaria e straordinaria, ma soprattutto le politiche di sicurezza e prevenzione.

Chiediamo la massima attenzione e mobilitazione di istituzioni e sindacati, per rilanciare la cultura della sicurezza e della prevenzione, in modo da contrastare gli eventi infortunistici e mortali nei luoghi di lavoro, ancora oggi dovuti all’inosservanza della sicurezza.

L’ennesima tragedia sul lavoro a Taranto. Una delle gru che servono al carico sulle navi dei prodotti finiti e allo sbarco delle materie prime è crollata su uno sporgente portuale gestito in autonomia dall'ex Ilva.

Certamente la forte tromba d’aria abbattutasi su Taranto nel pomeriggio di ieri ha la sua parte di responsabilità in ciò che è accaduto. E tuttavia colpisce che la torre si è spezzata sullo stesso molo dove sette anni addietro è morto un altro operaio per un evento simile.

A nome di Articolo Uno Taranto esprimo il profondo dolore alla famiglia del giovane operaio che al momento è disperso, ma che probabilmente ha perso la vita. Resta però il fatto che da anni si discute di sicurezza nello stabilimento ex ILVA, ma si susseguono i rinvii; così quanti hanno il compito di garantire la sicurezza della fabbrica non si assumono mai fino in fondo le loro responsabilità.

E inoltre fa impressione che tutto questo avviene mentre ancora si discute se i titolari della fabbrica debbano o no avere responsabilità penali in caso di inadempienze sulla sicurezza dei lavoratori e dei cittadini.

Concordiamo con i Sindacati, che chiedono con forza che l’azienda, le istituzioni e gli organi di controllo, ognuno per il proprio ruolo, forniscano le dovute indicazioni a garanzia dei lavoratori e cittadini territorio di Taranto, e nel contempo reclamano l'immediata convocazione di un tavolo istituzionale straordinario che assuma decisioni e provvedimenti che cambino radicalmente lo stato di cose presenti all'interno dello stabilimento siderurgico.

Ci sono alcuni punti fermi: gli impianti dello stabilimento sono desueti; l’incidente si è verificato nella stessa postazione dove era posizionata la gru che nel 2012, in occasione di un’altra tromba d’aria, aveva ucciso un altro lavoratore; la gru è stata ricostruita con i medesimi criteri di quella precipitata in mare nel 2012.
Di qui occorre partire. La Magistratura e gli Organi di controllo facciano la loro parte, ma la politica deve fare la sua. Intervenga al più presto con misure concrete e verificabili: non si può più permettere che andare al lavoro assomigli a un andare in guerra, una guerra che spezza giovani vite che cercano soltanto la sicurezza di una vita dignitosa.

Massimo Serio
Segretario provinciale Articolo Uno Taranto

Non temiamo la questione occupazionale. Quei 45 autisti dichiarati in esubero dal CTP sono evitabili per una serie di ragioni. Non vi è una questione economica, perché il Consorzio Trasporti Pubblici di Taranto chiude in attivo i suoi bilanci. Non vi è una questione occupazionale, essendoci invece un problema di carenza di personale e una clausola sociale a difesa di quei posti di lavoro. Il tema invece è ben più grave per i cittadini di Statte e Leporano che dall’oggi al domani saranno costretti ad una interruzione di pubblico servizio indispensabile e sancito dalla Costituzione.

Interviene così nella querelle tra AMAT e CTP il segretario generale della CGIL di Taranto, Paolo Peluso, che chiedendo di sgomberare il campo dalle faziosità politiche invita a trovare una soluzione immediata.

Si usano i lavoratori e i cittadini per un tiro alla fune che non può interessarci – dice Peluso – sappiamo solo che quel servizio per le linee 4, 14 e 16, da e per Leporano e Statte è il frutto di un accordo che oggi si tenta di rivedere. Tutto legittimo, ma i cittadini e quei 45 autisti non possono essere utilizzati come spauracchio per ragioni che attualmente ci sembrano francamente deboli, considerato, peraltro che la stessa AMAT si è resa disponibile a riprendersi i traffici per le tratte in questione entro i prossimi due mesi.

Serve un’opera di mediazione che stemperi le strumentali contrapposizioni – continua il segretario della CGIL – e che dopo la missiva informativa del Prefetto pensiamo possa essere attivata anche dal presidente della provincia di Taranto, Giovanni Gugliotti, come referente della mobilità provinciale e come socio-fondatore del Consorzio.

Per quanto riguarda gli annunciati esuberi ricordiamo inoltre – termina Peluso – che oltre alla clausola sociale che continuiamo a considerare garanzia imprescindibile per quei lavoratori, vi è un iter preciso, ben diverso dallo sbandierare nomi e cognomi nel corso di una riunione, che a tutt’oggi non ci risulta avviato con procedure e preliminari che vedono nel confronto sindacale l’unica strada riconoscibile e riconosciuta.

“L’agricoltura pugliese - afferma Luca Lazzàro, presidente di Confagricoltura Puglia - ha bisogno di una guida salda, che sappia governare soprattutto la macchina burocratica e superare gli scogli che sempre più spesso noi agricoltori ci troviamo ad affrontare ogni volta che andiamo negli uffici del Lungomare Nazario Sauro”.

“Non possiamo più permetterci di avere a che fare con gente che sa solo dire non si può fare. Abbiamo bisogno di persone con cui studiare come fare”.

Per la Federazione regionale degli agricoltori, un primo banco di prova sta proprio nell’attuazione del Decreto Emergenze e nell’assegnazione delle agevolazioni agli agricoltori, ai sensi della legge 102. “Nel corso della riunione di partnerariato - spiega Luca Lazzàro - ci è stato detto che, mediamente, per ottenere quanto ci spetta, dovremo attendere dai 3 ai 4 anni. Confagricoltura ha proposto di saltare innumerevoli passaggi burocratici, facendo fede sull’autocertificazione prodotta dagli imprenditori e sui fascicoli aziendali rilasciati dai Caa”.

 

Pure rispetto al rapporto con le banche, Confagricoltura Puglia ha offerto come esempio la collaborazione avviata con l’Abi Puglia. È stato proprio il presidente regionale di Abi, Sabino Maurice, a sottolineare la disponibilità dell’Associazione delle Banche di Puglia a dialogare con le aziende. “La nostra collaborazione con Abi, messa a disposizione dei nostri associati - dice Luca Lazzàro - può diventare la base per un nuovo modello di rapporto fra banche e imprese”.

I sindacati: “Tante criticità da discutere e nessun colloquio con Gugliotti”

Negli ultimi 10 anni la politica ha fatto di tutto per frenare il cambiamento nella PA, gli addetti si sono progressivamente ridotti determinando contrazione del perimetro pubblico nonché del servizio reso al cittadino.
Fp Cgil – Fp Cisl – Uil FPL lo hanno ribadito in piattaforma vertenziale nazionale: “per rendere un ottimo servizio al cittadino servono politiche necessarie per migliorare la Pubblica amministrazione”, partendo dal soddisfacimento e dalla valorizzazione del personale pubblico.
Il caso della Provincia di Taranto ne è l’emblema.
Le lavoratrici e i lavoratori sensibilmente ridotti per effetto delle norme intervenute, versano in una continua incertezza sulle loro condizioni presenti e future, che ormai si protraggono da anni. Di fronte a questa situazione, e al perdurare di condizioni di criticità delle condizioni di lavoro e del riconoscimento di alcuni diritti, le organizzazioni sindacali avevano chiesto ripetutamente tavoli di incontro e confronto puntualmente ignorati e disattesi, sino ad arrivare ad una richiesta di incontro al Presidente della Provincia di Taranto, Giovanni Gugliotti, che potesse essere di chiarimento e derimente, ugualmente non riscontrato.
Per tale ragione le categorie della funzione pubblica di CGIL, CISL e UIL, lanciano un ultimo appello.
Vi è un mancato rinnovo di contratto per l’anno 2019, buoni pasto inutilizzabili da mesi, mancata corresponsione della produttività 2018, svuotamento e paralisi degli uffici, e pertanto inspiegabile mobilità – dicono Ronsisvalle, Ferri e Murri, rispettivamente di FP CGIL, FP CIL e FPL UIL – eppure si continua nel perdurare in un comportamento di non riconoscimento dei ruoli, come della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori dell’Ente Provincia, prefigurando una condotta anti-sindacale che non può essere tollerata.
Gli stessi dipendenti manifestano un sentimento di delusione rispetto ai buoni auspici manifestati dal Presidente in occasione di saluto di insediamento con i predetti dipendenti.
Eppure la riorganizzazione degli uffici e dei servizi che pur costituiscono elemento vitale per la qualità dei servizi resi al cittadino, non sono stati oggetto di informazione e di eventuale confronto.
Se dalla Provincia dunque non dovessero arrivare, nei prossimi giorni segnali di ripresa sulle relazioni sindacali, sarà inevitabile l’insorgere della conflittualità, con la valutazione con i lavoratori per l’acquisizione del mandato per la proclamazione dello stato di agitazione.

In occasione del recente incontro per il CIS (Contratto Istituzionale di Sviluppo) a Taranto, il Ministro della Difesa oltre a sottoscrivere accordi e protocolli di intesa tra MM e Comune, su impegni e progetti risalenti al 2015, ha sottolineato, ancora una volta, i temi legati all’apparato produttivo degli insediamenti della Difesa, in particolare dell’Arsenale, e a quelli del personale civile.

I richiami alla necessità di garantire le lavorazioni sulle nuove unità navali rischiano, però, di rimanere solo una mera dichiarazione di intenti se non seguiti da atti e fatti concreti.

I dipendenti attualmente in servizio, infatti, non solo non hanno le conoscenze per intervenire sui nuovi e sofisticati apparati ma non avrebbero neppure il tempo per acquisirle, visto che la maggior parte sarà presto in pensione, come precisato dalla stessa M.M. alla Commissione Difesa del Senato nella recente audizione sulla condizione degli Arsenali.

Il mantra del ricambio generazionale nella consapevolezza che c’è una legge che lo impedisce (la 244/12) appare, così, solo un esercizio dialettico se non accompagnato da un provvedimento legislativo che ne sospenda l’efficacia.

Dunque non si possono garantire le lavorazioni perché manca la formazione ed anche i lavoratori da formare. Non si possono assumere i dipendenti necessari perché una legge sciagurata ritiene gli attuali numeri sufficienti. Se la classe politica continuerà a raccontare che sono necessarie le assunzioni di giovani senza fare nulla in Parlamento per renderle concrete, si consegnerà alla storia delle tante promesse mancate, delle occasioni perdute e delle comunità tradite.

Ma noi vogliamo credere che non sia così. Vogliamo avere fiducia che questa volta possa essere diverso.

Per questo attendiamo, come espressamente dichiarato dal Ministro a Taranto, che siano immediatamente convocate le oo.ss., dando ascolto alle istanze delle migliaia di lavoratori della Difesa che hanno prima manifestato il 30 maggio in tutta Italia e poi partecipato l’8 giugno alla straordinaria manifestazione di Roma.

Che alle parole ora seguano i fatti, anche con l’iniziativa dell’intera comunità e di chi è istituzionalmente deputato a rappresentarla, per arrestare un declino altrimenti irreversibile.

Sono accanto al Segretario generale CGIL Taranto Paolo Peluso, al direttore Confagricoltura Taranto Carmine Palma, al Segretario generale FLAI CGIL Taranto Lucia La Penna e al Segretario Nazionale FLAI CGIL Giovanni Mininni.

La Puglia (ma ormai anche le regioni del centro-nord) è afflitta dalla piaga, antica e nuova, del caporalato. Paola Clemente, la 49enne bracciante di San Giorgio Jonico morta di fatica nel luglio del 2015, è diventata l’emblema della lotta al caporalato.

Ricordo con affetto che uno dei più lucidi osservatori del fenomeno del caporalato è stato il nostro compianto Alessandro Leogrande. Nato a Taranto nel 1977, ha scritto per giornali e riviste come Internazionale, l’Unità, il manifesto, Panorama, il Riformista, Il Fatto Quotidiano. E’ morto prematuramente nel 2017.

Un tempo i braccianti condividevano con il caporale il medesimo orizzonte sociale e culturale, la medesima lingua, le medesime contrade. Pur schierati su versanti contrapposti, appartenevano allo stesso paese, o comunque alla stessa provincia. Pertanto venivano a stabilirsi con il caporale, e quindi con il proprietario terriero alle sue spalle, dei rapporti di forza codificati.

Oggi, invece, accade qualcosa di profondamente diverso. I braccianti extracomunitari, soprattutto quando sono stagionali, percepiscono le nostre campagne come una “terra di nessuno” con cui non hanno niente a che spartire: una terra di cui non condividono la lingua, non conoscono le leggi scritte e quelle non scritte. Non c’è alcuna forma di integrazione con il loro tessuto urbano e sociale, ed è proprio questa estraniazione a generare la profonda vulnerabilità che alimenta lo sfruttamento.

Tuttavia tra passato e presente ci sono anche profonde analogie da cui trarre importanti insegnamenti.

La giornata-tipo di un bracciante di oggi è del tutto simile a quella di un bracciante dei primi del Novecento. E poi c’è un’altra analogia: anche ai primi del Novecento il lavoro agricolo era strettamente intrecciato ai flussi migratori. Non erano flussi globali, bensì intraregionali o al massimo interregionali. Ma in alcuni casi generavano conflitti - proprio come oggi - tra lavoratori “locali” e “forestieri”, perché questi ultimi in genere non erano organizzati fra loro e si accontentavano di un salario più basso.

In Puglia, la legge n. 28 del 2006 ha introdotto norme di contrasto del lavoro irregolare e la legge n. 32 del 2009 ha introdotto norme per l’accoglienza ed integrazione degli immigrati. Inoltre, con la legge di stabilità n. 1 del 2016 sono stati definiti finanziamenti specificamente rivolti all’erogazione di contributi per migliorare i servizi di trasporto utilizzati dai lavoratori agricoli stagionali e per favorire l’accoglienza ed ospitalità gratuita dei lavoratori presso le medesime aziende agricole aderenti alla Rete del lavoro agricolo di qualità.
Provvedimenti utili. Ma resta da fare un grande lavoro sul piano politico e culturale. Smettere di vedere gli stagionali come una minaccia per i lavoratori locali e smettere di vedere l’”altro” come un avversario. I veri avversari sono quanti hanno prodotto (e sostengono) questo tipo di economia mondiale, che fa aumentare e affama le masse dei diseredati e fa arricchire i ceti già ricchi.

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