Cronaca sindacale

Cronaca sindacale (121)

Siamo consapevoli delle difficoltà riferite al controllo in un territorio così vasto e variegato, ma siamo altrettanto certi che il seme piantato nel 2017 con il protocollo anti-caporalato firmato in Prefettura stia dando i suoi primi frutti.

Si esprimono così all’indomani dell’arresto di un caporale sudanese nelle campagne di Ginosa, la segretaria della FLAI CGIL di Taranto, Lucia La Penna e il segretario generale della CGIL di Taranto, Paolo Peluso.

E’ nella consapevolezza di quelle difficoltà che noi in tutti questi anni abbiamo continuato ad insistere, creando – spiegano – un rapporto sempre più stretto e collaborativo con le forze dell’ordine che sentiamo il dovere di ringraziare, a cominciare dall’arma dei Carabinieri che in queste mesi ha messo luce su un traffico di braccia che nella crisi perdurante del sistema è sempre più presente e pressante.

Gli arresti operati nel versante occidentale dimostrano che il fenomeno dell’intermediazione illecita di manodopera è molto radicato, creando nocumento alla vita dei lavoratori coinvolti – dicono La Penna e Peluso – ma anche al mercato globale che si sviluppa attorno alla filiera agroalimentare della nostra provincia, con le imprese sane e i lavoratori in regola costretti a subire gli effetti negativi di una concorrenza sleale che proprio sul costo del lavoro riesce a stringere il cappio attorno ai prezzi di lavorazione.

La cabina di regia per il contrasto del fenomeno del caporalato nelle nostre campagne dovrebbe tornare a riunirsi il prossimo 28 giugno.

Siamo sul fronte di una emergenza che con l’estate aumenterà in maniera esponenziale – dicono gli esponenti della CGIL – ecco perché nel corso della riunione di fine giugno ribadiremo la necessità di incentivare i controlli e determinare con precisione l’utilizzo dei fondi previsti dalla Regione Puglia, per mettere in atto specialmente nell’area occidentale, quella rete di trasporti pubblici che consenta ai braccianti agricoli di raggiungere gran parte dei luoghi di lavoro senza dover sottostare al ricatto dei loro aguzzini.

Milano, 19 giugno 2019 - ArcelorMittal informa che la sua controllata italiana (ArcelorMittal Italia “AMI”) ha manifestato al Governo italiano le proprie preoccupazioni in merito al testo attuale del Decreto Crescita.

Se il Decreto dovesse essere approvato nella sua formulazione attuale, la disposizione relativa allo stabilimento di Taranto pregiudicherebbe, per chiunque, ArcelorMittal compresa, la capacità di gestire l'impianto nel mentre si attua il Piano ambientale richiesto dal Governo italiano e datato settembre 2017.

Lo stabilimento di Taranto è sotto sequestro dal 2012 e non può essere gestito senza che ci siano le necessarie tutele legali fino alla completa attuazione del Piano ambientale.

Il Piano ambientale del 2017 è stato progettato per affrontare problemi di lunga data dello stabilimento di Taranto e per trasformarlo in un impianto siderurgico europeo all’avanguardia, utilizzando le migliori tecnologie disponibili, con un investimento ambientale complessivo di oltre 1,15 miliardi di euro. Tutti gli interventi previsti stanno procedendo nel pieno rispetto delle tempistiche.

Tuttavia, il Decreto Crescita, nella sua formulazione attuale, cancella le tutele legali esistenti quando ArcelorMittal ha accettato di investire nello stabilimento di Taranto. Tutele che è necessario restino in vigore fino a quando non sarà completato il Piano ambientale per evitare di incorrere in responsabilità relative a problematiche che gli attuali gestori non hanno causato.

Il Decreto Crescita deve essere approvato entro il prossimo 29 giugno. ArcelorMittal Italia resta fiduciosa che venga ripristinata la certezza del diritto nell'interesse dell’intero contesto economico italiano e degli stakeholders, permettendo ad ArcelorMittal Italia di continuare a gestire lo stabilimento e completare il piano di riqualificazione ambientale.

Taranto - I Consorzi di Bonifica “Arneo” e “Stornara e Tara” continuano a “insidiare” gli agricoltori tarantini e brindisini e, senza minimante offrire alcun servizio al territorio, continuano imperterriti a pretendere il pagamento dei tributi ed in particolare del tanto contestato “630”. Da sempre gli agricoltori hanno sostenuto di non essere contrari al pagamento dei tributi utili al funzionamento dei consorzi di bonifica, ritenuti dagli stessi addetti al comparto agricolo enti indispensabili per la corretta gestione del territorio; a condizione, però, che funzionino ed adempiano alla loro ‘mission’. In provincia di Taranto, come anche in provincia di Brindisi invece, chi rappresenta il mondo agricolo da sempre sostiene che tutto ciò non avvenga.

«Siamo stanchi di essere continuamente destinatari di cartelle di pagamento da parte dei Consorzi di Bonifica “Arneo” e “Stornara e Tara” che chiedono il pagamento dei tributi senza però svolgere sul territorio i servizi e le funzioni loro assegnate – dichiara Pietro De Padova, presidente della C.I.A. Agricoltori Due Mari (Taranto-Brindisi) – Nonostante ci siano sentenze che confermano ciò, oltre che orientamenti giurisprudenziali, i Consorzi “Arneo” e “Stornara e Tara” continuano imperterriti a chiedere i pagamenti, a effettuare ingiunzioni di pagamento, a procedere con fermi amministrativi dei mezzi di proprietà degli agricoltori».

Insomma una situazione davvero al limite della tollerabilità in un territorio, tra l’altro, dove la Xylella sta mettendo a serio rischio il futuro di migliaia di aziende agricole.

«Da anni abbiamo chiesto al presidente Emiliano e all’assessore regionale Di Gioia di esonerare gli agricoltori della province di Lecce, Taranto e Brindisi dal pagamento dei tributi 630 ai consorzi di bonifica proprio perché si tratta di territori interessati dalla emergenza Xylella fastidiosa – continua De Padova – Nonostante le rassicurazioni e le promesse, ciò ancora non è avvenuto. E sulla questione Xylella sarebbe interessante capire se i consorzi, al pari degli agricoltori, hanno adempiuto alle buone pratiche agricole obbligatorie (aratura, diserbo e trattamenti fitosanitari) sulle aree di loro competenze (canali, strade, etc.)».

Il mondo agricolo tarantino e brindisino è, dunque, stanco di questa situazione.

«Sulla questione consorzi di bonifica registriamo solo promesse ma nulla di concreto – continua il numero uno della C.I.A. Due Mari, Pietro De Padova – Attendiamo anche risposte dal commissario straordinario Borzillo, al quale chiederemo nuovamente di essere ascoltati, alla luce della nuova sfornata di cartelle inviate agli agricoltori, molti anche destinatari di fermi amministrativi per i mancati pagamenti degli anni scorsi. Ma noi ci chiediamo: questi pagamenti sono legittimi? A fronte di quale servizio reso gli agricoltori dovrebbero pagare questo ulteriore balzello? Il conto salato accumulato negli anni dalla gestione dei consorzi di bonifica non può e non deve essere pagato dagli agricoltori, i quali non hanno potuto fruire di alcun servizio da parte dei consorzi. E poi sulla gestione commissariale dei consorzi, che va avanti da diversi anni, ci sarebbe anche da aprire una riflessione: in tutti questi anni gli agricoltori non hanno partecipato minimamente alla gestione di questi enti, come invece dovrebbe essere. Hanno solo subito imposizioni e richiesta di pagamento, senza partecipare alla gestione dei territori e senza fruire di alcun beneficio».

Dalla provincia di Taranto e Brindisi, infine, si evidenziano anche discriminazioni tra i territori pugliesi.

«Sul nostro territorio – conclude il Presidente della CIA Due Mari, De Padova – scontiamo una carenza di infrastrutture che dovrebbero essere realizzati dai consorzi di bonifica. Il motivo è semplice: la maggior parte delle risorse rese disponibili con diversi provvedimenti circa 100 milioni di euro, il 71% per la realizzazione di infrastrutture la Regione Puglia le ha destinate per i consorzi della Capitanata e il 29% per i consorzi commissariati, determinando di fatto un disequilibrio tra i territori».

Da ciò emerge che ci sono zone avvantaggiate dal punto di vista strutturale e altre che sono indietro e che non hanno completato gli schemi irrigui. Con tali risorse messe a disposizione chi è avanti sarà ancora di più avvantaggiato e chi è indietro sprofonderà ulteriormente nel baratro.

Il Sindaco Melucci in settimana ha partecipato, in videoconferenza, all’audizione della 10^ Commissione Permanente del Senato, che si occupa di industria, commercio e turismo.

Il primo cittadino ha potuto fare il punto delle più generali vicende riferibili all’Area di Crisi Complessa di Taranto, e più nel particolare, tra gli altri, dell’avanzamento delle bonifiche sul territorio ionico, degli ingenti fondi ancora bloccati, del riesame dell’Aia ormai avviato e della intervenuta cassa integrazione presso lo stabilimento siderurgico.

Il Sindaco è tornato ad esprimere ai Senatori intervenuti la preoccupazione dell’intera comunità per un percorso che, in definitiva, sembra affrontare una fase di rallentamento, di speculazione del gestore e di mortificazione delle aspirazioni di residenti, lavoratori ed imprese.

“I segnali non sono ancora affatto confortanti, da nessun punto di vista - ha dichiarato il Sindaco in chiusura dei lavori -, e registro il moltiplicarsi di attori e teorie che non agevola gli sforzi degli enti locali. In molti non hanno ancora del tutto compreso la portata eccezionale del riesame dell’Aia, la capacità che avremo attraverso questo strumento di condizionare ogni azione futura. Al momento, è il nostro faro. Altre iniziative non sembrano consistenti. Ora convocheremo ArcelorMittal, perché non c’è alcuna ragione per far partire la cassa integrazione senza un opportuno negoziato.”

Il Progetto Policoro dell’Arcidiocesi di Taranto diviene realtà sempre più solida, al servizio del mondo dell’economia e del lavoro, con uno sguardo particolare rivolto ai giovani.
Per svolgere al meglio il suo compito, l’importante realtà ecclesiale, grazie ad un accordo intervenuto con la segreteria della Cisl Taranto Brindisi, che è parte della filiera dello stesso Progetto, ha attivato uno sportello presso la sede dello stesso sindacato in via Regina Elena, n. 126.
Il Progetto Policoro, che comunque continuerà ad operare anche nella sede della Caritas diocesana in città vecchia, sarà a disposizione del pubblico ogni giovedì dalle ore 17.00 alle ore 19.00, al secondo piano di Palazzo Sant’Antonio.
«È opportuno innanzitutto - ha commentato il coordinatore regionale del Progetto Policoro don Antonio Panico - dire grazie alla Cisl per averci concesso una propria sala che verrà aperta al pubblico, offrendo informazioni e supporto a chi è alla ricerca di una collocazione nel mondo del lavoro. Per l’Arcidiocesi di Taranto portare avanti il Progetto Policoro è un impegno particolarmente significativo. Infatti, sia a livello nazionale che regionale e locale, il Progetto Policoro opera per offrire opportunità concrete a coloro che, soprattutto giovani, cercano un lavoro, diventando così compagno di strada e segno di speranza per molte persone. Si auspica, pertanto, di poter avviare sul territorio ulteriori forme di collaborazione interistituzionale per porre in essere insieme strumenti ed azioni che mettano al centro la persona umana».
Il segretario generale della Cisl Taranto Brindisi Antonio Castellucci ha evidenziato così l’importanza della collaborazione avviata con il Progetto Policoro: «Ospitare nella nostra sede territoriale il Progetto Policoro dell’Arcidiocesi è per noi un’opportunità di interdipendenza positiva e una dimostrazione di come si possa operare in rete, anche per dare risposte credibili al problema della disoccupazione giovanile nel nostro territorio. La sinergia in atto tra Progetto Policoro e Cisl scaturisce dai valori comuni ispirati alla Dottrina sociale della Chiesa che caratterizzano entrambi: solidarietà, giustizia sociale, bene comune, condivisione, rispetto di ogni persona. Tale sinergia, ne siamo certi, potrà efficacemente contribuire alla realizzazione umana e professionale di quanti vorranno beneficiarne». Gli interessati, accolti dalle animatrici di comunità del Progetto Rossella Carmignano e Federica Carbotti, potranno accedere gratuitamente ai servizi di accompagnamento alla creazione d’impresa, essere supportati nella stesura del proprio progetto e guidati nell’individuazione di eventuali bandi di finanziamento.
Potranno, altresì, usufruire di servizi di orientamento al lavoro, di guida alla compilazione del curriculum vitae, di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Per ulteriori informazioni si possono consultare la pagina Facebook Progetto Policoro Taranto ed il sito nazionale www.progettopolicoro.it

Apprendere di essere l’ennesima merce in scadenza sul banco dei deperibili di Arcelor Mittal. Apprenderlo dalla stampa come l’annuncio di qualcosa di banale, di ordinaria amministrazione come se non fosse già dolorosa la situazione di tanti di quegli operai in bilico e nella fabbrica sempre nell’occhio del ciclone. Sapere che dopo aver mediato e sudato un accordo tutto torna ad essere così assurdo e inaccettabile.

È questa la parola giusta, inaccettabile. Perché quella proposta di cassa integrazione per 1400 lavoratori della fabbrica dell’acciaio ora in mano agli indiani di Arcelor Mittal, è un pugno in pieno viso nei confronti di lavoratori e parti sociali che tanto si erano impegnati per segnare un nuovo corso.
Taranto non è il banco di prova per speculazioni sulla pelle dei dipendenti ex ILVA e sulla città.
La crisi che oggi il colosso indiano scopre è una crisi che viene da lontano e a nulla vale il fiocco di impegni con cui in quel comunicato cercano di imbellettare impegni e propositi circa un futuro piano industriale e ambientale tutti ancora da dimostrare.
La CGIL non ci sta!



Dich. del Segretario Generale Aggiunto Fim Cisl Taranto Brindisi, Biagio PRISCIANO
No a relazioni sindacali indelicate, specie quando si parla del futuro dei lavoratori».

«Da Arcelor Mittal non ci aspettavamo un comportamento così scorretto. L’immagine non può prevalere sugli interessi dei lavoratori». Va giù duro Biagio Prisciano, il segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi, dopo il comunicato stampa inoltrato dal gruppo Arcelor Mittal, col quale, a sei mesi dal subentro ad Ilva in amministrazione straordinaria, annuncia l’avvio della procedura di Cassa integrazione ordinaria che interesserà un massimo di 1400 unità per 13 settimane.
«Comprendiamo il ritardo accumulato nei mesi di trattativa – aggiunge Prisciano – che ha portato l’industria siderurgica a perdere fette importanti di mercato. Tuttavia siamo dispiaciuti dal metodo utilizzato dall’azienda nel comunicare gli imminenti programmi. Buona norma vuole che prima di ogni annuncio, specie quando di mezzo c’è il destino dei lavoratori e delle loro famiglie, sia data una corretta informativa alle organizzazioni sindacali. Personalmente – rileva Prisciano – sono stato avvertito in maniera informale, attraverso una telefonata sintetica. Nessuna comunicazione ufficiale, ma solo un avviso con successiva convocazione di un incontro che si terrà domani mattina al Consiglio di fabbrica. Ho appreso circa l’intenzione da parte dell’azienda di avviare la procedura di Cigo per 1395 unità dello stabilimento di Taranto, con l’interessamento dei reparti Colata continua numero 5, Laminatoio a freddo e Treni nastri. Questo metodo di relazioni industriali, come Fim, ci sorprende, specie alla luce della correttezza fin qui dimostrata da questa organizzazione sindacale. Auspichiamo per il prosieguo che tali atti di intraprendenza comunicativa vengano rivisti, al fine di evitare facili allarmismi tali da appesantire il clima sociale in città, già gravato dalla gestione complessa legata alla vicenda Ilva in amministrazione straordinaria – che vede ad oggi circa 1700 lavoratori in Cigs - per la quale domani al tavolo ci attendiamo risposte certe».
Entrando nel merito della questione e più precisamente soffermandosi sulla volontà da parte del Gruppo Arcelor Mittal di avviare la Cigo, Prisciano dice: «Quando tempo fa denunciavamo che sarebbe poi stata dura riprendere quote di mercato dopo sei anni di commissariamento era vero. Ritardi che ora, insieme alle altre cause, influiscono a questa condizione. Per noi – conclude Prisciano – è importante che vengano mantenuti gli impegni dal punto di vista industriale e ambientale e che tutte le opere e gli investimenti proseguano nei tempi previsti».

Assistere anziani, oltre i 65 anni, allettati, alcuni di loro poveri di mezzi e di relazioni sociali, e che in assenza di un aiuto lascerebbero al proprio destino le sorti della loro stessa sussistenza, e in cambio ricevere disattenzione e omissioni.

Succede da sempre ai venti operatori della cooperativa sociale Panacea a.r.l. di Bari, che da circa due anni svolge per il Comune di Manduria il Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD) nell’ambito territoriale numero 7.

E’ una doppia ingiustizia – spiega Tiziana Ronsisvalle, della FP CGIL – perché quei lavoratori che ora non prendono lo stipendio da due mesi nell’indifferenza degli organi istituzionali preposti anche al controllo sull’efficienza del servizio, continuano a recarsi nelle case dei loro assistiti solo perché hanno continuato a rimanere umani e a conservare dentro di loro il senso di rispetto e empatia con uomini e donne che meritano di essere considerati dal nostro stato sociale.

Quando non si paga lo stipendio a questi lavoratori si commette un doppio abuso – dice ancora la referente della CGIL – perché si lascia passare il messaggio che quel settore può anche vivere di precarietà, di stenti, di condizioni sempre al limite della dignità, condannando di fatto a questi requisti chi lavora e chi è assistito.

Per tale ragione la Funzione Pubblica alla fine dello scorso mese di aprile scrisse ai vertici della Cooperativa sociale, all’Ufficio del Piano Ambito Territoriale 7 e per conoscenza ai servizi ispettivi dell’ispettorato territoriale del lavoro. La richiesta di chiarimenti è stata reiterata anche ieri.

Chiedevamo in quella missiva, così come in quelle successive, che la stazione appaltante del Comune di Manduria, ente capofila di quell’ambito – commenta la Ronsisvalle – l’applicazione delle procedure di intervento sostitutivo di cui all’articolo 30, comma 6 del decreto legislativo 50 del 2016. Insomma una sorta di prelievo alla fonte delle spettanze destinate ai lavoratori.

In assenza di evidenti segnali di correzione di tali condotte che perdurano da due anni, metteremo in atto tutte le azioni di protesta possibili – conclude Tiziana Ronsisvalle – per difendere i diritti di quei lavoratori, ma anche quelli di tutti gli assistiti di Manduria.

È tema di questi giorni la nota del 21 maggio scorso, indirizzata dal sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, alla Direzione generale per le autorizzazioni ambientali del Ministero dell’ambiente, attraverso la quale il Comune di Taranto ha formalmente richiesto il riesame rispetto al piano ambientale di cui al Dpcm del 29.09.2017 per lo stabilimento ArcelorMittal di Taranto. A fondamento della richiesta, c’è la Vds (Valutazione Danno Sanitario) su dati relativi a dicembre 2018 e trasmessi il 12 febbraio scorso da Arpa Puglia, Ares Puglia e Asl ed il completamento dello studio Sentieri da parte dell’Istituto superiore della sanità.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, in occasione dell’audizione in Commissione ambiente alla Camera, ha di riflesso annunciato con un proprio decreto (n.188 del 27/05/2019), l’accoglimento delle motivazioni, disponendo il riesame ai sensi dell’art. 29 quarter comma 7, del D. lgs. dell’Aia, di cui al Dpcm del 29.09.2019. La Uilm Taranto condivide tutto ciò che è stato annunciato, poiché molto di questo appartiene alle richieste della piattaforma dello stesso sindacato, presentata, discussa ed approvata nelle assemblee dai lavoratori: dalle ragioni relative alla valutazione del danno sanitario all’emanazione, auspichiamo, di una legge speciale per Taranto che contenga al suo interno anche una sanità migliore e soprattutto accessibile a tutti e provvedimenti speciali sul tema amianto.

Sulla scorta di quanto si sta determinando e soprattutto quanto via via andrà a determinarsi, resta fondamentale vigilare con estrema attenzione su tutto, poiché è sicuramente utile introdurre ulteriori provvedimenti e norme di legge solo se tesi a migliorare materialmente quanto fatto sinora ed abbreviare l’avviato processo di risanamento ambientale interno ed esterno alla fabbrica. Qualsiasi provvedimento legislativo che il Governo riterrà utile adottare, oltre che teso a migliorare le tutele a salvaguardia della salute, dell’ambiente e dell’occupazione, dovrà fare tutto ciò che di meglio si possa fare in termini di tutela della vita e deve essere fatto nella consapevolezza che a questo punto è necessario, per la Uilm, il massimo sforzo da parte di tutti i soggetti responsabili affinché l’iter delle autorizzazioni, dell’emanazione e recepimento delle nuove norme, non produca un pericolosissimo stallo del già faticoso e complesso percorso di ambientalizzazione già avviato a valle dell’accordo del 6 settembre 2018. Non è neppure lontanamente immaginabile una possibile battuta d’arresto del processo di bonifica, perché ciò farebbe inevitabilmente precipitare ancor di più nell’incertezza di quanto finora fatto a salvaguardia della tutela della salute, salvaguardia per l’ambiente e dell’occupazione. La Uilm seguirà con estrema attenzione l’iter avviato di revisione dell’Aia, nel delicatissimo momento per Taranto e per lo stabilimento, nella pretesa che è giunto il momento di acquisire certezze e non più sperimentazioni.

La parola d’ordine è 'fare presto e bene'

"Ci interessano i lavoratori e meno le dinamiche dello scontro politico che in realtà, spesso, è stato in grado solo di produrre uno stallo su tutte le questioni che riguardano il nostro territorio. Per tale ragione di fronte alla cortina di nebbia e incertezze che caratterizza ancora il futuro dei 500 lavoratori dell’ex TCT di Taranto, abbiamo ritenuto utile cercare risposte ed eventuali soluzioni facendo leva sulla responsabilità dei rappresentati parlamentari eletti in questo territorio."

Così il componente della segreteria provinciale della FILT CGIL di Taranto, Michele De Ponzio, in risposta ad alcune polemiche che nei giorni scorsi hanno accompagnato il confronto che in CGIL la categoria di settore e la segreteria confederale hanno tenuto con i parlamentari pentastellati, Turco, Vianello e Ermellino.

Sindacato e politica seppur con ruoli e competenze differenti sono due facce del Sistema Italia – dice De Ponzio – e il sindacato che non fa politica ha il dovere di confrontarsi con tutti, mettendo da parte manierismi della prima repubblica e personalismi politico-sindacali.

Il 31 dicembre del 2019 – scrive ancora De Ponzio – l’indennità di mancato avviamento per i lavoratori dell’ex Taranto Container Terminal, scadrà e per noi della FILT la prospettiva di vita, la speranza di queste famiglie e la ricollocazione al lavoro di questo personale altamente specializzato, sono fattori di estrema importanza che travalicano le ragioni di opportunismo politico.

Per memoria storica, a discutere dell’eventuale prolungamento dell’IMA sono stati chiamati tutti gli attori che potrebbero concorre alla soluzione del problema – continua – le attuali forze di opposizione, che al tempo erano al Governo, si mobilitarono dando forma al DL 243/2016. Dai ministri Di Maio, Lezzi e Toninelli, ai quali come organizzazioni sindacali unitarie ci rivolgemmo nel novembre del 2018, invece non ci hanno ancora risposto. Anche Emiliano, in qualità di presidente di Regione, è informato. Pertanto nessuno può ritenersi escluso da una vicenda che riguarda il futuro di 500 famiglie tarantine.

Altra valutazione da non sottovalutare – spiega l’esponente della FILT – è che anche qualora Yilport, dovesse insediarsi oggi (oggi, secondo informazioni assunte dal presidente Prete, sarebbero arrivati i documenti utili alla firma della concessione – ndr), e l’IMA prorogata al 2020, saremmo di fronte a un terminal fermo da anni e che per la sua start-up avrebbe bisogno di tempi tecnici non conciliabili con il prolungamento dell’ammortizzatore sociale di un altro anno. Ecco perché serve una strategia differente e un’azione politica che impegni il Governo nei confronti di un cartello produttivo che ha bisogno non solo di promesse ma anche di adeguate coperture finanziarie utili a favorire un più veloce reinserimento lavorativo.

Chi dovrà agire in questo senso? - si domanda De Ponzio – ovviamente tutti, a cominciare dal senatore Mario Turco, componente della VI Commissione Finanze e Tesoro e membro della Commissione Speciale per gli atti urgenti del Governo, che si è reso disponibile a istituire un tavolo tecnico per affrontare tutte le criticità sin qui evidenziate.

Personalmente – conclude – non posso che essere contento di vedere sia l’opposizione che i rappresentanti dell’attuale maggioranza al Governo, condividere lo stesso obiettivo. E’ questo il risultato più grande!

 

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