Cronaca sindacale

Cronaca sindacale (121)

Lunedì 6 maggio, alle ore 9, nel Consiglio di Fabbrica ArcelorMittal di Taranto, si terrà un incontro dedicato alle elezioni delle Rsu svoltesi ad aprile scorso, al quale parteciperanno anche le segreterie nazionali Uil e Uilm, con la presenza dei segretari generali nazionali Carmelo Barbagallo e Rocco Palombella. 

Il 1° Maggio 2019 di Cgil Cisl Uil ha come tema nazionale “Diritti, Stato Sociale, La Nostra Europa”; scelta tematica orientata dal bisogno sempre più evidente di una Europa migliore, più fedele ai principi costituenti che caratterizzarono il Manifesto di Ventotene, maggiormente attenta ai valori democratici, alle istanze sociali e del mondo del lavoro in cui le sue Istituzioni affondano le proprie radici.

L’Italia ha bisogno di una Europa forte, che sappia orientare di più e meglio le Nazioni che ne fanno parte ed i loro popoli, ad uno sviluppo organico e non come è attualmente a due velocità, non gravato dagli eccessivi vincoli della burocrazia ma capace di creare ricchezza puntando al lavoro produttivo e non già alla speculazione finanziaria, né al dumping sociale e meno che mai alla concorrenza fiscale e salariale.
Ecco perché Cgil Cisl Uil territoriali auspicano che le prossime elezioni del 26 maggio, per il rinnovo del Parlamento europeo, diano in tutti i Paesi dell’Unione una forte spinta a veri processi di solidarietà, di progresso civile, sociale ed economico, e in particolar modo di accoglienza diffusa dei migranti e dei richiedenti asilo, di inclusione sociale, di rifiuto della guerra, di antifascismo.
Non poche cose, certo, possono e devono essere cambiate nella gestione politica dell’Europa, a cominciare dal cambio di passo in materia di politica economica.
Ma tutto questo implica un recupero esigente di autorevolezza da parte di tutte le Istituzioni europee e della classe dirigente, sui versanti della promozione concreta, in stretto raccordo con i Paesi membri, dello sviluppo sostenibile e del lavoro produttivo.
E risiede esattamente in queste rivendicazioni l’iniziativa della Ces, la Confederazione Europea dei Sindacati, cui aderiscono anche Cgil Cisl Uil, messa in campo con la recente“Marcia per un’Europa più equa per i lavoratori” perché finalmente riparta l’Europa della solidarietà e del lavoro, venga rilanciato lo sviluppo sostenibile ed arginati velleitari sovranismi.
Il nostro Mezzogiorno, la Puglia, il territorio di Taranto, auspichiamo possano beneficiare di tali processi, a condizione che si creino sinergie istituzionali e sociali che spingano verso un’unica direzione; e non secondari, in questa chiave, sono i contenuti dell’appello l’appello all’Europa sottoscritto da Cisl, Cgil, Uil e Confindustria, per relazioni sindacali che esse auspicano sempre più partecipative e di pari responsabilità nelle scelte da compiere.

 

"Dedichiamo questa vittoria alla città di Taranto, affinché la stessa ritrovi un equilibrio tra ambiente, salute e lavoro. La dedichiamo anche a quei lavoratori che sono in cassa integrazione. È una vittoria del sindacato, dei singoli lavoratori, della Uilm di Taranto, del segretario e dei suoi delegati. Una vittoria senza sponsorizzazioni. La percentuale ottenuta è legata alle nostre forze e alla nostra esperienza. Una riconferma, ma al contempo un risultato che premia la linea di un'organizzazione che, nei tantissimi anni di impegno sindacale, ha continuato a mantenere la barra dritta e si è assunta le responsabilità". 

Rocco Palombella, segretario generale nazionale Uilm ha commentato, in una conferenza svoltasi a Taranto, il risultato del rinnovo delle Rsu - Rls ArcelorMittal. La Uilm di Taranto si conferma primo sindacato metalmeccanico all'interno dello stabilimento siderurgico (ex Ilva), con una percentuale media del 38 per cento dei consensi.
"Si tratta, comunque - ha continuato Palombella -, di una vittoria dal sapore diverso, perché è avvenuta in un clima particolare, dopo tanti anni di amministrazione straordinaria dell'ex Ilva, con un nuovo gruppo industriale, ArcelorMittal, un riequilibrio tra le unità lavorative, con circa 3000 lavoratori in cassa integrazione, con tante incognite da un punto di vista ambientale, ma anche della prospettiva occupazionale. Qualcuno del passato riteneva che si doveva siglare un accordo diverso, con 1500 licenziamenti, prima, e altri 2000, dopo; avevamo perciò una grande preoccupazione, ma ancora una volta i lavoratori ci hanno premiato". Intanto, "chi parla di 'accorciamento di distanze' tra noi e un'altra organizzazione, non ha letto bene i dati. Quell'organizzazione ha confermato il dato di tre anni fa. Noi, invece, abbiamo continuato a mantenere il nostro primato, che ci carica di grandi responsabilità, perché la prospettiva futura è molto complicata".
L'azione del sindacato prosegue ripartendo da questo dato, mantenendo fermo il confronto con l'azienda siderurgica per il piano ambientale, per il piano industriale, per il rispetto dell'accordo firmato nel settembre scorso, senza dimenticare un messaggio al mondo politico-istituzionale, facendo appello "al Comune e alla Regione, affinché non si alimentino le conflittualità. Taranto - ha dichiarato Palombella - deve essere rispettata. Non deve essere solo terra di campagna elettorale e di conquista". Intanto, "il tema della decarbonizzazione, ad esempio, è utilizzato in maniera strumentale. Siamo per l'innovazione, si possono sempre individuare processi innovativi; ma, nel momento in cui c'è un bando europeo che permette a questo gruppo industriale di avere in fitto un grande stabilimento come quello di Taranto e tutta l'ex Ilva in Italia, con un piano industriale approvato da un piano ambientale, nel momento in cui ci sono questi elementi, c'è qualcuno in grado di cambiare, con la possibilità di decarbonizzare? Mi rifiuto di credere che, chi propone questi temi, non sappia quello che dice. Si crea solo confusione".
"Abbiamo sfiorato il 93 per cento dei votanti - ha dichiarato, intanto, il segretario provinciale Uilm Antonio Talò -. Questo dato dimostra la rappresentanza, nonostante ci sia stato il cambio di proprietà dell'azienda e il 25 per cento dei nostri iscritti sia stato posto in cassa integrazione. Ringraziamo quanti ci hanno sostenuto ed aiutato, la porta della Uilm è sempre aperta". Si rivolge, poi, all'azienda e agli altri sindacati metalmeccanici: "Le nostre priorità erano e sono il piano industriale ed ambientale; non era il rinnovo delle rsu, come, invece, sollecitato da un altro sindacato; i dati, alla fine, hanno dimostrato che qualcuno aveva fatto male i conti. Oggi diciamo, quindi, ad ArcelorMittal di accelerare sul piano ambientale e sul piano industriale, per permettere a quei dipendenti di rientrare al lavoro. Faremo i vigilantes, affinché si faccia quanto è stato annunciato in merito agli interventi. Siamo un sindacato coerente, corretto e competente". Talò ha rivolto anche un messaggio alla politica e alle istituzioni: "Chiediamo ad ognuno di fare la propria parte; la politica, fino ad oggi, ha strumentalizzato ed usato la questione siderurgico. L'ex Ilva è diventata strumento di visibilità. Parleremo con le istituzioni quando vedremo, in campo, la politica del fare. In merito ai dati dell'inquinamento, invito il Procuratore capo a continuare nel percorso di analisi dei dati e di ascolto delle voci istituzionali e tecniche. Dico anche che, se quei dati continueranno a dimostrare che provocano danni alle persone, ai nostri lavoratori e ai cittadini, allora anche per noi, come più volte ribadito, si può cambiare". Intanto, "siamo pronti a lavorare per un futuro migliore, partendo dal rapporto schietto e continuo con i cittadini. La Uilm andrà avanti".

Ronzisvalle (FP CGIL): “Attendiamo dignità e riconoscimento negli altri  comuni della provincia ionica”

Il Comune di Crispiano stabilizza ben tre lavoratori ex LSU. Dal primo aprile scorso infatti la vita di Mimmo, Veronica e Graziana cambia dopo 22 anni di precariato.
A darne notizia è la Funzione Pubblica CGIL che della battaglia sui lavoratori socialmente utili ha fatto una sua bandiera di diritti e dignità.
E’ un segnale, che dopo le stabilizzazioni già avvenute in altri comuni (20 – ndr) – spiega Tiziana Ronsisvalle della FP CGIL di Taranto - crea un precedente simbolico, una strada da seguire per tutti gli altri comuni della provincia ionica (14 in tutto – ndr) dopo il “delitto” contro la dignità dei lavoratori che si è perpetuato per anni ai danni di questa categoria, malgrado la normativa nazionale indicasse la “temporaneità” di questo limbo.
Un limbo che ha impedito a Mimmo, Veronica e Graziana oggi inseriti in pianta stabile nel Comune di Crispiano, di avere una busta paga degna da presentare per avere un mutuo, un prestito o anche solo per pagare a rate un frigo nuovo.
Ora la strada è segnata – spiega ancora la Ronsisvalle – considerato che di anno in anno il livello di tolleranza del Governo centrale nei confronti degli enti locali si assottiglia, proprio in virtù del largo arco temporale in cui si chiedeva proprio ai Comuni di risolvere in via definitiva la questione LSU.
Così nei 14 Comuni della provincia ionica c’è attesa per la stabilizzazione di altri 78 lavoratori.
Sono parte integrante della macchina comunale – sottolinea la segretaria della FP CGIL – addetti al protocollo, manutentori, autisti, in alcuni casi impiegati allo sportello, e oggi gli enti non possono più far finta di nulla.
Così mentre il sindacato brinda di fronte al risultato di Crispiano frutto di un accordo raggiunto dopo le iniziali reticenze sul piano assunzionale, dall’altro prova a destare dal torpore tutte le amministrazioni comunali ancora in bilico.
Attendiamo che gli enti in programmazione elaborino il loro fabbisogno triennale 2019-2021, considerate anche le forti misure incentivanti messe a disposizione dal Governo proprio sulla posta LSU – dice la Ronsisvalle – ci riferiamo al fondo di circa 19mila euro a lavoratore riconosciute dal Ministero per le Politiche sociali e Regione Puglia, per le amministrazioni che decideranno di acquisire questi lavoratori nelle loro piante organiche. I nuovi provvedimenti – specifica la sindacalista - consentono di acquisire lsu anche per gli enti in dissesto che nella pratica non potrebbero accedere a programmi assunzionali.
I destinatari dell’appello della FP restano gli enti e in particolar modo i comuni di Sava, Massafra, Torricella e Faggiano che avevano già avviato un percorso con il sindacato della Funzione Pubblica CGIL riferito alle assunzioni programmate di circa altri 10 ex LSU.
Attendiamo fiduciosi i segnali che questi lavoratori attendono da anni – conclude la nota – affinchè il diritto alla piena occupazione, al salario dignitoso e alla giusta contribuzione pensionistica, sia riconosciuto finalmente anche da chi rappresenta lo stato nelle nostre comunità.

 

ARCELOR MITTAL: «Abbiamo spiegato ai lavoratori l’impegno degli uomini della Fim per il territorio in materia di occupazione, ambiente e salute».
Questa mattina i delegati e gli attivisti della Fim Cisl, insieme ai candidati al rinnovo della Rsu e Rls nello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, hanno incontrato le lavoratrici ed i lavoratori alle portinerie, spiegando loro - attraverso un volantino illustrativo - l’impegno degli uomini fimmini per il territorio in materia di occupazione, ambiente e salute.
«In questo momento – spiega il segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi, Biagio Prisciano - tutti promettono tutto, in particolar modo in questa fase elettorale, alla ricerca di voti, magari ricordandosi o peggio ancora, presentandosi ai lavoratori,dopo anni di pura assenza. Noi della Fim non siamo così e non lo saremo mai. Ci presentiamo ai lavoratori, ognuno di noi mettendoci la faccia: le stessa che in questi anni,ha sempre raccontato la verità, anche quando era difficile dirlo ai lavoratori che rappresentiamo, accusandoci di terrorismo mediatico».
Dal 26 luglio 2012 (sequestro degli impianti Ilva e arresti) al 6 settembre 2018 (accordo Mise passaggio da Ilva in AS ad Arcelor Mittal) sono state tante le difficoltà incontrate. Anni difficilissimi, sotto qualsiasi punto di vista. Anni di lotta, di sofferenza, di lunghi ammortizzatori sociali, di lavoro in condizioni precarie e una gestione ibrida dello stabilimento in cui l’Amministrazione Straordinaria, a seguito del sequestro, non ha più risposto alle reali necessità del sito. «Sei anni ad alta tensione – ricorda Prisciano - nel corso dei quali, come Fim, non abbiamo mai smesso di far sentire la nostra voce, denunciando ovunque, agli enti preposti, alla stessa azienda, attraverso la stampa e le tv e gli organi competenti che le necessità dei lavoratori e della città di Taranto erano trascurate da chi invece doveva tutelarle».
Anni di divisioni e lacerazioni. «Abbiamo sempre detto che non sono solo le assemblee il momento in cui ci si confronta con i lavoratori e abbiamo fatto si – aggiunge Prisciano - che la sede della Fim a piazza Bettolo fosse la casa di tutti, in particolar modo dei lavoratori di quelle aree di cui nessuno parlava più, perché parlare di rilancio di aree ferme da 10 anni era una sfida troppo ambiziosa per qualcuno, ma non per noi che ci abbiamo sempre creduto e ci siamo battuti perché succedesse».
L’accordo, la difesa della verità. «In tanti hanno continuato ad alimentare la paura attraverso le falsità, sfruttando la disperazione e le difficoltà dei lavoratori. Noi alla disperazione abbiamo sempre cercato di dare forma e trasformarla in energia positiva da riversare nelle rivendicazioni e il risultato ottenuto rende giustizia a chi, per 6 anni di fila, non ha mai cambiato posizione sul destino di Ilva e della Città di Taranto». L’ambiente e la sicurezza, punti cardine dell’accordo e della nostra attività sindacale della Fim. «Continueremo a fare il nostro mestiere di essere pienamente sindacato, affinché – conclude - gli impegni sottoscritti in materia di ambiente, occupazione e salute siano portati a termine». Il volantinaggio e confronto diretto con i lavoratori continuerà nel pomeriggio e terminerà alle 17,00, dopo l’uscita dei normalisti.

«Il valore della Fim Cisl e dei suoi Rsu lo si è dimostrato nella trattativa, non abbiamo mai demandato a enti terzi la nostra responsabilità esercitandola in pieno». Lo ha rimarcato, di fronte a delegati, attivisti e candidati al rinnovo delle Rsu/Rls nello stabilimento tarantino ArcelorMittal (in programma dal 10 al 12 aprile), il segretario nazionale della Fim Cisl, Valerio D’Alò. Occasione il lancio del pieghevole illustrativo (che sarà distribuito domani, lunedì 8 aprile a Taranto, a tutti i dipendenti, alle portinerie dello stabilimento ArcelorMittal) dell’attività svolta in questi anni dalla Fim Cisl Taranto Brindisi nelle fabbriche tra e con i lavoratori. 

«Siamo un sindacato vero, coerente – aggiunge D’Alò – pronto a mettere in pratica quanto discusso ai vari tavoli. A differenza di altri, non ritorniamo sulle decisioni assunte con l’accordo e più che l’attività giudiziaria, promuoviamo il piena rispetto di tutto ciò che c’è scritto perché in quel testo, per chi lo ha almeno letto, c’è tutto. I lavoratori giustamente pretendono serietà. La stessa che la Fim continua a mettere in campo. E lo dimostra il lavoro quotidiano dei nostri delegati, con un crescendo costante di adesioni nello stabilimento ArcelorMittal, così come nelle altre aziende».
«Un sindacato autentico», lo definisce D’Alò «che non ha timore alcuno di presentarsi oggi dagli 8200 dipendenti dell’ex Ilva di Taranto a chiedere il voto. Siamo stati quelli – incalza - che mentre dovevamo portare a casa un accordo valido, venivamo attaccati dal presidente della Regione, con qualcun'altra sigla sindacale che gli faceva campagna elettorale, fino al punto di mettere in discussione le condizioni dell’accordo. Ma la cosa bella è che, proprio in questi ultimi giorni, loro stessi lesinano alla Regione Puglia i lavori socialmente utili con i cassintegrati di Ilva in AS. Praticamente sperano di ottenere quello che noi chiedevamo già sei mesi prima. Mezzo anno fa è tanto. Significava dare risposte prima, accelerando la ricollocazione delle persone nell’ambito lavorativo e abbattendo, quindi, la cassa integrazione prima. E non solo. Significava anche avviare le opere di bonifica con congruo anticipo. Non credo – dichiara il segretario nazionale della Fim Cisl - che sei mesi rappresentino un periodo relativo e trascurabile per una città come Taranto».
Anni difficilissimi, sotto qualsiasi punto di vista, quelli trascorsi: di lotta, di sofferenza, di lunghi ammortizzatori sociali, di lavoro in condizioni precarie e una gestione ibrida dello stabilimento in cui l’amministrazione straordinaria a seguito del sequestro, non ha più risposto alle reali necessità del sito. «Siamo stati sempre affianco agli esuberi. Ora io mi chiedo – s’interroga D’Alò - con che faccia altre organizzazioni sindacali si possono presentare dai ragazzi dei tubifici per chiedere il voto, quando in più occasioni hanno suggerito ai vari tavoli di continuare a mantenerli in cassa integrazione, in quanto già abituati a questo tipo di ammortizzatore sociale, con tutte le conseguenze economiche legate. La Fim ha fatto ben altro. Anche in questo caso, abbiamo preteso in tutte le sedi che a pagare il prezzo più alto della vertenza Ilva non fossero i lavoratori ed in particolare solo quelli dei tubifici».
L’Ambiente e la Sicurezza. «È stato il punto cardine dell’accordo e della nostra attività sindacale. Mentre chi si divertiva a fare ricorsi, già persi in partenza a spese dei contribuenti, pretendeva di essere il porta bandiera dell’ambientalismo, ritardando nei fatti l’avvio dei lavori, noi continuavamo a chiedere che la copertura dei parchi minerali partisse con anticipo, ottenendo come risultato l’avvio dei lavori già durante l’amministrazione straordinaria. Nostra anche la volontà che il piano ambientale, alla stessa stregua di quello industriale – conclude D’Alò - fosse parte integrante dell’accordo perché la sua validità fosse ancor più legata alla realizzazione delle opere di eco compatibilità».

A fine marzo una sentenza del giudice di lavoro conferma la tesi della CGIL di Taranto: “ineludibile il percorso per tenere assieme i diritti di tutti i lavoratori”

La CGIL di Taranto, dopo aver ritirato la firma dal protocollo di sviluppo con Confindustria e aver ingaggiato una dura battaglia contro le imprese che tendono a creare condizioni di disparità tra diretti e somministrati, prosegue nell’intento di provare a dettare nuove regole che tendano a non indebolire il fronte dei lavoratori.
Su questo terreno saremo rigorosi – spiega Paolo Peluso, segretario generale della CGIL di Taranto, che partendo dal caso Teleperformance e dai sempre più frequenti casi di accordi separati nella provincia ionica, propone agli onori della cronaca anche una recente sentenza del Tribunale del Lavoro di Taranto.
Il caso si riferisce ad un lavoratore della ditta SEMAT, azienda che opera nell’appalto dell’ex ILVA.
Il lavoratore che contratti a tempo determinato dal 2013 al 2018 ha presentato ricorso dinanzi al Giudice del Lavoro del Tribunale di Taranto attraverso l’avvocato Massimiliano Del Vecchio e il sostegno della FILLEA CGIL – dice Peluso – IL Giudice con la sentenza del 21 marzo scorso ha riconosciuto al lavoratore il diritto ad ottenere un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Un rapporto di lavoro vero che per anni gli era stato negato.
Ecco – commenta ancora il segretario della CGIL – non vorremmo che fossimo costretti a ricorrere sempre alla magistratura per affermare un diritto alla dignità che invece dovrebbe essere interesse comune di imprese e sindacati.
Diventa, dunque, sempre più ineludile secondo la CGIL l’avvio di una contrattazione di sito che tenga insieme i diritti dei lavoratori, indipendentemente al tipo di contratto acquisito.
Continuiamo a riproporre norme contrattuali certe anche sul tema delle stabilizzazioni – sottolinea Peluso – anche di fronte a procedure di crisi aperte dalle aziende, ma spesso scaricate sulla forza lavoro diretta o somministrata, in una guerra tra poveri che come sindacato non possiamo accettare.
Per tale ragione la CGIL si mobilita a tutti i livelli e organizza per il 5 aprile prossimo un incontro destinato a tutti i lavoratori. Partendo dal caso Teleperformance a partire dalle 10 di venerdì prossimo si parlerà di “contrattazione di sito – un percorso fondamentale per un futuro dignitoso dei lavoratori”. Nel saloncino della CGIL per fare il punto della situazione ci saranno oltre Paolo Peluso e i segretari provinciali di NIDIL e SLC, Daniele Simon e Andrea Lumino, anche il segretario generale della CGIL Puglia, Pino Gesmundo, i segretari nazionali di SLC e NIDIL, Riccardo Saccone e Davide Franceschin e la segretaria nazionale della CGIL, Tania Scacchetti.

Registriamo con favore la comunione d’intenti che in questo momento Comune e Provincia di Taranto dimostrano di avere nei confronti dell’annosa questione riferita al Piano di Sviluppo e utilizzazione dell’Aeroporto “Arlotta” di Grottaglie. L’opera frutto anche di Piani di investimento regionali ed europei e attualmente “asservita” esclusivamente alla logica di espansione di alcune, seppur apprezzabili, realtà industriali del territorio, chiediamo venga ufficialmente sottratta alla regola del SIN di Taranto, sviluppando parte dello sviluppo integrato che da tempo auspichiamo per il nostro modello di sviluppo.

Così in una nota le organizzazioni di categoria UNSIC, Confartigianato, CNA, Upalap e Confesercenti di Taranto che riprendono con una nota stampa anche le recenti dichiarazioni del sindaco del comune capoluogo, Rinaldo Melucci.
La tanto auspicata diversificazione economico-produttiva del territorio provinciale non si semina a parole – commentano i referenti provinciali – ma si coltiva con interventi mirati che nel corso di questi ultimi anni in realtà sono stati semplicemente evocati e mai realizzati, lasciando a Taranto l’unica vocazione consentitale: ovvero quella industriale.
Il potenziale di integrazione dei modelli economici è invece una occasione che da tempo perseguiamo – dicono – convinti come siamo che sul traffico aereo da e per lo scalo grottagliese in questi anni si siano levate fin troppe cortine di fumo e di documenti strategici inutili.
Le associazioni di categoria poi partono all’affondo.
Continuiamo a considerare poco chiare le dinamiche che hanno determinato in questi ultimi anni la devoluzione di contributi regionali per vettori veicolati verso gli scali di Bari e Brindisi – continuano le sigle – e per tale ragione sarà opportuno anche su questo fronte avviare un tavolo di consultazione con la Regione Puglia, circa la destinazione di fondi non solo riferibili al traffico aereo, ma anche all’infrastrutturazione viaria anche eco-sostenibile (vie del mare e ciclovie), a cui il settore del commercio e dell’artigiano, oltre a quello del turismo, guarda con particolare attenzione.

 

I dati discordanti, resi pubblici recentemente, hanno determinato l’impossibilità per molti concittadini di Taranto di comprendere i contenuti autentici del monitoraggio ambientale dentro e fuori lo stabilimento siderurgico AM Investco.

Il metodo adottato nei giorni scorsi dalla Procura ionica, di riunire tutti i soggetti istituzionali, produttivi ed altre Autorità pubbliche oltreché Enti strumentali impegnati sul versante sanitario, con la richiesta rivolta loro di esibire entro il 28 aprile p.v. i dati dei rispettivi monitoraggi sulle ricadute ambientali della produzione siderurgica, risponde fattivamente ad una esigenza messa più volte in evidenza anche dalla Cisl, affinché siano scongiurati atteggiamenti e giudizi preconcetti rispetto alla sostenibilità ambientale dell’intero sistema industriale ionico ed alle consequenziali ricadute di ordine sociale e sanitario.
Esigenza primaria, di garanzia per tutti, è di non enfatizzare le frammentarietà di dati privi di evidenza scientifica, né posizioni surrettizie o la scarsissima propensione all’ascolto delle opinioni altrui specie se diverse dalle proprie, quanto importante sia, invece, puntare agli obiettivi dell’occupazione stabile e sicura, all’eco-compatibilità degli impianti in questione nel pieno rispetto delle leggi e, in definitiva, al compiuto e contestuale riconoscimento dei diritti costituzionali al lavoro ed alla salute.
Ribadiamo, ancora una volta dunque, a tutti i soggetti attivi del territorio il nostro appello a fare fronte comune.
I dipendenti diretti e dei sistemi appalto e indotto di AM Investco continueranno a difendere la loro occupazione, il loro reddito, la loro salute, la loro dignità di persone che si realizzano come cittadini attraverso il lavoro, così come a preservare il futuro delle loro famiglie e dei propri figli.
Per loro, per la cittadinanza ma anche per l’economia territoriale, regionale e nazionale, in virtù dell’incidenza che la produzione industriale di Taranto possiede nella determinazione del Pil della Regione Puglia e del Paese, rivendichiamo certezze oggettive e l’iniziativa della Procura confidiamo che possa finalmente contribuire a tali risultati.
È altrettanto necessario che anche il Governo nazionale, regionale e locale si assumano le proprie responsabilità ed intervengano sulle questioni poste, aprendosi sempre più al confronto, a partire dalla riconvocazione urgente del tavolo del CIS e rassicurando, per quanto è nelle loro competenze, circa gli ulteriori processi virtuosi che intenderebbero porre in essere per Taranto e per l’intero territorio provinciale .
È anche in questa chiave che corresponsabilità, coesione, scienza, coscienza devono qualificarsi come obiettivi comuni che come territorio dobbiamo ascriverci per dare risposte concrete ai bisogni di salute, lavoro e sviluppo sostenibile.
Non siamo affatto all’anno zero, su tali versanti e come Cisl continueremo a sostenere ogni iniziativa legittimamente assunta, evocando e rispettando le evidenze scientifiche e continuando insieme con le nostre Federazioni di categoria, dentro e fuori dallo stabilimento AM Investco ad essere sentinelle per rendere esigibili tutti i contenuti dell’accordo sottoscritto al Mise il 6 settembre scorso.

Consegnato un documento di proposte al presidente Michele Emiliano “Subito gli aiuti del 2017, poi agire su ricambio varietale e commercializzazione”
Riattivare il Consorzio Agrumicolo Tarantino, lavorare su ricerca e innovazione

PALAGIANO (Ta) – Un documento di proposte concrete, immediatamente programmabili e da attivare al più presto per affrontare in modo strutturale la crisi del comparto agrumicolo. A farsene promotrice è CIA Area Due Mari (Taranto-Brindisi), che ha consegnato il documento al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e ai sindaci del territorio che stasera, giovedì 21 marzo, a Palagiano hanno preso parte all’incontro sulla crisi del comparto agrumicolo. “Il settore agrumicolo è in crisi da anni, i prezzi corrisposti ai produttori non sono sufficienti a garantire il reddito e a sostenere i costi, mentre le ripetute gelate abbattutesi sul territorio hanno dato il colpo di grazia”, spiegano nel documento il presidente e il direttore provinciali di CIA Due Mari, rispettivamente Pietro De Padova e Vito Rubino. “Occorre un cambio di passo nelle politiche di settore, con una maggiore attenzione per la rivisitazione degli accordi internazionali, in particolare di quelli che riguardano le importazioni.

È necessario fare attenzione alle tutele sanitarie per evitare la possibile introduzione di patogeni, quali Greening e Citrus Black Spot, che possano mettere a rischio gli agrumeti pugliesi”. Nel documento, si spiega come anche l’embargo contro la Russia abbia ulteriormente influito sul crollo delle vendite degli agrumi. La CIA sta insistendo da tempo, con i propri associati, sulla necessità di innovare tecniche colturali e varietà da produrre e immettere sul mercato. “Non riteniamo utili i tentativi dei singoli produttori di effettuare prove di varietà in alternativa al Clementino comune, come è inopportuno non prendere in considerazione alternative di tutela sanitaria sui portainnesti.
Mai come in questa situazione serve unità e forza del mondo agricolo. Servono ricerche di nuove varietà e accordi di ricerca sulla possibile diversificazione varietale, proprio per far fronte alla domanda dei consumatori che, ormai, richiedono sempre più prodotti di qualità e sani nel più lungo periodo di permanenza sul mercato, varietà di agrumi che coprano i mesi da settembre a maggio. Dopo un anno di trattativa, riteniamo un timido segnale quello del MIPAAFT che, con il recente decreto, ha destinato al Fondo Nazionale Agrumi 10 milioni di euro. E’ un buon punto di partenza, ma si tratta di una dotazione finanziaria insufficiente a far fronte alla crisi. Le gelate che si sono verificate hanno costretto gli agricoltori a lasciare parte del raccolto sugli alberi: è giusto che siano riconosciuti, a quei produttori, degli aiuti per i danni subiti da calamità. Chiediamo si velocizzi l’iter di riconoscimento per le calamità 2017, con provvedimenti che sostengano gli agrumicoltori. Continueremo ad aiutare gli agrumicoltori tarantini, a fornirgli consulenza e assistenza affinché si proceda al miglioramento varietale e al potenziamento commerciale. Le istituzioni, però, devono fare la loro parte e non lasciare abbandonate le migliaia di aziende agrumicole tarantine. Servono fondi che possano essere destinati sia alla ricerca che ad investimenti per il cambio varietale.

Alla Regione chiediamo che si adoperi affinché siano previsti nei programmi della formazione professionale: a) corsi post-diploma per tecnici, finalizzati a fornire consulenze agronomiche specifiche; b) corsi di formazione pratica con stage in aziende, per la manodopera (Potatori e Innestatori) per trasferire in campo le moderne tecniche di coltivazione e d’impianto. All’assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, Leonardo Di Gioia, chiediamo che, nel suo ruolo di coordinatore degli assessori regionali, si faccia portavoce presso il Ministro, affinché al più presto vengano iniziati rapporti di collaborazione tra gli istituti di ricerca e le università nazionali con enti di ricerca e università, sia europee che extraeuropee, per lo studio, l'introduzione e l’acclimatamento pedoclimatico nei nostri territori di nuove varietà, per quelle varietà coperte da brevetto, così da allungare il periodo di produzione e di commercializzazione. Per quanto riguarda la commercializzazione, poi, si chiede alle amministrazioni locali, in particolar modo a Provincia e Comuni, insieme agli agricoltori e alle loro Associazioni di Categoria, di recuperare la strada e gli obiettivi che portarono alla creazione del Consorzio Agrumicolo Tarantino. Occorre riattivare con attenzione e partecipazione lo stesso Consorzio, affinché esso diventi punto di riferimento per tutti gli agrumicoltori per la tutela del prodotto e il riconoscimento commerciale del marchio IGP “Clementine del Golfo di Taranto”, legandolo sempre più a un territorio che non significhi solo grande industria e inquinamento, ma anche garanzia di salubrità, bellezza e bontà. Quel marchio è stato già riconosciuto dall’Unione Europea e deve essere, per tutti gli agrumicoltori, un valore aggiunto al proprio prodotto”.

Oraquadra è un giornale on-line con autorizzazione del Tribunale di Taranto del 6 dicembre 2011, iscrizione registro dei giornali e periodici n.11/2011.

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